Una bandiera verde, una nera. È il bilancio per la provincia di Cuneo per quanto riguarda il decimo Summit Nazionale delle Bandiere Verdi, organizzato da Legambiente, le cui premiazioni si sono svolte a Rovereto. Un riconoscimento, quello delle bandiere verdi, assegnato alle “comunità montane generano ‘valore territoriale’ puntando su sostenibilità e relazioni”. In testa il Friuli-Venezia Giulia con cinque bandiere verdi, seguita dal Trentino-Alto Adige (quattro), Piemonte (tre), Lombardia (tre), Valle D’Aosta (due) e Veneto (due). “Tutte, con i loro premiati, ben raccontano un nuovo modo di vivere e fruire la montagna che cerca, così, di rispondere anche al problema della crisi climatica e dello spopolamento abitativo montano”, dicono da Legambiente. Resta alta l’attenzione anche sulle Bandiere Nere, sette quelle assegnate nel 2026 da Legambiente “per ribadire che ancora troppo spesso si usufruisce della montagna in un modo poco sostenibile”. Tre in Trentino-Alto-Adige, due in Friuli-Venezia-Giulia, una in Piemonte e una in Veneto. Per quanto riguarda il territorio locale, su segnalazione del nostro Circolo Legambiente di Cuneo, è stato premiato con la bandiera verde il progetto Ermellino, mentre la bandiera nera è andata al Comune di Roccavione. “L’Ermlin Project è un progetto innovativo di alto valore scientifico e ambientale, rilevante per lo studio degli effetti della crisi climatica sulla fauna alpina e la conservazione dei piccoli mustelidi”. Messo a punto e coordinato da Marco Granata, a capo di un gruppo di giovani biologi della conservazione presso l’Università di Torino (Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi) ha lo scopo di monitorare l’ermellino e comprenderne il futuro in un clima che cambia. L’ermellino, diventato un simbolo riconoscibile per milioni di persone come mascotte dei Giochi Olimpici invernali, non ha ricevuto, oltre quella visibilità, un reale impegno per la ricerca e la conservazione della specie, particolarmente in Italia. Questo mentre le montagne cambiano: con inverni sempre più incerti e neve meno prevedibile, questa specie è sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico. A causa della muta che lo rende bianco prima della stagione invernale, l’ermellino può sopravvivere solo dove ci sia una buona copertura nevosa per alcuni mesi l’anno. Il cambiamento climatico sta riducendo drammaticamente questo periodo e costringerà l’ermellino a migrare verso quote più elevate. La campagna di monitoraggio in campo prevista dal progetto è iniziata nel 2022, utilizzando fototrappole e altri strumenti innovativi. L’obiettivo è di monitorare la specie su tutte le Alpi Occidentali, compatibilmente con la possibilità di avere in campo diversi operatori ed estendere il progetto per più anni, in modo da comprendere davvero le dinamiche della specie e gli effetti legati al cambiamento climatico. Un traguardo ancora più ambizioso, in funzione sempre delle risorse disponibili - recuperate anche attraverso una campagna di crowdfunding - è quello di attivare un dottorato interamente dedicato allo studio dell’ermellino presso l’Università di Torino, per formare una nuova figura specializzata, garantire continuità alla ricerca e radicare il progetto in modo stabile nel mondo della ricerca e della conservazione. ll progetto prevede un’ampia condivisione delle attività e dei risultati, attraverso il racconto del lavoro sul campo e materiali accessibili a tutti, oltre alla creazione di uno spazio web dedicato all’ermellino in Italia. Sarà inoltre promossa la partecipazione del pubblico tramite la raccolta di segnalazioni. La bandiera nera è stata assegnata al Comune di Roccavione con la seguente motivazione: “Per la inopinata e poco convincente decisione di recedere dal Parco Fluviale Gesso e Stura, ratificata lo scorso marzo e con effetti a partire dal 2027”. Il Comune di Roccavione è entrato a far parte del Parco (nato nel 2007) a partire dall’ampliamento ai dieci Comuni attorno a Cuneo con la legge regionale 16 del 3 agosto 2011, in vigore dal 1° gennaio 2012. Risale invece al 22 marzo 2014 la sottoscrizione congiunta della Convenzione di gestione del Parco con il Comune di Cuneo in qualità di ente gestore. Nel Comune di Roccavione ricadono circa 78 ettari di aree contigue lungo il torrente Gesso e sulla collina di San Sudario – Giardini D’Ara. Dicono da Legambiente: “Stupisce quindi la decisione pretestuosa della amministrazione comunale di uscire dal Parco, giustificata dal Sindaco con l’affermazione che l’unica area interna al Parco siano i Giardini D’Ara e che Roccavione sia del tutto marginale”: “Vero: il Parco è un progetto ambizioso, che attira fra l’altro molti finanziamenti da fondazioni e progetti europei, a tutto vantaggio anche dei comuni ‘marginali’. Prova ne è che mentre Roccavione decide di lasciare il Parco altri Comuni a valle intendono entrare, facendo sì che il Parco si estenderà a breve fino alla confluenza dello Stura con il Tanaro". Il report completo Bandiere Verdi e Nere è visualizzabile da https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/05/report-Carovana-delle-Alpi-2026.pdf.