CUNEO - “La schedatura politica? L’hanno inventata gli antifascisti”

Il decano della destra cuneese Paolo Chiarenza interviene sul “caso” dei volantini di Azione Studentesca che invitano a denunciare la propaganda in classe

Redazione 05/02/2026 07:00

Riceviamo e pubblichiamo: Egregio direttore,
   quanta paura per niente, quanta ipocrisia strumentale, quanto pretesto politico antigovernativo. La schedatura politica l’hanno inventata gli antifascisti cinquant’anni fa: ma allora era caccia agli studenti, ai lavoratori accusati di essere fascisti perché non si piegavano e reagivano al pensiero unico imposto dai comunisti. Succedeva nelle scuole e nelle fabbriche con metodo intimidatorio, repressivo, violento, inconcepibile in un Paese che si diceva libero e democratico. Oggi l’iniziativa dei giovani di Fratelli d’Italia [il riferimento è alla campagna nazionale di Azione Studentesca per invitare gli studenti a segnalare “casi di propaganda politica da parte di professori di sinistra”, ndr] ha erroneamente e maldestramente scopiazzato l’idea - giammai i propositi - di quello che faceva allora la sinistra extraparlamentare, con l’avallo interessato di chi doveva salvaguardare la libertà di espressione e la sopravvivenza anche fisica, e con il colpevole silenzio dei paurosi moderati del tempo. La schedatura resa pubblica indicava nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, scuola e luogo di lavoro. Tanto per istruzione, si legga cosa scriveva “Lotta continua” in un opuscolo a stampa diffuso in tutta Italia nel giugno del 1975: “Pagherete tutto. La conoscenza dei nostri nemici è uno strumento fondamentale per lo sviluppo della lotta e della mobilitazione; questo compito non può essere affidato alla iniziativa di singoli compagni ma deve essere un ambito preciso di lavoro di tutte le avanguardie, di tutti i democratici e gli antifascisti. Questo opuscolo è frutto di un lavoro di inchiesta sui fascisti che denuncia non solo l’articolazione e lo sviluppo della loro linea di azione, ma gli uomini che di questa attività si fanno portatori, i legami, i finanziamenti, le strutture operative, le sedi di riunione. Descrivere l’attività di questi individui, i posti dove si riuniscono e preparano i loro crimini non è quindi un’idea editoriale, ma è uno strumento per fare pesare su di loro la forza e l’organizzazione dei proletari. Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, i fascisti vanno denunciati alle masse, isolati, messi nelle condizioni di non nuocere; i loro covi di organizzazione devono essere chiusi”. I politici e gli amministratori cuneesi di oggi queste cose non le conoscono. Tranquilli tutti, non agitatevi, non è neanche il caso di fare finta di mobilitarsi. Per fortuna le cose sono cambiate. Grazie per la pubblicazione, distintamente. Paolo Chiarenza (Busca)