CUNEO - Sanità, la realtà dietro le inaugurazioni: "Senza investimenti e assunzioni non si può andare avanti"

Tra liste d'attesa infinite e carenza di personale, l'appello della Cgil di Cuneo: "Non è un problema di soldi, se poi abbiamo medici gettonisti che guadagnano 1.200 euro a turno"

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Andrea Dalmasso 23/07/2026 11:51

La piazzetta antistante il nuovo Ospedale di Comunità di Cuneo, nei locali dell’ex Mater Amabilis di via Mistral, ha ospitato stamattina la conferenza stampa organizzata dalla Cgil insieme al Comitato Vivere la Costituzione. Lì, a pochi metri dalla struttura inaugurata la scorsa settimana, con taglio del nastro a favore di obiettivi da parte dell’assessore regionale Federico Riboldi, il sindacato ha scelto di fare il punto sulle zone d’ombra della sanità pubblica in Piemonte: dalla carenza di personale alle condizioni di lavoro all’interno delle strutture, passando per il cronico problema delle liste d’attesa e per la carenza di servizi per le persone non autosufficienti.  Ad aprire gli interventi il segretario provinciale Piertomaso Bergesio: “Siamo qui per fare chiarezza sul sistema sanitario regionale e nazionale. Si fanno inaugurazioni, ma i problemi di accessibilità restano. Non è in discussione la valenza del progetto che riguarda le strutture, ma per fare partire questo sistema di medicina territoriale serve che ci sia il personale sanitario, che invece in Piemonte e in provincia di Cuneo manca”. La base di tutte le problematiche, come spesso accade, è la mancanza di risorse economiche destinate alla sanità. La Cgil stima che per recuperare il sottofinanziamento del sistema sanitario nazionale italiano servirebbe un’iniezione da circa 47 miliardi di euro. “Servono più risorse per la sanità pubblica, in questo senso l’Italia si piazza sotto la media europea e il trend è in peggioramento: dove reperire queste risorse è una scelta della politica. Anche le retribuzioni per chi lavora nella sanità pubblica sono sotto la media europea, questo acuisce la difficoltà nella ricerca di personale”, ha detto Bergesio: “Non è un problema di soldi, se poi abbiamo medici gettonisti che guadagnano 1.200 euro a turno”. La questione del personale Secondo le stime in provincia di Cuneo mancano 89 medici di famiglia: per il 2026 sono previsti appena 20 nuovi ingressi. Solo nell’area dell’Asl CN1 mancano 140 infermieri e 60 medici specialisti rispetto al fabbisogno, oltre a 36 Operatori Socio Sanitari. “Per gli Ospedali e le Case di Comunità attivati nell’Asl CN1 noi abbiamo stimato un fabbisogno di circa 130-150 persone tra infermieri, OSS, professionisti riabilitativi e medici. Ma come si possono ampliare i servizi senza prevedere assunzioni?”, ha detto Carmelo Castello, segretario della FP Cgil provinciale. L’attuale organizzazione delle nuove strutture, secondo il sindacato, rischia paradossalmente di peggiorare il servizio nel suo complesso: "Limitandosi a spostare il personale da altri servizi si impoveriscono i servizi stessi e si aggrava il carico di lavoro per il personale. Garantire un nuovo servizio e parallelamente imporre il piano di rientro alle aziende sanitarie e ospedaliere è una contraddizione. Abbiamo servizi che avevano 25 persone e oggi lavorano con 10-11. Chiediamo investimenti strutturali, così non si può andare avanti”, ha detto Castello. Tra le possibilità sondate dall’Asl CN1 anche quella di affidare temporaneamente i servizi ad Amos: “Un'eventualità che abbiamo vissuto con sgomento”, ha detto ancora il segretario provinciale FP Cgil. Nei giorni scorsi l’assessore Riboldi ha rivendicato l’incremento di 4.200 unità raggiunto negli ultimi anni: “L’80% delle assunzioni che rivendica Riboldi riguarda personale che era già attivo: lavoratori che erano a tempo determinato e sono diventati a tempo indeterminato. La realtà è che oggi le assunzioni non coprono nemmeno il turnover di chi va in pensione e passa al privato. Le graduatorie ci sono, serve utilizzarle, perchè spesso i servizi sono garantiti solo dalla forza di volontà e dagli straordinari degli operatori”. Rsa: in 11 mila in lista d’attesa In Piemonte - dato di cui ha parlato lo stesso presidente Cirio nei giorni scorsi - 11 mila persone sono in lista d’attesa per un posto in Rsa. “Gli over 65 sono il 25% della popolazione della provincia di Cuneo. Una bomba sociale che rischia di esplodere e che non viene affrontata dalla politica”, ha detto Bergesio. In provincia di Cuneo sono presenti 145 mila over 65: 4.500 di loro non sono autosufficienti, mentre i posti disponibili nelle Rsa sono circa 3.200. "Questo tema non riguarda l’individuo, ma la collettività. Nonostante ciò che è accaduto col Covid si è continuato a tagliare: la Regione Piemonte è tra quelle che contribuiscono meno alle rette delle Rsa. Oggi non abbiamo bisogno che Cirio presenti il problema, ma che proponga soluzioni. La semplice narrazione sappiamo farla anche noi”. La Regione Piemonte copre con la sua quota sanitaria il 50% delle rette giornaliere (la restante parte, la cosiddetta “quota alberghiera”, resta a carico dell’ospite): si tratta di un dato tra i più bassi in Italia. A fare il punto sui servizi per i non autosufficienti è stato Massimo Colombo, segretario provinciale del Sindacato pensionati della Cgil. “Le rette sono in continuo aumento e c'è sempre più difficoltà nell’accedere alle convenzioni, molti non possono permettersele: solo una persona su cinque può farvi fronte senza sostegni esterni. Ci sono le strutture private, ma anche in questo caso in pochi possono permettersi di accedervi”. C’è anche un tema di sopravvivenza nelle vallate: "In queste zone le strutture in difficoltà sono molte, si rischia di perdere una presenza importante sul territorio”, ha detto Colombo. “Serve aumentare i posti letto, rivedere gli standard di personale con assunzioni e aumentare la quota sanitaria al 70%”, le richieste del Sindacato pensionati Cgil. Le liste d’attesa e gli Sportelli Salute Tema centrale, che ha toccato con mano chiunque abbia dovuto prenotare una visita o un esame negli ultimi anni, quello delle liste d’attesa. “Il problema continua ad essere rilevante e se si sposta agli ospedali di comunità il personale degli altri servizi si rischia di scoprirli ulteriormente. In questo momento la politica è molto distante dalla realtà dei cittadini”, ha detto Bergesio. Negli Sportelli Salute - sono ventuno quelli attivati dal Comitato Vivere la Costituzione in provincia di Cuneo - le richieste continuano ad essere altissime. Tramite questo servizio i cittadini possono ricevere assistenza e richiedere l’appuntamento nei tempi previsti dalla classe di priorità riportata sulla prescrizione.  “Agenas parla di miglioramenti, ma si tratta di miglioramenti minimi su un totale di milioni di prestazioni”, ha detto Fulvia Tomatis, referente del Comitato per gli Sportelli Salute: “Bisogna considerare che il 50% delle prestazioni viene prescritto ma non eseguito, sia per tempi di attesa troppo lunghi o problemi economici che spingono le persone a non curarsi, sia per la quota di chi finisce per rivolgersi al privato”. La testimonianza A portare la testimonianza concreta di chi ogni giorno vive sulla sua pelle le difficoltà legate a una sistema sanitario pubblico carente è stata, in chiusura, Francesca Parracone, quarantenne residente a Valdieri, affetta da sclerosi multipla: "La mia condizione richiede continuità delle cure, e i ritardi possono comportare conseguenze anche gravi. Chi è nelle mie condizioni può contare su una grande un'eccellenza che è l'Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ndr), ma dall'altra parte c’è una grande carenza nelle prenotazioni di esami e prestazioni. Chi è affetto da questa patologia ha bisogno periodicamente di risonanze magnetiche ed esami di questo genere. Quasi sempre però viene prenotata solo la prima visita, non l’esame conseguente, per il quale bisogna rivolgersi al Cup. Quasi sempre, così, serve quindi spostarsi altrove: mi è successo molto spesso di dover andare a Torino, con tutte le difficoltà negli spostamenti viste le mie condizioni”. Poi ci sono le difficoltà nella vita di tutti i giorni: “La mia condizione non mi permette di lavorare otto ore al giorno. Il mio orario è stato dimezzato e così anche lo stipendio. Su consiglio della Cgil ho effettuato richiesta di assegno ordinario all'Inps. La prima richiesta è stata bocciata, mi è stato detto di tornare dopo novanta giorni. Il secondo tentativo è andato a buon fine, ma l'assegno è molto ridotto. Questo mi spinge comunque a consigliare a tutti di non fermarsi, di insistere per vedere riconosciuti i propri diritti”. A margine, il segretario provinciale della Cgil Piertomaso Bergesio ha anche segnalato le due raccolte firme attivate per altrettante proposte di legge di iniziativa popolare: una per rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, richiedendo l'aumento delle risorse al 7,5% del PIL, assunzioni stabili e il superamento delle liste d’attesa, l’altra per garantire parità di salario, tutele e inquadramento ai lavoratori in appalto e subappalto rispetto ai dipendenti dell'azienda committente.