CUNEO - L’ospedale di Cuneo? Un’anomalia eccellente: “Sul Santa Croce il peso dell’incertezza politica”

La riflessione dell’ex primario Elvio Russi: “Dopo quattro direttori generali in sei anni serve la pace gestionale. Cuneo non chiede favori, ma dignità”

Redazione 18/04/2026 07:57

Riceviamo e pubblichiamo: La sanità cuneese vive oggi una stagione di profonda contraddizione. Da un lato, l’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle continua a rappresentare un presidio di eccellenza clinica riconosciuto a livello nazionale; dall’altro, il cittadino assiste con perplessità a dinamiche di governance che sembrano privilegiare la rotazione dei vertici (4 direttori generali in 6 anni) rispetto alla continuità di governo. È doveroso analizzare i fatti con precisione, distinguendo tra la qualità dei professionisti e le scelte strategiche della politica. Le recenti polemiche sul sistema di gestione delle liste d’attesa richiedono una precisazione: ad oggi, non è emerso alcun profilo di illiceità. Quello etichettato come “criticità” era, in realtà, un sistema onesto ed efficace per garantire la presa in carico del cittadino, che ha contribuito a far meritare al Santa Croce il riconoscimento dell’Agenas come eccellenza italiana. Le cosiddette “prenotazioni fittizie” erano atti di trasparenza operativa: l’utente veniva informato che la data era tecnica, necessaria per inserirlo nel percorso di cura nonostante le gravi carenze del CUP regionale. Che si trattasse di una forma di efficienza lo dimostra il fatto che, dopo il blocco di quel meccanismo, la situazione è visibilmente peggiorata. Oggi, dinanzi al dilatarsi dei tempi, il territorio auspica il ritorno a quel pragmatismo o l’adozione di una soluzione che dia almeno le stesse risposte. È paradossale che uno sforzo di tutela del paziente sia oggetto di incomprensione da parte di chi dovrebbe garantirne il supporto strutturale. Anche l’attacco all’intramoenia appare strumentale. La libera professione è spesso l’unica possibilità per dare risposte a un’utenza che il sistema ordinario, depauperato di risorse e spazi (e intanto il progetto nuovo ospedale langue), non riesce a soddisfare nel normale orario di lavoro. Sebbene per il cittadino non sia la soluzione ideale e sia francamente non bello, queste prestazioni sono comunque un segnale di qualità ed attrazione. Oggi la Vascolare è l’unico reparto in grado di servire l’intera provincia e la Ginecologia del Santa Croce è un’eccellenza che attrae pazienti da fuori regione. In questo quadro, il “fenomeno Azzan” resta un monito: le dimissioni di Elide Azzan non furono un atto casuale, ma il rifiuto di avallare visioni politiche - come il naufragato partenariato pubblico-privato - rivelatesi tecnicamente impraticabili e fortemente lesive per la tempistica. Oggi, chi allora ha ostacolato il sistema o imposto soluzioni sterili, torna sul territorio per “passerelle” elettorali. Risulta singolare questo improvviso osannare i nostri medici: è tardivo rimorso o la volontà di lusingare i nostri professionisti per prepararne il trasferimento altrove? Il timore è che, dietro i sorrisi di facciata, si prepari una nuova “predazione” di talenti verso altri lidi, replicando la tragica fuga di competenze già vista e depauperando l’Hub cuneese a favore di progetti localizzati altrove. La fiducia del territorio è oggi riposta nel nuovo direttore generale cuneese, ma la Regione deve fornirgli i mezzi e la giusta serenità per lavorare. La nostra provincia ha sempre dato molto; ora ci si aspetta, da un’amministrazione guidata da cuneesi, una fase di “pace gestionale”. Chiediamo che l’Azienda venga lasciata lavorare, ponendo fine allo stallo del nuovo ospedale, i cui cronoprogrammi continuano a slittare. Cuneo non chiede favori, ma la dignità di un patrimonio di salute pubblica che merita onestà intellettuale e investimenti certi. Elvio Russi