CUNEO - Ospedale di Cuneo, l’altolà di Gribaudo: “L’hub del capoluogo è un’eccellenza, no ai campanilismi”

Dal convegno del Pd sulla sanità arrivano bordate alla Regione, ma anche messaggi ai dem albesi: “Spiace vedere che c’è chi fa il gioco di Cirio”

Redazione 14/05/2022 16:10

Si sono ritrovati venerdì allo spazio Varco di Cuneo, gremito per l’occasione, i partecipanti al convegno sulla sanità territoriale voluto fortemente dalla deputata cuneese Chiara Gribaudo, con il Partito Democratico cittadino. “Dall’emergenza sanitaria al Pnrr. La sanità al centro delle politiche, l'ospedale di Cuneo al centro della Granda” il titolo della serata di riflessione. La segretaria del Pd locale Erica Cosio ha introdotto il tema difendendo il polo sanitario del capoluogo e auspicando la realizzazione, senza ritardi, della nuova struttura che ospiterà il Santa Croce e Carle.
 
Nel corso dei vari interventi si è avvertito l’eco delle polemiche di questi giorni: “La tutela della salute - ha dichiarato la deputata Chiara Gribaudo - necessita di una programmazione seria. Dalla giunta Cirio arrivano tanti annunci ma poi mancano i fatti. Mi spiace vedere che c’è anche chi stia facendo il loro gioco”. Una bordata nei confronti dell’amministrazione regionale ritenuta “verdunocentrica”, dal momento che intorno al nuovo ospedale langarolo gravitano sia il bacino elettorale dell’albese Cirio, sia quello del suo assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi, ex sindaco di Santo Stefano Belbo. Ma anche un avvertimento non troppo velato ai compagni di partito albesi che sulla collocazione dell’hub sanitario provinciale nutrono più di qualche pretesa. Pochi giorni fa il consigliere regionale ed ex sindaco dem di Alba Maurizio Marello aveva dato fuoco alle polveri: “Mi pare giusto ragionare sulle nuove prospettive dell’Ospedale di Cuneo, un po’ meno pensare che il resto della provincia debba essere piegato al capoluogo”.
 
Sebbene i toni dell’intervento fossero abbastanza ecumenici - “Verduno e Cuneo possono essere due grandi poli, non gli unici, della sanità ospedaliera in provincia di Cuneo” si è affrettato ad aggiungere Marello - il senso della rivendicazione non è caduto nel vuoto. La borgarina Gribaudo, però, fa sapere che Cuneo è pronta a difendere la sua centralità in ambito sanitario dall’assedio albese: “L’hub di Cuneo è un’eccellenza che va messa al centro per i cittadini della Granda e del suo capoluogo. La Regione cambi passo, è sbagliato dividere per campanili, serve una visione di comunità. È essenziale la sorveglianza delle istituzioni locali, ma con Patrizia sindaca saremo in buone mani”.
 
La candidata Patrizia Manassero, a stretto giro, ha rincarato: “Siamo orgogliosi ma allo stesso tempo preoccupati per il nostro ospedale cittadino. Ci preoccupano gli atti vaghi della Regione, che innescano tensioni tra i territori. Noi vogliamo essere chiari e netti, desideriamo una riorganizzazione in un ospedale unico per valorizzare le eccellenze, il personale, l’assistenza alla cittadinanza e ottimizzare la spesa per curarci. Oltre a questo ci sarà il tema del futuro utilizzo dell’area attuale del Santa Croce, al centro della città”.
 
Tra gli altri intervenuti l’ex primo cittadino Elio Rostagno ha spiegato al pubblico in sala, soprattutto ai più giovani, quali siano state la programmazione e le scelte fatte a livello locale in ambito sanitario, alcune vissute in prima persona da sindaco, per arrivare all’attuale livello di eccellenza dell’ospedale cuneese. Corrado Bedogni (alla guida dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle fino a pochi mesi fa) e Fulvio Moirano (ex presidente fondazione Croce e Carle di Cuneo) hanno spiegato nel dettaglio come “la mancanza di un indirizzo chiaro negli atti regionali rischi di portare a sdoppiamenti, alla dispersione di competenze nella provincia e al rischio di far tornare la sanità piemontese ad un piano di rientro finanziario”.
 
La tutela della salute non passa solo dai nosocomi, ha ricordato la professoressa universitaria e già senatrice Nerina Dirindin: “Attenzione a non limitare l’attenzione all’ospedale. La pandemia ci ha dimostrato che la sanità deve avere una forte assistenza territoriale”. Sul tema, ha bocciato la giunta Cirio che “potrebbe fare molto di più nel riorganizzare la medicina del territorio, ma non va oltre gli adempimenti formali”. Sulla stessa linea l’assessore alla sanità laziale Alessio D’Amato, che ha inoltre ricordato come “i volumi e i risultati sono importanti nella sanità, soprattutto perché viene pagata dalla collettività. Per avere una sanità efficiente le scorciatoie non esistono, occorre determinazione. In Lazio siamo riusciti a uscire dal piano di rientro e ripartire. E non vedo come non possano farlo anche altri”.

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