Il Santa Croce e Carle di nuovo verso il commissariamento? Sì, nel caso in cui il nome che circola come probabile successore di Livio Tranchida venisse confermato. A meno che la Regione Piemonte non decida di riaprire i bandi per aggiornare l’elenco regionale degli idonei alla nomina di direttore generale. Ma facciamo un passo indietro. Da settimane, ormai, negli ambienti sanitari cuneesi e regionali circola con insistenza il nome di Fabiano Zanchi come candidato numero uno per la guida dell’hub provinciale. Zanchi, 53 anni, è infermiere di formazione e attualmente ricopre un ruolo apicale all’interno dell’Asl Città di Torino, dove è alla guida del Dipartimento delle professioni infermieristiche e delle Case di Comunità. Un incarico di alto profilo manageriale, maturato anche grazie all’esperienza accumulata durante l’emergenza Covid, periodo in cui le sue capacità gestionali non sono passate inosservate. In passato Zanchi ha avuto anche esperienze di impegno politico nelle file della Lega e in liste civiche vicine al centrodestra. In Piemonte è considerato uno dei profili più strutturati sul fronte della dirigenza infermieristica, tanto da essere indicato come possibile primo infermiere alla guida di un’azienda sanitaria regionale. Il suo curriculum, giudicato solido sotto il profilo organizzativo e gestionale, gli ha consentito l’iscrizione all’elenco nazionale dei candidati idonei a ricoprire la carica di direttore generale. Tuttavia, per assumere formalmente il ruolo di DG del Santa Croce e Carle, è necessaria anche la presenza nell’elenco regionale piemontese, aggiornato meno di un anno fa e nel quale il nome di Zanchi non compare. Ed è qui che si apre il nodo politico-amministrativo. Le opzioni sul tavolo, di fatto, sono due. La prima è la nomina a commissario, soluzione che consentirebbe di superare temporaneamente il vincolo dell’elenco regionale, ma che porterebbe l’ospedale cuneese a rimanere in una fase di gestione straordinaria. La seconda è la riapertura dei bandi regionali per l’aggiornamento dell’elenco degli idonei, ipotesi che permetterebbe a Zanchi di rientrare formalmente tra i candidati nominabili come direttore generale a pieno titolo. Una scelta, quest’ultima, che avrebbe però riflessi più ampi sull’intero sistema sanitario piemontese, perché aprirebbe la strada a nuove nomine e a un possibile rimescolamento delle carte ai vertici anche di altre aziende sanitarie. Nel frattempo, tra i corridoi del Santa Croce e Carle, qualcuno storce il naso. Non tanto per l’eventualità di vedere un infermiere alla guida dell’ospedale: anzi, il profilo professionale di Zanchi e le sue competenze manageriali sono generalmente apprezzati. A preoccupare è piuttosto l’ipotesi di proseguire sotto un regime commissariale, con i limiti decisionali e strategici che questa formula comporta rispetto a una direzione generale pienamente operativa, soprattutto in una fase cruciale come quella legata al futuro nuovo ospedale. C’è poi un ulteriore elemento, più identitario, che alimenta qualche perplessità: la possibile scelta di un profilo proveniente da Torino non convince tutti. Una parte del mondo sanitario locale si sarebbe aspettata un nome cuneese tra i candidati favoriti per la successione, un riconoscimento verso una professionalità interna o comunque radicata sul territorio. La partita, dunque, resta aperta. Tra equilibri politici, vincoli normativi e sensibilità locali, la scelta sul futuro vertice del Santa Croce e Carle si preannuncia tutt’altro che scontata.