CUNEO - Riboldi cerca infermieri in Uzbekistan, il Nursing Up: "Si ignorano le differenze nei percorsi formativi"

Critico il segretario regionale del sindacato Claudio Delli Carri: "Si continua a inseguire soluzioni esterne senza affrontare le criticità interne"

Redazione 24/03/2026 14:45

"Ancora una volta si cerca la soluzione fuori dai confini, quando il problema è sotto gli occhi di tutti”. Lo scrive in una nota Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte Valle d’Aosta, intervenendo sulla notizia relativa al viaggio “riservato” dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi in Uzbekistan. Il segretario entra quindi nel merito della strategia adottata: “Dopo il tentativo già avviato in Albania, oggi si guarda all’Uzbekistan”, prosegue, evidenziando come “cambia la destinazione, ma non cambia l’approccio: si continua a inseguire soluzioni esterne senza affrontare le criticità interne”. Entrando nel merito, Delli Carri evidenzia anche i rischi concreti della scelta: “Qui non è solo una questione organizzativa, ma anche professionale e deontologica”, spiega, chiarendo che “andare a cercare infermieri anche fuori dall’Europa significa ignorare differenze profonde nei sistemi sanitari, nei percorsi formativi e nelle competenze richieste”. Su questo punto aggiunge un elemento chiave: “Il sistema sanitario uzbeko è completamente diverso da quello italiano", osserva, precisando che "senza un adeguato percorso di integrazione si rischia di creare più problemi che soluzioni”. Il tema della lingua diventa centrale: “Non è un dettaglio, ma una condizione essenziale per garantire sicurezza delle cure e qualità dell’assistenza”, afferma, evidenziando come “il rischio concreto sia quello di ricorrere a professionisti in deroga, abbassando gli standard invece di rafforzarli”. Infine, riporta il dibattito sul vero nodo: “Non siamo di fronte a una carenza di persone, ma a una perdita di attrattività della professione”, conclude, ricordando che “se il lavoro dell’infermiere fosse davvero valorizzato, non assisteremmo a questo esodo continuo, con infermieri, professionisti sanitari e oss che scelgono di lasciare il servizio pubblico o di andare all’estero perché trovano condizioni migliori”.