CUNEO - La vita nelle valli cuneesi vista dai giovani che ci abitano

In un’indagine della Fondazione CRC il punto di vista di un migliaio di giovani tra i 25 e i 40 anni

d.b. 30/01/2023 08:51

Continua ad essere al centro dell’attenzione il tema dei giovani che vivono in montagna. È appena uscito, ad esempio, un nuovo volume della fortunata collana “Riabitare l’Italia” dell’editore Donzelli, dal titolo “Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi”. Un’indagine basata su un questionario somministrato a 1000 giovani residenti nelle 72 aree interne individuate dalla SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) per il periodo 2014-2020.  Torneremo su questo volume in un prossimo articolo, perché prima  vogliamo fare qualche riflessione sui dati emersi da un’altra indagine sui giovani che vivono in territori montani, questa volta promossa dalla Fondazione CRC, che ha recentemente pubblicato un Quaderno dal titolo “Sfide e vantaggi nelle aree interne”. Sarà curioso osservare come i dati emersi da questa indagine restituiscano un’immagine delle aree montane e marginali almeno in parte diversa da quella descritta da “Riabitare l’Italia”. 
 
Una premessa: entrambe le ricerche si basano su interviste telefoniche e su questionari somministrati attraverso internet, senza contatti diretti e in presenza con gli intervistati: queste metodologie di indagine, pur certificate scientificamente,  lasciano sempre perplessi sulla reale affidabilità delle risposte. La proliferazione di questi strumenti conoscitivi, infatti, provoca ormai una certa insofferenza negli intervistati e lascia spazio a risposte sbrigative.  Il target dell’indagine di Fondazione CRC ha riguardato giovani compresi tra i 25 e i 40 anni residenti nelle aree montane della provincia di Cuneo, dalla valle Maira alle valli monregalesi, all’alta Langa, alla Valle Bormida.  817 sono stati i questionari validi, su un totale di 12.000 giovani della fascia di età presa in considerazione. Quindi i dati riguardano il 7% del target; l’86% di chi ha risposto è in possesso di una laurea o di un diploma di istruzione superiore. Un dato che non deve sorprenderci: in quasi tutte le rilevazioni di questo genere rispondono più facilmente le persone con più alto titolo di studio. E questo è un problema, perché quasi sempre l’opinione di chi non appartiene a questa fascia più istruita, e purtroppo è la maggioranza degli italiani, resta insondata. 
 
Altro punto da precisare per l’indagine di Fondazione CRC: sono presi in considerazione i territori montani che rientrano nella sua area di intervento, quindi restano fuori le valli Varaita e Po. Un limite, purtroppo. Anche perché le valli  Stura, Grana, Maira presentano analogie ben più strette con le valli Varaita e Po rispetto a quelle con la Valle Bormida o la Langa Cebana . Veniamo, comunque, ai dati più significativi emersi dall’ indagine.
 
Tra i fattori di vantaggio, se non addirittura di privilegio, che i giovani riconoscono nel vivere in territorio montano ci sono il minor inquinamento (87,8%), il senso di appartenenza ad una comunità, la maggiore libertà di movimento all’aria aperta, la minore criminalità, le migliori condizioni di crescita dei figli, l’attrattività turistica dei luoghi, la salute. Tra i fattori critici o di svantaggio, invece, i giovani pongono le iniziative culturali (64%), l’accessibilità a internet, le opportunità di lavoro, la possibilità di fare acquisti, il trasporto pubblico. In sintesi, per il 68% degli intervistati vivere nel luogo in cui risiedono è considerato un vantaggio, mentre per il 32% è considerato uno svantaggio. La percentuale degli “scontenti” è più altra tra le donne e, in generale, tra chi ha più di 35 anni. Da segnalare che il dato della valle Stura è in controtendenza e che questa peculiarità della valle ritorna in molte voci dell’indagine. In questo caso, ad esempio,  la percentuale di chi considera uno svantaggio vivere in valle sale al 45%, mentre nelle valli Grana e Maira la percentuale è del 30% e nelle valli Gesso, Vermenagna, Pesio è del 23%. 
 
Tra i servizi più carenti in area montana vengono segnalati i trasporto pubblico, i servizi sanitari di prossimità, i punti di ritrovo sociale per adulti, i servizi sanitari di pronto soccorso, i punti di ritrovo sociale per i giovani. Più insoddisfatti in generale, ancora una volta, i residenti in valle Stura. Le valli Grana e Maira lamentano, in particolare, l’assenza di luoghi di ritrovo per i giovani. Agli intervistati è stato poi chiesto se ritengano migliorata, stabile o peggiorata la qualità della vita nella loro valle e nel comune in cui vivono. Il 21,4% ha risposto che la qualità della vita è migliorata, il 41% che è rimasta uguale, il 35,5% che è peggiorata. Limitandoci alle valli più vicine a Cuneo, salta agli occhi la differenza tra le valli Grana e Maira, dove il 27% ritiene che la situazione sia migliorata, e le valli Stura ( 17,6%) e  Gesso, Vermenagna, Pesio (16,5%). In queste valli oltre il 44% degli intervistati ritiene che la situazione sia peggiorata.  
 
Se poi si valuta in particolare la situazione economica, nelle valli Grana e Maira il 29,4% degli intervistati crede che sia migliorata e il 23% che sia peggiorata, mentre in valle Stura solo il 9,2% crede che sia  migliorata, mentre il 48,7% crede che sia peggiorata. Nelle valli Gesso, Vermenagna, Pesio la percentuali di chi crede che la situazione economica sia migliorata scende al 2,6%. Tra gli ambiti che contribuiscono a determinare la qualità della vita e che si ritengono migliorati negli ultimi 5 anni, figurano: le attività outdoor, l’accessibilità a internet, l’attrattività turistica, la convivenza con gli stranieri. Tra gli ambiti che si ritengono peggiorati figurano invece le iniziative culturali, la possibilità di curarsi, la viabilità, le opportunità di lavoro e la possibilità di fare acquisti, il trasporto pubblico. Curiosamente nelle valli Grana e Maira, da sempre apprezzate per l’offerta culturale, l’indice sintetico che misura la distanza tra chi crede che le iniziative culturali siano peggiorate o migliorate negli ultimi cinque anni è fortemente negativo (-34,8), mentre in valle Stura è -6 e in val Bormida soltanto -1,3.

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