“Una vergogna regionale scaricata sulle famiglie. Riboldi venga subito in Commissione e dica quante persone sono rimaste senza fornitura”. Lo scrivono in un comunicato stampa le consigliere regionali di AVS Giulia Marro, Valentina Cera e Alice Ravinale: il riferimento è alla questione dei ritardi nella consegna dei pannoloni per anziani e non autosufficienti: “Altro che problema logistico: è il fallimento della Regione nel garantire dignità, cura e diritti alle persone non autosufficienti”, scrivono le tre esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra. Di seguito l’intervento completo. “Quella dei pannoloni che non arrivano non è una storia di pacchi in ritardo. È una storia di persone anziane, persone non autosufficienti, persone con disabilità, caregiver e famiglie lasciate sole davanti a un bisogno essenziale. È una storia di dignità negata, di cura scaricata sulle spalle di chi già fatica, di cittadine e cittadini costretti a comprare di tasca propria ciò che il servizio sanitario pubblico avrebbe dovuto garantire. In queste settimane ci stanno arrivando segnalazioni private di tanti, troppi disservizi. Persone che aspettano consegne mai arrivate, famiglie che non riescono a parlare con nessuno, forniture insufficienti o sbagliate, pacchi lasciati in modo inadeguato, pensioni minime usate per acquistare pannoloni che dovevano essere garantiti gratuitamente. Ci hanno scritto persone con 600 euro al mese di pensione che hanno dovuto comprarsi per mesi i presidi che non arrivavano. Questa non è burocrazia: è abbandono. La Regione conosceva il problema da mesi. Le prime segnalazioni pubbliche sono emerse già a dicembre 2025. Poi la questione è arrivata in Consiglio regionale attraverso gli atti ispettivi di Fabio Isnardi e Pasquale Coluccio, che hanno portato all’attenzione della Giunta ritardi, mancate consegne, forniture difformi e difficoltà vissute dalle famiglie. Nonostante questo, il problema ha continuato a trascinarsi, attraversando diversi territori: Cuneese, Alessandrino, Torinese, Astigiano, Vercellese. Una sanità a macchia di leopardo, dove il diritto alla cura dipende da dove vivi e da quanto riesci a resistere. L’assessore Riboldi oggi definisce la situazione ‘inaccettabile’, annuncia penali per circa 800 mila euro e il passaggio ad AMOS dal 1° luglio. Ma se è inaccettabile, allora qualcuno deve rispondere. Perché non è accettabile scoprire il problema quando è già esploso. Non è accettabile cambiare gestore dopo mesi di disservizi e pretendere che questo chiuda la partita. Non è accettabile che le penali restino una questione tra uffici, ASL e fornitori, mentre le famiglie hanno pagato con il proprio portafoglio e con la propria fatica quotidiana. E c’è di più: il subentro di AMOS era già stato annunciato a marzo come soluzione prevista dal mese di maggio. Siamo a fine giugno e il servizio non è ancora passato stabilmente alla nuova gestione. Prima maggio, poi luglio: nel frattempo cittadine, cittadini, caregiver e persone non autosufficienti continuano a subire ritardi, incertezze e mancate risposte. È l’ennesima presa in giro. In Piemonte sono circa 83 mila le persone beneficiarie o aventi diritto alla fornitura pubblica di questi dispositivi. Non tutte sono state necessariamente coinvolte dai disservizi, ma il problema ha attraversato più territori e ha colpito molte famiglie già gravate da condizioni di cura complesse. La Giunta Cirio non può cavarsela con una conferenza stampa, qualche penale e un cambio di gestore annunciato due volte. Quando una persona non autosufficiente resta senza pannoloni, il problema non è logistico: è sanitario, sociale e politico. Chiederemo alla Regione con urgenza di riferire in Commissione Sanità, alla presenza dei soggetti coinvolti nella gestione del servizio, a partire da ASL Asti, SCR e AMOS; di pubblicare un monitoraggio ASL per ASL su persone in attesa, consegne mancate, ritardi medi, forniture errate o insufficienti, reclami ricevuti ed evasi; di attivare subito scorte ponte per tutte le persone rimaste senza fornitura; e di prevedere una procedura semplice e retroattiva di rimborso — non un click day, per intenderci — per le famiglie che hanno dovuto acquistare di tasca propria dispositivi che il servizio sanitario pubblico avrebbe dovuto garantire”.