CUNEO - Medio Oriente, le imprese artigiane in ginocchio: "Una su quattro pensa a sospendere parzialmente l'attività"

Il presidente di Confartigianato Piemonte Giorgio Felici: "Servono interventi immediati anche a discapito dei vincoli comunitari"

16/04/2026 13:52

Le tensioni geopolitiche internazionali stanno alimentando una nuova impennata dei prezzi dell’energia e delle materie prime, con effetti immediati sia sul settore manifatturiero che sui servizi. Il rischio è di compromettere la tenuta delle imprese artigiane più piccole e meno strutturate. “Siamo di fronte a una situazione molto critica. - commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte - Rispetto a soli due mesi fa, il costo del gas è aumentato del 48%, l’elettricità del 25% e il gasolio del 20%. Per le nostre aziende di trasporto merci e persone, il carburante incide tra il 25% e il 35% dei bilanci, costringendo gli imprenditori ad anticipare una liquidità che non c’è. Inoltre la crisi dello stretto di Homuz sta bloccando rotte strategiche verso mercati come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che valgono 8,6 miliardi di euro per le esportazioni delle piccole imprese”. “Un impatto che colpisce in modo trasversale – continua Felici - il tessuto produttivo regionale: vetro, ceramica e lavorazioni energivore, ma anche metalmeccanica, moda (tessile, concia, calzatura), legno-arredo e agroalimentare artigiano, comparti simbolo del Made in Italy Piemonte e fortemente esposti sia ai costi energetici sia alle dinamiche dei mercati internazionali”. Secondo i dati forniti dalla CGIA di Mestre rispetto al 2025, nell’anno in corso il caro energia colpirà soprattutto la Lombardia, che dovrebbe registrare un aumento complessivo dei costi pari a 3,4 miliardi di euro. Seguono il Veneto e l’Emilia Romagna, entrambe con un aggravio di circa 1,7 miliardi, e il Piemonte con 1,3 miliardi. Ma, l’impatto maggiore sarà sostenuto dalle imprese: per quelle piemontesi l’aumento delle bollette elettriche e del gas ammonterà a circa 879 milioni. Secondo l’ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte il 27,3% delle imprese artigiane del Piemonte sta valutando una sospensione parziale dell’attività. “La preoccupazione tra le imprese è altissima: ci sono intere filiere sotto pressione e mestieri che rischiano di fermarsi. - rimarca Felici - Con margini azzerati o negativi, in molti casi produrre oggi significa lavorare in perdita. L’aumento dei costi energetici e delle materie prime mette a rischio intere filiere: in queste condizioni, per alcune imprese fermarsi è più sostenibile che produrre. Siamo di fronte a vere e proprie situazioni di lockdown”. “Le soluzioni necessarie per evitare fermi forzati, chiusure e cassa integrazione? - continua Felici - Un intervento del Governo con misure mirate per il contenimento degli aumenti. Il sostegno al credito con la richiesta del ripristino di strumenti straordinari simili al ‘temporary framework’ del periodo Covid per consentire alle imprese di rinegoziare i prestiti e accedere a linee di credito agevolate”. “A pesare è un doppio squilibrio – conclude Felici - da un lato l’aumento dei costi, dall’altro il rallentamento della domanda, figlio di una politica recessionista e del drenaggio della liquidità di famiglie e imprese da parte del mai sazio leviatano pubblico. Ribadisco: servono interventi immediati anche a discapito dei vincoli comunitari, misure straordinarie sui costi energetici, meccanismi di compensazione per le PMI e sostegno alla liquidità per evitare effetti a catena su produzione e occupazione”.  

c.s.