CUNEO - Quella di Piasco sembra destinata a rimanere l'unica 'Pietra d'inciampo' in provincia Granda (per ora)

Il Consiglio Comunale di Cuneo ha discusso la proposta di dedicare sampietrini ai deportati nei campi di concentramento durante il nazifascismo, ma l'ordine del giorno è stato 'annacquato'...

Samuele Mattio 24/09/2019 13:02

 
In alcune città europee le Stolpersteine (Pietre d'inciampo) sono migliaia. Chi di recente ha visitato Berlino o qualche altra città della Germania ne avrà notate moltissime davanti ai portoni d'ingresso o sulle vie di comunicazione urbane. Di che cosa si tratta? Sono dei sampietrini ricoperti da una piastra di ottone sulla quale sono incisi il nome e i dati delle vittime della deportazione nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale.
 
Nella capitale tedesca sono oltre 8 mila, ma a partire dal 2015 ne sono state installate parecchie anche in Italia. Le prime furono poste a Roma (nel 2018 ne furono rubate 20 nel centralissimo quartiere Monti). Oggi se ne trovano in ben tredici regioni tra cui il Piemonte. Sono state installate a Torino, nella vicina Pinerolo, ma anche ad Alessandria, Ivrea e Stresa. Il 16 gennaio 2018 fu lo stesso Gunter Demning, artista tedesco ideatore dell'iniziativa, a depositare a Piasco la 'prima pietra' in provincia di Cuneo in ricordo di Giuseppe Gallina deportato nell'agosto del 1944 a Kirchmöser in Brandeburgo. 
 
Ad oggi la lastrina rimane l'unica in tutta la Granda. Nella serata di ieri, lunedì 23 settembre, nel Consiglio comunale del capoluogo si è discusso un ordine del giorno che proponeva l'adozione dell'iniziativa per ricordare i deportati nei campi di concentramento nazisti anche in quel di Cuneo. L'ordine del giorno è stato proposto dal gruppo Cuneo per i Beni Comuni e dal Movimento Cinque Stelle e ha trovato accoglimento soltanto parziale, non tanto nella forma, quanto nella sostanza. 
 
Il documento presentato dal 'decano dei consiglieri' Ugo Sturlese aveva un'identità ben precisa, volta a inserire il capoluogo della Granda nel novero delle città che aderiscono al progetto partito da Colonia nel 1992. “L'iniziativa ha un'identità ben specifica che non va mischiata ad altre forme di riconoscimento” ha ricordato l'ex candidato sindaco Maria Luisa Martello nel corso della discusisone. Nonostante ciò il Consiglio ha approvato il documento, ma 'annacquandolo' con un emendamento. 
 
L'intervento di Alessandro Spedale (consigliere comunale di maggioranza), volto a ricordare come il Consiglio avesse già approvato un ordine del giorno simile lo scorso 20 marzo 2018 dal titolo “A 80 anni dalla promulgazione le leggi razziali, per non dimenticare le atrocità salvaguardare la memoria e condannare le nuove forme di fascismo” è stato decisivo. Il capogruppo di Cuneo Solidale, pur dimostrando di condividere il documento nella sostanza, ha proposto una modifica consistente nell'impegno ad iniziare un percorso condiviso che porti ad aderire all'iniziativa delle pietre d'inciampo “o ad altri segni della memoria che assolvano alla medesima funzione”. Una modifica che di fatto lascia libertà di azione all'assessore alla Cultura, Cristina Clerico e che non vincola l'Amministrazione, rimasta estranea al dibattito. Nelle scorse settimane il Comune di Cuneo ha mostrato di aver adottato altre forme di memoria, come la targa apposta lo scorso 18 settembre sotto le arcate del viadotto Soleri per ricordare l’eccidio del 26 aprile 1945, quando otto civili, di cui sei ebrei, vennero fucilati dai militari delle Brigate Nere. Al momento però, dai banchi della Giunta, non sono state spese parole in favore dell'iniziativa.
 
Il proponente ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, accettando l'emendamento di Spedale e quello, meno incisivo, di Maria Luisa Martello, che sostanzialmente ha chiesto il coinvolgimento della Consulta dei Giovani. Sturlese ha affermato che s'impegnerà affinché venga data 'priorità' alle pietre d'inciampo, sarà sufficiente? 
 
L'ordine del giorno è stato approvato nella sua versione edulcorata con 27 voti favorevoli e un astenuto.
 

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