CUNEO - Marro (AVS): "Stanca di sentire denigrare corso Giolitti da chi non vive a Cuneo"

La consigliera regionale interviene nel dibattito innescato da un video del sindaco di Roccavione Giraudo: "Queste situazioni richiedono responsabilità da parte di chi rappresenta le istituzioni"

Giulia Marro

Redazione 13/05/2026 15:38

Riceviamo e pubblichiamo. Stanca di sentir denigrare Corso Giolitti da chi a Cuneo non vive, sento il dovere di intervenire in questo dibattito per riportare i fatti al centro della discussione. Chi continua a strumentalizzare quanto accaduto attraverso una narrazione comoda, semplicistica, utile solo a raccogliere qualche facile consenso, fa un grande torto a chi in questi anni quel quartiere lo ha abitato, attraversato, difeso, amministrato e trasformato davvero. Il collega Calderoni lo ha ben ricordato nella sua dichiarazione: queste situazioni richiedono responsabilità da parte di chi rappresenta le istituzioni. Le uscite del sindaco di Roccavione e di Denis Scotti, che continuano a usare Corso Giolitti come scorciatoia propagandistica, servono solo ad alimentare paura, semplificazioni e stereotipi. Ed è difficile non vedere una contraddizione enorme nelle parole degli esponenti di Fratelli d’Italia, un partito che oggi sta contribuendo a trasformare il Paese in una realtà sempre più povera, precaria e diseguale: aumentano le persone sfruttate, aumentano le irregolarità, aumentano le marginalità sociali, mentre l’unica risposta continua a essere l’aumento dei reati, l’inasprimento delle pene e la costruzione di carceri ormai esplose di sovraffollamento e senza personale sufficiente. Lo stesso Governo continua a raccontare la favola dei CPR e dei rimpatri come soluzione universale, quando i numeri dimostrano il contrario: pochissime persone vengono effettivamente rimpatriate, mentre cresce il numero di persone costrette a vivere nell’irregolarità e ai margini. E quando si obbligano esseri umani all’invisibilità, senza diritti e senza possibilità di regolarizzazione, si alimentano inevitabilmente sfruttamento lavorativo, caporalato, lavoro nero e mercato illegale. Un modello politico che troppo spesso crea gli stessi problemi di cui poi si lamenta pubblicamente, come se le persone non fossero in grado di vedere la distanza enorme tra propaganda e realtà.  Condivido quanto ricordato dal consigliere Calderoni sull’impegno dell’amministrazione comunale di Cuneo, che negli anni non ha ignorato il problema, ma ha provato ad affrontarlo con strumenti concreti, mettendosi in ascolto del territorio, sostenendo percorsi partecipativi e accompagnando un lavoro complesso insieme ai residenti, al comitato di quartiere, alle associazioni, ai commercianti e alle forze dell’ordine. L’attivazione civica attorno alla zona è dimostrata anche dalla nascita di Arcipelago, il circolo ARCI aperto proprio in Corso Giolitti da 25 soci e socie fondatrici che hanno scelto di investire lì energie, tempo e socialità. Nessuno aprirebbe uno spazio culturale e sociale in un luogo che considera perduto. Significa che le proposte di cambiamento non sono mai mancate. Significa che tante persone hanno creduto nella possibilità di trasformare quel quartiere senza abbandonarlo alla paura o alla propaganda. Certo, quella della stazione resta un’area complessa. È la zona più multiculturale della città, quella dove ci sono più negozi stranieri, più ristoranti etnici, più persone migranti che attraversano quotidianamente gli spazi pubblici. Ma associare automaticamente multiculturalità e criminalità è un riflesso pericoloso, che alimenta soltanto stigma e razzismo. Oggi non esiste più lo spaccio a cielo aperto come anni fa, e chi continua a raccontar la zona così dimostra semplicemente di non conoscerla o di voler deliberatamente ignorare quanto è cambiata. Anche le stesse forze dell’ordine, negli incontri fatti in questi mesi, hanno confermato come Cuneo resti una città sostanzialmente tranquilla, pur in presenza di una crescente percezione di insicurezza. In questo contesto grandi sono le responsabilità della politica e anche dell’informazione. Perché se ogni volta che si parla di irregolarità, degrado o criminalità si usano immagini di Corso Giolitti come sfondo automatico, allora si contribuisce a costruire un immaginario tossico in cui “Corso Giolitti” diventa sinonimo di pericolo, indipendentemente dai fatti.   La destra continua a sbagliare bersaglio. Perché non si possono scaricare problemi strutturali sui sindaci dei capoluoghi o sui quartieri popolari. Le amministrazioni locali sono lasciate sole a gestire marginalità, dipendenze, irregolarità, povertà e disagio sociale senza strumenti adeguati e senza investimenti nazionali seri. Mancano fondi, mancano operatori sociali, mancano politiche abitative e di inclusione. Forse questa continua ossessione del sindaco di Roccavione per il capoluogo risponde più a esigenze di visibilità personale che a una reale conoscenza della città. Non sappiamo se in vista di future elezioni regionali o magari amministrative a Cuneo. Ma usare Corso Giolitti come terreno di propaganda permanente, senza conoscere davvero il lavoro fatto in questi anni, significa soltanto soffiare sulla paura. Infine, trovo gravissimo anche l’attacco che ha fatto alla Caritas. Oggi i numeri delle persone indigenti sono in aumento costante, italiane e straniere. La Caritas offre ascolto, pasti, sostegno, posti letto, accompagnamento sociale. E qualcuno davvero pensa che un ente del terzo settore debba chiedere la fedina penale a chi chiede un piatto caldo? Davvero un sindaco sta suggerendo che si debba smettere di dare da mangiare alle persone povere, irregolari o marginali? Perché allora bisogna essere onesti fino in fondo: cosa pensa che accada quando si toglie qualsiasi rete sociale a persone che devono comunque sopravvivere? Che spariscano magicamente? O piuttosto che aumentino disperazione, conflitto sociale e marginalità? In questi giorni a Taranto un lavoratore maliano, Bakary Sako, è stato ucciso in un’aggressione che molte voci hanno definito apertamente razzista. Il parroco della città vecchia ha parlato di una “futilità armata dal razzismo”. Il razzismo viene normalizzato, banalizzato, giustificato. E ogni volta che si costruisce consenso indicando nello straniero il problema, si alimenta quel clima. Per questo le parole hanno un peso. E chi fa politica dovrebbe sapere che alimentare paura e stigmatizzazione può avere conseguenze molto concrete. I cittadini e le cittadine cuneesi non sono sprovveduti. In questi anni hanno visto i cambiamenti del quartiere, hanno partecipato ai percorsi, hanno costruito relazioni, hanno investito tempo e presenza. Meritano rispetto. E meritano una politica capace di affrontare la complessità senza ridurre tutto a slogan da campagna elettorale. Giulia Marro
Consigliera regionale AVS