CUNEO - Nuovo ospedale di Cuneo, l’opposizione accusa: “I fondi Inail non esistono”

La sinistra civica e Boselli tornano a caldeggiare l’opzione Santa Croce: “Basterebbe un ampliamento”. Dubbi sul partenariato: “Perché far decidere un advisor privato?”

Andrea Cascioli 25/01/2023 17:15

I 310 milioni dell’Inail per il nuovo ospedale di Cuneo “non esistono”. Ne sono convinti gli esponenti dei gruppi consiliari di Cuneo per i Beni Comuni, Cuneo MIA e Indipendenti riunitisi ieri sera al CDT per un convegno dal titolo “Nuovo ospedale: solo parole?”.
 
Sono ormai trascorsi quasi cinque anni dalla costituzione della commissione temporanea speciale sul Santa Croce e Carle, primo atto ufficiale nel percorso verso la scelta di costruire un nuovo polo ospedaliero nella sede di Confreria. Nel frattempo si sono succeduti molteplici passaggi: la nascita della Fondazione Ospedale di Cuneo presieduta prima da Fulvio Moirano e poi da Silvia Merlo, lo studio di prefattibilità commissionato dalla stessa fondazione, il voto in Consiglio comunale nella scorsa legislatura (con una spaccatura trasversale, poi rientrata, tra una parte di maggioranza favorevole all’opzione Carle e una contraria). Nel gennaio di un anno fa, quando anche l’assemblea dei sindaci aveva ratificato la medesima opzione, la Regione ha approvato la programmazione di indirizzo strategico per il nosocomio di Cuneo e altri cinque presidi ospedalieri.
 
Da allora si è incominciato a parlare dei fatidici 310 milioni di risorse pubbliche stanziabili, tramite l’Inail, per quello che dovrebbe essere l’intervento più costoso ed esteso tra i sei in programma. Ma quei soldi esistono davvero? C’è chi dice no, parafrasando un Vasco Rossi d’antan. Nello specifico, si tratta dell’ex vicesindaco Giancarlo Boselli: “I fondi Inail per il nuovo ospedale non esistono e non sono mai esistiti”. La prova starebbe nel fatto che l’ospedale di Cuneo è inserito nell’allegato B del Dpcm 4 febbraio 2021, non nell’allegato A. Ovvero tra le iniziative “meramente valutabili” nell’ambito dei piani d’investimento dell’Inail e non tra quelle già valutate dall’istituto. “La Regione ad oggi non solo non dispone del progetto che eventualmente l’Inail gli richiederebbe, ma non ha neppure i fondi occorrenti per il progetto” continua Boselli, sostenendo che anche la procura regionale della Corte dei Conti abbia definito gli interventi “mere proposte della Regione all’Inail”: “Non uno stanziamento e ancor meno un impegno”. Nel piano triennale di investimenti dell’Inail, aggiunge il consigliere, “non vi è traccia di fondi per la costruzione del nuovo ospedale di Cuneo, anzi per nessun ospedale piemontese”.
 
Da questa consapevolezza sarebbe scaturita la decisione di “spingere” sul partenariato con il gruppo Fininc della famiglia Dogliani, ora in fase di valutazione da parte dell’azienda ospedaliera con l’ausilio di un advisor, Paragon Business. Sull’iniziativa privata si appuntano i dubbi più forti di chi si oppone al nuovo Carle: “Perché l’azienda ospedaliera ha incaricato un advisor privato e non Finpiemonte, un’azienda nata per supportare l’amministrazione pubblica su aspetti finanziari?” domanda Roberto Grillanda, ex dirigente pubblico di varie amministrazioni. Al momento non è dato conoscere quale sia la proposta formulata dalla Inc spa. “L’accesso agli atti - spiega Grillanda - è differito con la motivazione che si tratta di documentazione facente parte della gara. Ma una gara per l’ospedale di Cuneo ancora non c’è”.
 
Il decano di Cuneo per i Beni Comuni ed ex primario ospedaliero Ugo Sturlese punta il dito su una scelta che a suo giudizio “sta conducendo la città in un vicolo cieco e ci ha esposto alle manovre della Regione”. Si torna quindi a chiedere un passo indietro sul nuovo ospedale che tuttavia, allo stato, appare ben poco plausibile. “Basterebbe un modesto ampliamento di 17mila metri quadri nella sede del Santa Croce per arrivare ai 92mila mq previsti dal progetto” insiste Sturlese. Le obiezioni sono quelle che in questi anni i “santacrocisti” hanno fatto valere contro i “carlisti” dentro e fuori dalle aule istituzionali: i lunghi tempi di costruzione (nella conferenza d’intenti di novembre l’assessore Icardi ha ipotizzato nove anni), le incertezze sui costi, la viabilità e soprattutto il rischio di una “perdita di relazione dell’ospedale con la città”. Un tema che ritorna con vari accenti in tutti gli interventi della serata: “C’è ancora spazio - assicura Boselli - per la proposta che avanziamo: lasciare l’ospedale in città con una struttura a blocchi e con costi e tempi di realizzazione ridotti”.

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