In assenza di una normativa nazionale, aumentano le amministrazioni locali che decidono di “far da sé” in tema di salario minimo. “In oltre 30 comuni, tra cui Bologna, Napoli e in ultimo Aosta, è stato adottato il salario minimo comunale di 9 euro lordi l’ora” ha ricordato il consigliere Ugo Sturlese di Cuneo per i Beni Comuni, illustrando nell’ultima seduta dell’assise civica un’interpellanza sulla possibile adozione dello strumento nel capoluogo della Granda. “Riteniamo non si possa scendere sotto questi livelli che riguardano soprattutto chi, come i riders, è costretto a operare per 3 o 4 euro all’ora in condizioni incredibili” ha proseguito Sturlese, menzionando il fatto che “un quarto dei lavoratori guadagnano meno di mille euro al mese e non solo stanno male, ma sono scarsamente motivati ad assicurare produttività. Il concetto di base è che un salario equo aiuta anche l’economia in termini di efficienza e produttività: il Comune può dare un esempio”. Un altro esponente della sinistra civica, Nello Fierro, è intervenuto per chiedere “quali siano state le iniziative di controllo rispetto alle forniture da ditte esterne: fra la gestione degli asili nido e quanto accadrà con la nuova biblioteca, è importante assicurare che il livello salariale sia dignitoso”. Il punto, replica l’assessore al Bilancio Valter Fantino, è che non c’è una disciplina di riferimento: “Diversi enti territoriali hanno avviato iniziative in tal senso, Perugia e Nuoro per esempio hanno introdotto clausole nei bandi per garantire tale soglia integrativa. Ci sono altre esperienze come quella dell’unione dei comuni della bassa Romagna che prevede il salario minimo come criterio premiale nei bandi di gara”. Poi il caso della Regione Puglia: “Ha introdotto una soglia minima di 9 euro l’ora negli appalti pubblici e questa norma è stata ritenuta legittima, in quanto limitata e non configurabile come salario minimo generalizzato”. “Ci sono criticità che non possono essere ignorate perché possono impattare sul carico di lavoro degli uffici” avverte l’esponente della giunta: “C’è anche il rischio di sovrapporsi ai contratti collettivi e i possibili effetti sulla concorrenza, oltre all’aumento del costo degli appalti. In alcuni Comuni si è verificato un aumento del contenzioso”. In definitiva, quindi, “condividiamo l’obiettivo di contrastare il lavoro povero e promuovere condizioni dignitose negli appalti pubblici, però l’introduzione di una soglia rigida e generalizzata deve essere valutata con prudenza”. L’assessore alla Cultura Cristina Clerico apre comunque alla richiesta di attenzione sugli appalti: “Non vogliamo solo una bandiera: faremo in modo che tutto il possibile per garantire un equo trattamento sia previsto nella gara, anche in termini di criteri di preferenza delle offerte”.