CUNEO - Nuovo ospedale di Cuneo, l’opposizione dà i numeri: “Senza i privati risparmieremmo 600 milioni”

Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) fa i conti in tasca al partenariato. Ma sul progetto il centrodestra spalleggia la maggioranza: “Basta discutere sul Carle”

Andrea Cascioli 28/02/2023 15:33

Ospedale unico, quanto ci costi? La domanda rimbalza tra i banchi del Consiglio comunale cuneese, dove Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) presenta i risultati di una vera e propria indagine finanziaria, a partire dai documenti disponibili.
 
Si parte dalla quantificazione del costo di un posto letto, stimata dal consigliere in 325mila euro: “Moltiplicata per gli 805 posti indicati nel progetto otteniamo una spesa di 329 milioni e 647mila, Iva compresa. Cifra in apparenza meno elevata rispetto ai 410 milioni previsti, se da questi si sottraggono i 148,8 milioni di finanziamento pubblico”. Il partenariato pubblico-privato, indicato dalla Regione come la via maestra per il finanziamento dell’opera, prevede una spesa di 22,7 milioni di euro per la remunerazione annua dell’investimento privato più 23 milioni annui per la manutenzione. Nei vent’anni durante i quali l’azienda ospedaliera “affitterà” la nuova struttura del Carle si dovrebbe arrivare a circa un miliardo.
 
Quanto sarebbe costato il nuovo ospedale se, al posto del PPP, si fosse optato per un finanziamento diretto oppure tramite Inail? Bongiovanni risponde: “La convenienza maggiore ci sarebbe stata utilizzando l’articolo 20 (previsto dalla legge 67/1988 sul finanziamento per l’edilizia ospedaliera, ndr), con un risparmio di 607 milioni spalmati su vent’anni. Mentre ricorrendo ai fondi Inail il risparmio si sarebbe aggirato sui 402 milioni. Differenze che andranno a pesare negli anni sul bilancio dell’azienda ospedaliera”. “Ci pare - aggiunge il consigliere - che per la Regione il tempo valga tutto questo esborso di denaro, ma per noi no visto che noi cittadini saremo coloro che pagheranno le conseguenze”.
 
 
L’incognita dei tempi: “Attenti, sono quelli della Pedemontana”
 
Già, i tempi di costruzione. Ovvero l’altra grande incognita, perlomeno per chi non si fida del cronoprogramma garantito dai privati nella proposta di partenariato e “controfirmato” da Cirio: partenza dei cantieri nel 2024, consegna dell’opera entro dicembre 2028. C’è un brutto precedente che riguarda il gruppo Fininc, ovvero l’azienda che ha proposto il PPP, avvisa Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni): “Sulla Pedemontana Veneta hanno ritardato talmente tanto i lavori che la Regione non ha potuto incassare i pedaggi previsti per l’autostrada e ora ci rimette 55 milioni all’anno. Questi signori che hanno impiegato 15 anni a costruire un tratto di autostrada ci assicurano che l’ospedale verrà consegnato entro il 2028”. La soluzione? “Chiediamo venga rivista l’ipotesi della localizzazione, è possibile investire i 148,8 milioni della Regione, più i 32,5 milioni già stanziati dal ministero per le opere antincendio e antisismiche, sull’ospedale attuale”.
 
Un balzo indietro di anni, insomma, prima che il Consiglio comunale, seguito dall’assemblea dei sindaci e dalla Regione, deliberassero per la soluzione Carle. Ovvio che per la maggioranza si tratti di una proposta inaccettabile, ma lo è pure per l’opposizione di centrodestra. “Non possiamo fare un passo avanti e uno indietro” obietta il leghista Valter Bongiovanni, mentre Franco Civallero (neoacquisto di Forza Italia) invita a non alzare le barricate: “L’ospedale non servirà solo Cuneo: facciamo un errore se pensiamo a un ‘ospedale della città’”. Dai banchi della maggioranza mette le cose in chiaro Maria Laura Risso (Centro per Cuneo): “Il sito condiviso è quello del Carle, la zona del vecchio ospedale sarà ridisegnata con nuove progettualità. Non è nostra competenza decidere i finanziamenti e le modalità, la Regione ha stabilito il PPP e noi ne prendiamo atto. Le nostre competenze riguardano le tematiche del territorio e l’assistenza”. Il capogruppo del Partito Democratico Carmelo Noto “pizzica” l’ex diessino Boselli (“era in giunta quando venne approvato il piano regolatore, che prevedeva la scelta del Carle”) e aggiunge: “Avremmo preferito un finanziamento pubblico? Certo, ma non possiamo che prendere atto e vigilare sulla situazione”.
 
È anche l’opinione della sindaca Patrizia Manassero: “Questo Consiglio ha detto sempre che la gestione della sanità è pubblica a prescindere da come venga realizzato l’ospedale: l’ospedale viene sempre realizzato da un privato, con tutti i rischi del caso”. Il partenariato, spiega, “sposta una parte poderosa del rischio sul privato e dà uno strumento in più per accelerare i processi. Era lo strumento ottimale? È complicato affermarlo”. In ogni caso il mantra è sempre quello, ovvero “decide la Regione”. Ma senza cambiali in bianco, assicura la prima cittadina: “Ho chiesto espressamente a Cirio di venire in Consiglio comunale a dare risposte. A inizio maggio è previsto l’avvio della conferenza di servizi preliminare”, prima di questo passaggio “vorrei potessimo vedere il progetto e porre domande”.
 
 
Fondazione Ospedale, a che titolo il Comune è presente?
 
La sindaca replica anche all’interpellanza di Giancarlo Boselli (Indipendenti) sulle modalità di adesione alla Fondazione Ospedale di Cuneo da parte del Comune. Adesione sulla quale, sottolinea l’ex vicesindaco, l’assemblea civica non ha mai deliberato: “Risulta che il sindaco Borgna fosse presente ‘a titolo personale’. Il Comune ha poi nominato un suo rappresentante dopo le dimissioni di Borgna, ma la nomina non ha caratteristiche adeguate di legittimità”. L’adesione formale non serviva, replica Manassero, perché il Comune è lì “a costo zero” e “non ha mai conferito nessun fondo specifico”. La sindaca respinge comunque l’idea che dalla Fondazione sia partito l’“input” per la soluzione Carle: “Il piano regolatore fece un’analisi profonda e dettagliata su dove collocare la sede dell’ospedale: non se ne discute dall’altro ieri. Il secondo studio approfondito fu attuato dalla commissione Sanità della Regione Piemonte. C’è quindi profondità di tempo e di analisi a sostegno della localizzazione del Carle: non ci sono pareri unanimi, ma un percorso che non si limita allo studio realizzato dalla Fondazione Ospedale”.

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