CUNEO - Per la nocciola piemontese una crisi senza precedenti: "Raccolti diminuiti anche del 70 per cento"

Il tema portato in Consiglio regionale da Vittoria Nallo (Sue): "Una filiera strategica per l’economia del Piemonte"

03/03/2026 16:49

La crisi della nocciola piemontese approda in Consiglio regionale. Durante il question time, Vittoria Nallo (Sue) ha chiesto alla Giunta un intervento urgente e coordinato a sostegno di una filiera “strategica per l’economia regionale”, ricordando come la nocciola rappresenti “non solo una tradizione agricola piemontese, ma anche un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale”. A rispondere è stato l’assessore Gian Luca Vignale, che ha annunciato il finanziamento del progetto di ricerca “Tonda Gentile Produttiva”, presentato da Agrion, la fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese. L’obiettivo è fornire alle aziende strumenti concreti per affrontare le nuove sfide produttive. Nel 2025 sono già stati erogati 250mila euro; il progetto, che si sviluppa nel triennio 2025-2027, sarà rifinanziato nell’anno con una seconda tranche di ulteriori 250mila euro. L’Italia è il secondo produttore mondiale di nocciole dopo la Turchia, con coltivazioni concentrate in Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. Il Piemonte da solo rappresenta circa il 32% delle imprese nazionali del settore e conta oltre 27mila ettari di noccioleti distribuiti tra Langhe, Roero e Monferrato, territori vocati alla produzione di varietà pregiate tutelate dall’Indicazione geografica protetta. Attorno alla nocciola si è sviluppata una filiera agroalimentare di primo piano, dalla lavorazione del seme alla produzione di dolci e creme a marchio regionale. Negli ultimi mesi, tuttavia, il comparto ha attraversato una crisi senza precedenti. “Il raccolto nazionale è diminuito di oltre il 50%, con punte che in Piemonte hanno raggiunto il 70%. Tra le cause principali ci sono i cambiamenti climatici - inverni miti, alternanza di siccità e piogge persistenti, ristagni idrici - la diffusione di parassiti e la vetustà di molti impianti, che in alcuni casi superano i settant’anni. Dove i noccioleti sono più recenti, il calo produttivo è stato meno marcato. Le associazioni di categoria chiedono un piano di rinnovamento degli impianti, l’adozione di tecniche agricole innovative e maggiori investimenti in ricerca per adattare la corilicoltura ai mutamenti climatici. Tra le proposte figura l’attivazione di un bando regionale per finanziare, con un approccio pluriennale, il reimpianto di ettari di noccioleti ogni anno per ciascuna azienda. Interventi che, però, richiedono un sostegno pubblico in una fase di forte difficoltà economica” ha evidenziato Nallo. “La Regione sta valutando la possibilità di candidare progetti all’interno del programma europeo Horizon Europe, principale strumento Ue per la ricerca e l’innovazione. Quanto al reimpianto dei corileti vetusti, a differenza del comparto vitivinicolo, non esistono attualmente misure specifiche per sostenere estirpo e reimpianto. Per questo l’ipotesi è di proporre a Bruxelles, tramite lo Stato, l’introduzione di interventi dedicati alla corilicoltura”, ha concluso Vignale.

c.s.