CUNEO - "Perché i familiari vaccinati non possono avere contatti con gli ospiti di una Rsa (anch'essi vaccinati)?"

Ci scrive un lettore che racconta la storia di Giovanna, un'anziana che sta vivendo i suoi ultimi anni in isolamento

Redazione 06/04/2021 09:03

Riceviamo e pubblichiamo.
 
Gentile Direttore,
vorrei raccontarvi una storia il cui finale rimane in sospeso ma si può presumere che sarà comunque un finale triste.
 
C’era una volta una Donna il cui nome è Giovanna classe 1926 vivace, dinamica, con un carattere forte, volitivo ed a volte anche spigoloso che negli anni ‘70 l’ha aiutata a superare tra l’altro una vedovanza precoce con tre figli; quella Donna, superate le difficoltà, negli anni successivi ebbe modo di dedicarsi al volontariato specificatamente presso la struttura Casa Famiglia di Cuneo, Corso Dante 58; l’attività durò oltre 36 anni finché un giorno, sentendo il peso dell’età e dopo un paio di cadute, decise di entrare a Casa Famiglia come ospite accolta con tanto affetto dal personale con cui aveva collaborato negli anni.
 
La sua vita scorreva serena nella sua camera singola accudita con tutte le attenzioni dal personale e con l’affetto dei tre figli, nuore e nipoti; fino all’autunno 2019 Giovanna, tanto per sentirsi ancora utile, andava ancora tre sere alla settimana a fare servizio di portineria; la sua salute era ottima e decisamente forte per una donna della sua età e le passeggiate nel giardino facevano parte della sua quotidianità.
 
Un brutto giorno, a fine 2019 inizio 2020, comparve un maledetto virus chiamato Sar-Cov-2 poi “confidenzialmente” detto COVID- 19, che sconvolse la vita di tutti noi, iniziò la pandemia mondiale ed a marzo iniziò 2020 il lockdown per tutti noi.
 
Da un giorno all’altro Giovanna e come lei tutti gli ospiti di Casa Famiglia, non poté più vedere i suoi figli e tutta l’amata famiglia; i contatti si svolgevano solo per telefono ed era difficile farle capire che l’isolamento era necessario proprio per preservare tutti loro dal contagio; alcuni ospiti ed alcuni membri del personale, malgrado le precauzioni si ammalarono, qualcuno morì e altri guarirono e l’isolamento continuò.
 
Un giorno finalmente le porte di Casa Famiglia si riaprirono per consentire qualche visita “protetta” ossia da una parte all’altra di un tavolo con un plexiglass in mezzo… e ancor grazia! Giovanna continuava a chiedersi e chiedere ai figli quando avrebbe potuto ricevere un bacio o un abbraccio, si arrabbiava, non capiva bene a chi doveva dare la colpa di tutto ciò e se la prendeva con i politici ed i medici; tuttavia il 26 gennaio 2021, giorno del suo 95° compleanno ricevette gli auguri dai suoi familiari e ne fu estremamente felice.
 
Ai primi del  2021 a Casa Famiglia, aderendo alle direttive nazionali arrivò il benedetto vaccino,  ospiti e personale ricevettero le tanto desiderate iniezioni e vennero immunizzati. Evviva! Tutti contenti, la situazione si normalizza.
 
Invece no; pur vaccinati gli ospiti di Casa Famiglia, come tutti gli ospiti delle altre RSA hanno continuato il loro isolamento.
 
Nel frattempo la nostra Giovanna, triste e malinconica, iniziò il suo declino psichico ed ora anche fisico; la sua mente iniziò a vacillare, la memoria ad essere labile, il suo fisico che fino ad allora definire roccioso era dir poco, a cedere lentamente; la sua tristezza si percepiva nelle telefonate quotidiane che i tre figli le facevano ogni giorno prima di colazione, pranzo e cena.
 
Per poterle garantire un’assistenza più efficace venne trasferita dalla sua camera di autosufficiente al terzo piano in un’altra camera in condivisione nel reparto R.S.A. al secondo piano; pur con le piccole problematiche che aveva, Giovanna percepì che quella era una strada senza ritorno ed accelerò il suo processo di autoesclusione dal ciclo giornaliero che le permetteva di vivere una vita tutto sommato serena; iniziò a mangiare meno, lei che è sempre stata una buona forchetta, e a disinteressarsi da tutto ciò che le accadeva intorno; persino le telefonate dei figli divennero quasi un fastidio anche a causa di un calo di udito.
Il medico le prescrisse una terapia antidepressiva che pose fine ad una totale assenza di assunzione di farmaci fino a quel momento.
 
In conclusione la nostra Giovanna, come credo tanti altri nelle case di riposo, è là che attende immaginiamo cosa. E ciò senza che alcun familiare possa andarle a dare un bacio, una carezza o anche solo a dirle a tu per tu che è amata, senza poterle restituire anche solo in parte ciò che nella sua lunga vita ha dato loro in termini di sostentamento, affetto, amore materno, coraggio.
 
La struttura, giustamente, applica le regole che provengono dagli Enti preposti che, semplicemente dicono che la situazione impone il proseguimento dei protocolli attuali; alla richiesta di autorizzare a farle visita una nuora infermiera e regolarmente vaccinata la risposta è che deve pronunciarsi il Direttore Sanitario il quale applica le disposizioni dell’ASL la quale probabilmente fa riferimento alle Autorità Regionali le quali.
 
La domanda è una sola: “Se negli ospedali e nelle strutture protette il personale (vaccinato) può andare e venire ed avere contatti con pazienti (non vaccinati) ed ospiti (vaccinati) perché ad un familiare (vaccinato) di un ospite (vaccinato) non è permesso di avvicinarlo?”.
 
Insomma il finale temporaneo è che la nostra Giovanna è in struttura che attende che cosa? Ogni ipotesi è aperta ed il finale è ancora da scrivere.
 
Franco Alpigiano

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