CUNEO - Sanità e liste d'attesa, il "modello Cuneo" esempio per Agenas? "Ad oggi nessuna conferma"

Giulia Marro (Avs) ha riportato in Consiglio regionale il caso degli appuntamenti "fittizi": "Una vicenda che continua a generare confusione, serve chiarezza"

Giulia Marro

Redazione 16/06/2026 17:19

Continua a far discutere la vicenda delle cosiddette “prenotazioni fittizie” e del metodo di presa in carico provvisoria dei pazienti che veniva utilizzato fino allo scorso anno dall’Asl CN1 e dal “Santa Croce”, prima di essere sospeso dalla Regione. Un “modello” di cui si è tornati a parlare in Consiglio regionale: Giulia Marro (Avs), che aveva per prima sollevato il caso, ha chiesto chiarimenti rispetto alle voci secondo le quali Agenas avrebbe “preso a modello” il sistema cuneese, di cui nei giorni scorsi ha parlato il settimanale “La Guida”. Di seguito il comunicato diffuso dalla stessa consigliera regionale cuneese dopo il question time odierno. "Si aggiunge un nuovo elemento a una vicenda che continua a essere caratterizzata da informazioni contrastanti. La risposta fornita oggi in Consiglio regionale al Question Time proposto dalla consigliera Giulia Marro di AVS non conferma le voci di un presunto riconoscimento da parte di AGENAS del modello cuneese delle preliste. È bene ricordare che questa vicenda non nasce da una polemica politica o da un dibattito teorico sulle liste d’attesa. Nasce dalle numerose segnalazioni ricevute negli ultimi mesi sul funzionamento concreto del sistema delle preliste nel Cuneese: appuntamenti fissati anche molte settimane oltre i tempi previsti dalla classe di priorità, richiami che in alcuni casi non sarebbero mai arrivati, verifiche di appropriatezza comunicate direttamente ai pazienti e non ai medici prescrittori, come invece previsto dalla normativa. In sostanza, un sistema privo di un regolamento chiaro, di procedure uniformi e di criteri trasparenti, che ha generato dubbi e criticità tali da richiedere approfondimenti e verifiche istituzionali.  È una vicenda che continua a generare confusione: le comunicazioni ufficiali all'interno del sistema sanitario sembrano faticare a fornire risposte chiare e definitive, mentre sui giornali continuano a emergere ricostruzioni e interpretazioni che alimentano il dibattito. Nel frattempo, però, restano aperte le questioni che avevano originato le segnalazioni e la conseguente attività ispettiva nelle sedi istituzionali: le liste d'attesa, il funzionamento del CUP e la necessità di garantire trasparenza e tracciabilità nei percorsi di accesso alle prestazioni. Dalla risposta ricevuta oggi in Consiglio regionale emerge un elemento importante: in aula, per conto dell’assessore Riboldi, viene comunicato che con AGENAS esiste un’interlocuzione costante e continua su molteplici temi e che, qualora sul tema specifico dovessero intervenire comunicazioni o indicazioni ufficiali, sarà cura della Regione darne tempestiva notizia. Non risulterebbero quindi, allo stato, indicazioni formali di AGENAS alla Regione Piemonte volte ad assumere il cosiddetto modello cuneese delle preliste come riferimento regionale o nazionale, né tantomeno un avallo a sistemi di prenotazione fondati su appuntamenti provvisori o non corrispondenti alla data reale di erogazione della prestazione. Le segnalazioni ricevute in questi mesi evidenziavano criticità del sistema. A fronte di quelle segnalazioni ho svolto la mia attività ispettiva nelle sedi istituzionali, chiedendo chiarimenti e dati ufficiali. Eppure, mentre sui giornali continuavano a comparire ricostruzioni e interpretazioni diverse, risposte ufficiali e definitive non sono mai arrivate. È bene fare chiarezza, senza alimentare contrapposizioni inutili o guerre di potere all’interno della sanità piemontese che si riversano sulla pelle delle cittadine e dei cittadini. Nessuno mette in discussione la buona volontà del personale sanitario e amministrativo che, in un sistema sotto pressione, ha cercato di dare una risposta con il sistema cuneese. Il punto è distinguere tra una presa in carico trasparente e regolata e un sistema che rischia di rendere poco chiari i tempi reali di accesso alle prestazioni. Una prelista può essere uno strumento utile solo se serve a tutelare concretamente la persona, non se sostituisce una prenotazione reale o rende meno leggibile il tempo di attesa. Le testimonianze ricevute in questi mesi ci hanno raccontato situazioni molto diverse da quella, troppo rassicurante, secondo cui tutte le persone sarebbero state richiamate rapidamente e sempre nei termini. In alcuni casi, anche per procedure indicate come urgenti, il ricontatto sarebbe avvenuto dopo molte settimane. Questo dimostra che il problema non era l’esistenza di una presa in carico, ma l’assenza di regole certe, verificabili e uguali per tutte e tutti. Anche la verifica dell’appropriatezza presentava una criticità importante, perché non veniva comunicato al medico di medicina generale quando una prescrizione non veniva ritenuta appropriata. Il nuovo orientamento contenuto nel PNGLA 2025–2027 sembra andare in una direzione diversa e più corretta: la prelista, o lista di tutela, viene configurata come uno strumento eccezionale di garanzia, da attivare quando il CUP non riesce a individuare immediatamente una disponibilità compatibile con la classe di priorità assegnata. In questo caso la richiesta deve essere registrata al momento del primo contatto, la persona deve essere presa in carico attivamente e deve essere richiamata entro termini massimi definiti: 5 giorni per le priorità B, 10 giorni per le visite in priorità D, 15 giorni per la diagnostica in priorità D e 20 giorni per le priorità P. Non un rinvio indefinito, quindi, ma una procedura tracciata, monitorata e finalizzata a garantire il diritto alla prestazione. Questo è un passo avanti positivo perché affronta esattamente le criticità che avevamo sollevato: la necessità di sapere quando una richiesta entra davvero nel sistema, quando la persona viene richiamata, quale data reale viene proposta, se la classe di priorità viene rispettata e quando deve essere attivato il percorso di tutela. Se la prelista diventa una zona grigia, il diritto alla cura si indebolisce. Se si rompe la fiducia tra specialista e medico di base, tutto il sistema trema. Se invece viene regolata con tempi certi, tracciabilità e obblighi di comunicazione, può diventare uno strumento di garanzia. Nel mio ruolo di consigliera regionale ho posto domande, partendo dalle segnalazioni che mi sono state inviate dal territorio, e ho chiesto spiegazioni in tutte le sedi ufficiali, in tutti i modi che mi erano possibili. Non per attribuire etichette, individuare colpevoli, ma capire cosa abbia funzionato e cosa no, e soprattutto garantire ai cittadini procedure trasparenti e diritti esigibili. L’obiettivo è costruire fiducia in una sanità pubblica che funzioni. Ma per farlo servono anche risposte chiare da parte delle istituzioni. Sono stanca di assistere a una vicenda in cui una dichiarazione smentisce l’altra, un giornale riporta una versione e un’aula istituzionale ne restituisce un’altra, mentre i cittadini continuano a fare i conti con liste d’attesa troppo lunghe e con le difficoltà di accesso alle prestazioni. Il mio ruolo è segnalare quando qualcosa non funziona e chiedere spiegazioni. In questa vicenda l’ho fatto, ma quelle spiegazioni ufficiali non sono mai realmente arrivate. La sanità pubblica si difende con trasparenza, responsabilità e fiducia, non con polemiche e ricostruzioni contrastanti".