In un’epoca in cui sempre più spesso un solo stipendio non basta più e in cui di conseguenza entrambi i genitori sono costretti a lavorare (con le reti di supporto famigliare che, inoltre, vanno via via sfaldandosi), una voce rilevante nei bilanci delle famiglie è quella relativa ai costi delle mense scolastiche, servizio in molti casi imprescindibile. Ad offrire un’ampia panoramica su questi costi e sul loro andamento è l’indagine pubblicata da Cittadinanzattiva, che propone una dettagliata analisi su base provinciale distinguendo le tariffe per la scuola dell’infanzia e quelle per la scuola primaria. La famiglia di riferimento che ha fatto da base per lo studio è composta da tre persone (due genitori e un figlio minore), con un reddito lordo annuo di 44.200 euro, con corrispondente Isee di 19.900 euro. Nel calcolo della quota annuale del servizio di ristorazione scolastica si è ipotizzata una frequenza di venti giorni mensili per un totale di nove mesi. A livello nazionale si è registrato un diffuso aumento: il costo a pasto è passato a 4,3 euro medi per l'infanzia e 4,41 euro medi per la primaria, con un rincaro rispettivamente del 2,1% e del 2,7%, con dati che variano da regione a regione. “In Italia le mense scolastiche erogano circa 400 milioni di pasti all'anno, rendendo la refezione uno dei più grandi servizi pubblici di prevenzione sanitaria e nutrizionale del Paese, oltre che strumento educativo e di inclusione”, commenta Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva: “Per questo consideriamo la mensa scolastica un investimento strategico contro la povertà alimentare, l'obesità infantile e le disuguaglianze sociali e territoriali, oltre a essere il presupposto fondamentale per estendere il tempo pieno, oggi garantito solo a un bambino su due alla primaria su tutto il territorio nazionale. Alla luce dei conflitti internazionali e della crisi energetica, è forte la preoccupazione che i Comuni il prossimo anno scolastico rivedano al rialzo le tariffe a carico delle famiglie: una prospettiva che rischia di colpire soprattutto bambini e ragazzi vulnerabili, ampliando le disuguaglianze educative e alimentari. Tutto ciò va scongiurato con interventi statali che vadano verso il riconoscimento della mensa come LEP e l’ampliamento del Fondo per la povertà alimentare". La situazione in provincia di Cuneo Per quanto riguarda la scuole dell’infanzia, il costo medio di un pasto in provincia di Cuneo è di 4,90 euro, in aumento rispetto ai 4,80 del 2024 (+2,1%): ne conseguono un costo mensile e annuale rispettivamente di 98 e 882 euro. Si tratta di dati sotto la media regionale, che si attesta a 5,01 euro a pasto (+1,5% rispetto al 2024), ma sopra la media nazionale di 4,34 euro a pasto (+2,1%). In provincia di Torino il costo maggiore (6,60 euro a pasto), ad Alessandria quello minore (4,20 euro). A livello nazionale, a sostenere la tariffa più economica sono le famiglie della Sardegna (3,04 euro a pasto), mentre i costi più alti sono quelli dell’Emilia Romagna (5,82 euro a pasto). Questo, invece, lo scenario per la scuola primaria: nella Granda il costo medio è di 5 euro a pasto (100 euro al mese, 900 all’anno), in aumento del 2% rispetto al 2024. In questo caso il dato più elevato è quello della provincia di Vercelli (5,58 euro a pasto), quello più basso ad Alessandria (4,20 euro). La media regionale è di 4,88 euro a pasto (+1,5% sul 2024), quella nazionale di 4,41 euro a pasto (+2,68%). La tariffa più bassa è anche in questo caso quella della Sardegna (3,23 euro a pasto), la più elevata quella dell’Emilia Romagna (5,76 euro a pasto). Piemonte ai vertici per copertura In Piemonte il 62,5% dei 3.253 edifici scolastici statali (dati aggiornati ad agosto 2025) è dotato di locali adibiti a mensa: si tratta del secondo dato più alto in Italia, alle spalle solamente di quello della Valle d’Aosta (71,9%) e ben superiore alla media nazionale che si attesta al 36,4%. Lo studio offre anche una panoramica sui lavori finanziati dal Pnrr: in Piemonte sono 78 gli interventi che hanno riguardato le mense scolastiche, di cui 40 relativi a nuove costruzioni. I lavori di ampliamento sono stati 21, gli interventi di recupero 21, quelli di manutenzione 2, con una demolizione a completare il quadro. Al mese di febbraio del 2026 le mense scolastiche attive in Piemonte erano 2.036. A livello nazionale, secondo i dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2024-2025, il numero di edifici scolastici provvisti di mensa è aumentato passando dal 34,54% dell’anno precedente al 36,4%, con un’accelerazione data negli ultimi anni proprio dal Pnrr. Le mense esistenti, però, non sono distribuite in modo omogeneo nel Paese: nelle regioni del sud meno di un edificio su quattro dispone di una mensa scolastica (24%); nelle isole la percentuale scende fino ad arrivare al 22,3%. Sicilia e Campania, rispettivamente con il 14% e il 18%, sono quelle con meno disponibilità di mense scolastiche. Le regioni del nord complessivamente raggiungono quota 45,5%, quelle del centro il 41,5%.