"In Consiglio Regionale abbiamo chiesto e ottenuto audizione dei rappresentanti dei CPIA, ovvero Centri Provinciali per l’istruzione degli Adulti, che prima del 2012 si chiamavano CTP (Centri Territoriali Permanenti). Da allora il numero degli utenti è aumentato, si è diversificata la platea degli studenti, così come sono cambiate le necessità formative, il sistema scolastico nel suo complesso, ma anche la società stessa. Ma il CPIA non è cambiato di conseguenza". Lo scrive in una nota la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Giulia Marro. Di seguito l'intervento completo. "Se il numero di iscritti complessivi nelle scuole piemontesi è sceso da 553 mila nel 2023 a 539 mila nel 2025, nello stesso periodo di tempo gli iscritti ai CPIA sono passati da 23 mila e 32 mila, con un numero di licenze medie conferite passate da 10 mila a 18 mila. Questo senza che si intervenisse ad aumentare la disponibilità di classi, senza andare a modificare i quadri orari dei docenti sulla base delle necessità specifiche di questo istituto, dove gli orari sono tendenzialmente serali e si verifica frequentemente la necessità di lavorare su orari spezzati. Scarsi sono i collegamenti con il centro per l’impiego, mancano le possibilità di aprire nuovi indirizzi per facilitare l’accesso al mondo del lavoro di chi cerca, dopo aver ottenuto la terza media, di trovare per la prima volta o meno uno spazio di impiego. E il tema non tocca solo la popolazione straniera che, anche per questioni legate all’ottenimento del permesso di soggiorno di lungo periodo o della cittadinanza italiana, frequenta queste scuole. Per esempio il CPIA di Asti ha il 23% di iscritti italiani che vogliono aumentare le loro competenze e dovrebbero aumentare sempre di più se vogliamo avvicinarci alla media europea in termini di popolazione adulta in formazione. Altro tasto dolente, la scuola in carcere: il numero di studenti resta basso, in linea con le risorse dedicate. Non aiuta il fatto che, se sono previsti degli incentivi per chi frequenta la scuola media, superiore e corsi di laurea, non vale la stessa cosa per chi frequenta corsi di alfabetizzazione. Abbiamo anche ascoltato con piacere esempi virtuosi di collaborazione tra CPIA e ASL per una formazione congiunta per caregivers, o di creazione di servizi ad hoc come è successo a Settimo Torinese, dove è stata nata una scuola per famiglie per facilitare la partecipazione di chi ha figli e figlie. Gli sforzi che insegnanti e personale amministrativo fanno per garantire un servizio di qualità è enorme. Non possiamo lasciarli soli. Il lavoro da fare è molto e le istituzioni di tutti i livelli devono attivarsi perché il CPIA venga valorizzato e venga facilitato l’accesso a chi oggi non riesce ad accedere ad un’istruzione a cui avrebbe diritto".