Nasce da un’esperienza personale, legata alle difficoltà di una persona di colore a trovare un’abitazione (“pur in presenza di uno stipendio” precisa la consigliera), l’interpellanza che Luciana Toselli di Cuneo per i Beni Comuni ha discusso nell’ultima seduta del Consiglio comunale. “Il caso a cui accennavo - ha spiegato - riguarda persone partite dal nulla che hanno fatto tutto il percorso di inserimento, con l’aiuto del Comune e delle varie cooperative, ma ora non riescono a trovare sistemazione pur avendo un contratto indeterminato da più di due anni”. Per poter fare domanda di accesso alle case Atc, aggiunge, in assenza di cittadinanza serve una permanenza più lunga nel Paese. Di qui la richiesta di “promuovere iniziative per rompere l’ostilità verso l’ignoto e offrire garanzie”. “Costi e burocrazia, la piccola proprietà è fragile” Sulla questione, al centro di un Consiglio comunale aperto con gli europarlamentari, è intervenuta la capogruppo del Partito Democratico Claudia Carli: “La crisi abitativa sta limitando la mobilità del lavoro, l’accesso all’istruzione e la coesione sociale in tutta l’Europa”. L’amministrazione cittadina non è inerte: “Il percorso che sta facendo il Comune è molto importante, anche con il communal living. Dobbiamo migliorare il nostro posizionamento come città pilota sull’abitare, ma anche consolidare un modello in cui il Comune fa da regista, magari mettendo in rete pubblico, privato e terzo settore”. “Il tema è la fiducia dei proprietari verso persone considerate diverse per colore e provenienza” risponde la sindaca Patrizia Manassero, ricordando il lavoro portato avanti per quasi un anno con gli Stati Generali dell’Abitare e non solo. Il problema degli alloggi sfitti (secondo la Caritas diocesana sono novemila tra Cuneo e Fossano), osserva, è stato “narrato in passato come una ‘prova di forza’ della proprietà in attesa di rendita maggiore”. Oggi non è più così: “È diventato nel tempo la fragilità di una piccola proprietà molto parcellizzata che magari ha ricevuto in eredità questi alloggi e oggi non ha le risorse per rimetterli sul mercato, o vede nell’avvio di una pratica d’affitto una difficoltà burocratica che non vuole affrontare”. Chi abiterà a villa Luchino? La questione abitativa è finita sotto la lente dell’assemblea cittadina anche a seguito di un’altra interpellanza, presentata dalla consigliera Noemi Mallone di Fratelli d’Italia. Si parlava di villa Luchino, oggetto di una riqualificazione che porterà alla creazione di sei unità abitative indipendenti nel fabbricato di viale Angeli. Si prevede di destinarle a persone in situazione di disagio, come nuclei famigliari monoparentali, soggetti in attesa di residenza sociale e donne vittime di violenza: “Sono categorie molto diverse tra loro, in presenza di un numero così limitato di alloggi” fa notare a questo riguardo l’esponente del centrodestra, chiedendo lumi sui criteri di assegnazione degli alloggi. La risposta dell’assessore alle Politiche Sociali Paola Olivero è che quei criteri sono ancora da decidere: “Si attiverà un percorso di coprogettazione tra ente comunale, terzo settore e altri attori territoriali per stabilire una graduatoria. La risposta che diamo è rivolta alla vulnerabilità sociale ed economica, ma allo stesso tempo vogliamo garantire un’utenza ampia e diversificata per non concentrare le stesse fragilità”. Servirà “una certa flessibilità”, avverte l’assessore: “Perché da quando è stato scritto il bando il mondo è cambiato: penso ai minori stranieri non accompagnati, i cui numeri erano bassi fino a qualche anno fa e stanno crescendo”. “Quello che posso assicurare - conclude - è che è intenzione dell’amministrazione garantire sensibilità alle persone, ma allo stesso tempo non verrà meno l’attenzione verso chi già abita da anni nei quartieri dove queste unità abitative hanno trovato collocazione grazie al Pnrr”.