CUNEO - Riorganizzazione del 118, Case e Ospedali di Comunità, i Sindaci del Cuneese chiedono garanzie

In un lungo documento le osservazioni dei primi cittadini del Distretto Sud Ovest dell'Asl CN1: "Il principio guida di ogni riforma deve essere il miglioramento della qualità del servizio"

Andrea Dalmasso 26/06/2026 15:25

Un documento per sintetizzare tutte le osservazioni sulla riorganizzazione del servizio di emergenza-urgenza 118, sulle Case e sugli Ospedali di Comunità. L’hanno redatto i Sindaci del Distretto Sud Ovest dell’Asl CN1, trasmettendolo a Regione Piemonte, Azienda Zero, alla stessa Azienda sanitaria cuneese e alla Provincia. Il Distretto Sud Ovest è quello più popoloso della provincia, il più esteso e quello con la minore densità abitativa. Al suo interno convivono realtà profondamente differenti, dalla città di Cuneo alle vallate montane, con esigenze organizzative e tempi di percorrenza molto diversi. Proprio queste peculiarità hanno spinto i Sindaci ad approfondire alcuni aspetti della proposta di riorganizzazione prima di esprimere una valutazione definitiva.   La riforma del 118 Al primo punto il rispetto dei parametri normativi, in cui si fissa l’obbligo di una postazione avanzata ogni 60 mila abitanti per le aree urbane, una ogni 350 chilometri quadrati per le extra urbane e una ogni 700 chilometri quadrati per le aree rurali e montane. “Chiediamo di conoscere puntualmente se l'attuale dotazione di postazioni avanzate nel Distretto Sud Ovest possa essere considerata coerente con i parametri previsti per popolazione servita ed estensione territoriale. Considerando che il distretto rappresenta il territorio più vasto dell'Asl CN1 e che la città di Cuneo da sola concentra una quota significativa delle richieste di soccorso provinciali (9%), appare opportuno comprendere se l'attuale presenza di tre postazioni avanzate sia effettivamente sufficiente o se, al contrario, sarebbe opportuno valutare l'istituzione di ulteriori postazioni”. I Sindaci si soffermano poi sul fenomeno del cosiddetto “overlapping”, la sovrapposizione tra più interventi di soccorso nello stesso momento: “Dai dati pubblici di Azienda Zero e da quelli riportati nello studio AGM Project Consulting, emerge che una quota rilevante dei codici gialli (37%) e rossi (30%) viene gestita da mezzi non medicalizzati. Considerando che secondo la Società Italiana Sistema 118 il tasso di sovrapposizione non dovrebbe superare il 10%, chiediamo quale sia l'incidenza reale dell'overlapping sulle missioni ad alta priorità e quali siano i dati puntuali relativi alle sovrapposizioni degli interventi”. Nel documento si chiede anche quale sia la percentuale di codici gialli e rossi privi di supporto medico nelle tempistiche previste dalla normativa (8 minuti per le aree urbane, 20 minuti per le aree extra-urbane e montane) a casa dell’indisponibilità contemporanea delle risorse avanzate. Le analisi evidenziano infatti picchi con anche venti missioni contemporanee a livello provinciale e numerose sovrapposizioni di eventi ad elevata gravità: “Situazioni che appaiono difficilmente gestibili con sole cinque automediche provinciali”. Tra le richieste anche garanzie sull’uniformità dei tempi di risposta: “Pur prendendo atto del rispetto dei tempi medi provinciali, emerge una significativa disomogeneità tra i diversi Comuni”: “La disponibilità di servizi sanitari tempestivi e adeguati rappresenta infatti non solo una garanzia di tutela della salute, ma anche un elemento fondamentale per la permanenza delle persone nei territori montani e per la loro attrattività. Un eventuale indebolimento della rete dell'emergenza territoriale rischierebbe di aumentare il senso di isolamento delle comunità delle terre alte e di contribuire, insieme ad altri fattori, ai processi di spopolamento che da anni interessano queste aree”. Numerosi chiarimenti richiesti anche sul ruolo dell’elisoccorso, ritenuto “fondamentale per garantire l'equità territoriale del sistema”, sull’eliminazione dell’Automedica h12 di Dronero e della nuova postazione di soccorso base di Borgo San Dalmazzo, oltre che sulla disponibilità di personale medico e sull’effettiva sostenibilità del sistema proposto: “Dai dati presentati emerge che il sistema dispone attualmente di circa 80 mila ore annue di attività medica, delle quali una quota significativa deriva da prestazioni aggiuntive. Ci domandiamo quindi se l'obiettivo debba necessariamente essere la riduzione della presenza medica territoriale oppure se sia possibile individuare forme organizzative capaci di valorizzare e progressivamente stabilizzare questo patrimonio professionale”. “Chiediamo quali azioni concrete la Regione intenda mettere in campo per aumentare l'attrattività del sistema dell'emergenza territoriale e se una riduzione delle postazioni mediche non rischi di determinare un ulteriore aggravamento dei carichi e delle condizioni di lavoro”, scrivono i Sindaci nel documento, chiedendo garanzie e chiarimenti non solo sulla disponibilità di personale medico, ma anche e soprattutto di quello infermieristico. “Comprendiamo - proseguono le osservazioni - la necessità di garantire la sostenibilità del sistema e di affrontare le criticità organizzative esistenti. Tuttavia, riteniamo che il principio guida di qualsiasi riorganizzazione debba essere il miglioramento della qualità e dell'equità del servizio reso ai cittadini. Per questo motivo chiediamo che venga dimostrato, attraverso dati oggettivi e simulazioni trasparenti, come il modello proposto sia effettivamente migliorativo rispetto alla situazione attuale non soltanto sotto il profilo organizzativo, ma anche sotto quello della tutela della salute delle persone. Le sfide che attendono il sistema sanitario, dall'invecchiamento della popolazione alla carenza di alcune professionalità, dalla gestione delle cronicità alla sostenibilità economica, richiedono infatti sempre più una visione unitaria e una capacità di fare rete tra tutte le istituzioni coinvolte”.
Case e Ospedali di Comunità Una corposa parte del documento è dedicata, poi, alla richiesta di aggiornamenti sullo stato di attuazione effettiva della rete di Case e Ospedali di Comunità: i Sindaci chiedono quali strutture sono già pienamente operative, quali sono in via di implementazione e quali sono le tempistiche per il completamento dell’offerta assistenziale. Le richieste riguardano anche le dotazioni strumentali, l’attuazione del sistema informatico unico per integrare il lavoro dei diversi professionisti, il ruolo dei medici operanti nelle strutture e i temi legati alla comunicazione e al coinvolgimento del territorio: “Le Case della Comunità rappresentano una delle principali innovazioni introdotte dal Pnrr nel sistema sanitario territoriale. Tuttavia, dalla percezione raccolta sul territorio emerge come molti cittadini, ma anche numerosi amministratori locali, non abbiano ancora una piena comprensione delle funzioni, delle modalità di accesso e dei servizi effettivamente erogati all'interno delle strutture. Chiediamo quali iniziative di comunicazione e informazione siano previste per illustrare ai cittadini il ruolo delle Case della Comunità e dell'Ospedale di Comunità”. Parallelamente, i Sindaci del Distretto Sud Ovest dell’Asl CN1 chiedono di “mantenere la massima attenzione sul tema dei medici di Medicina Generale”: “Il medico di famiglia rappresenta infatti il primo presidio di sanità pubblica presente sul territorio, il professionista che meglio conosce la storia clinica, familiare e sociale dei propri assistiti e il primo anello della catena dell'assistenza sanitaria. È spesso il punto di riferi mento più vicino e accessibile per i cittadini, in particolare per le persone anziane, fragili e  affette da patologie croniche. Questa funzione assume un valore ancora più rilevante nei piccoli Comuni e nelle aree montane, dove la presenza del medico di famiglia rappresenta spesso l'unico presidio sa nitario stabile e continuativo a disposizione della popolazione. Chiediamo pertanto che la programmazione sanitaria continui a considerare prioritario il mantenimento di una capillare presenza dei medici di Medicina Generale, con particolare attenzione ai territori periferici e ai piccoli Comuni, affinché l'innovazione organizzativa rappresentata dalle Case della Comunità possa tradursi in un rafforzamento, e non in un indebolimento, della medicina di prossimità”. “Le Case della Comunità e l'Ospedale di Comunità - conclude il documento - rappresentano un investimento importante per il nostro territorio e uno dei principali interventi finanziati attraverso il Pnrr. È però necessario ricordare che il finanziamento ha consentito principalmente la realizzazione e l'adeguamento delle strutture fisiche. La vera sfida inizia adesso. Il successo di questo progetto non si misurerà dalla qualità degli edifici inaugurati, ma dalla capacità di renderli luoghi realmente vissuti, dotati di professionalità, competenze, tecnologie e servizi in grado di produrre benefici concreti per i cittadini e di rafforzare la sanità territoriale”. Contestualmente alla trasmissione del documento, il comitato dei Sindaci ha ribadito la richiesta di un nuovo incontro (l’ultimo lo scorso 5 giugno) con i rappresentanti della Regione Piemonte e di Azienda Zero.