CUNEO - Ridurre i prelievi da sorgenti e falde, per la Regione non si può fare. Marro: "Manca la volontà politica"

In question time la proposta rivolta alle aziende di imbottigliamento acqua per il periodo estivo: "Non possiamo continuare a rincorrere l'emergenza in estate e dimenticarcene quando piove"

Giulia Marro

Redazione 02/07/2026 09:33

"La risposta della Giunta regionale al mio question time dimostra ancora una volta l'assenza di una volontà politica di affrontare la crisi climatica. Di fronte a un'emergenza sempre più grave, la Regione non prende nemmeno in considerazione misure straordinarie e si rifugia dietro cavilli normativi e rimpalli di competenze". Lo scrive in una nota la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Giulia Marro, che aveva proposto la riduzione dei prelievi dalle sorgenti e dalle falde nel periodo estivo per le aziende di imbottigliamento acqua, nell'ottica della mitigazione degli effetti della siccità e dell'emergenza idrica. Scrive la consigliera regionale cuneese: "La mia richiesta era: non fermare le aziende né mettere a rischio l'occupazione, ma verificare se, durante l'emergenza idrica fosse possibile aumentare temporaneamente i rilasci verso il reticolo idrografico naturale, dopo una ricognizione delle concessioni esistenti. La risposta è stata un elenco di motivi per cui oggi non si può fare. Ma governare non significa limitarsi a spiegare perché qualcosa non è possibile. Significa chiedersi se regole scritte oltre vent'anni fa siano ancora adeguate di fronte a una crisi climatica che cambia radicalmente la disponibilità di acqua. Nessuno pretendeva una risposta già pronta. Chiedevo che la Regione verificasse se esistessero margini di intervento. Se le regole attuali non lo consentono, allora è compito della politica chiedersi se siano ancora adeguate. Invece si è preferito dichiarare impossibile una soluzione ancora prima di provare a cercarla". "Per questo - annuncia Marro - lavoreremo a una proposta di modifica della legge regionale 44 del 2000, che ha delegato queste competenze alle Province creando, nei fatti, un cortocircuito di responsabilità. Non possiamo continuare a rincorrere l'emergenza ogni estate per poi dimenticarcene quando torna a piovere. Ancora una volta il prezzo lo pagano i cittadini. Si chiede loro di ridurre i consumi e di cambiare abitudini, mentre sulle grandi concessioni di una risorsa pubblica non si apre nemmeno una discussione. L'acqua che manca è quella nei rubinetti e nei fiumi, non quella che continua a finire nelle bottiglie di plastica".