CUNEO - Siccità, il presidente di Acda: "Abbassamento diffuso delle sorgenti, ma la situazione non è ancora critica"

Livio Quaranta fa il punto dopo la richiesta di stato di calamità avanzata dalla Regione: "È necessario recuperare i bacini a bassa valle e intervenire sulle perdite delle tubature"

Livio Quaranta

Micol Maccario 23/02/2024 08:25

La Regione Piemonte ha chiesto questa settimana il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la siccità in atto da mesi. La richiesta deriva in particolare dalla situazione di crisi che stanno vivendo tutti i settori agricoli, che causa una riduzione delle rese e, di conseguenza, del reddito per le aziende. Ma l’agricoltura non è l’unica a essere interessata da questo fenomeno che negli anni sta diventando sempre più frequente nella Granda.    
 
Abbiamo una situazione di abbassamento diffuso delle sorgenti – spiega Livio Quaranta, presidente dell’Azienda cuneese dell’acqua (Acda) –. Dalla valle Po alla valle Tanaro tutto l’arco alpino soffre del fatto che non ci sia neve. Inoltre, nei mesi scorsi a quote più elevate gelava. Di conseguenza, le sorgenti superficiali hanno patito perché, in mancanza di neve, sono scoperte”. La preoccupazione deriva anche dal fatto che tra poco più di un mese sarà Pasqua e, se ci sarà bel tempo, alcune zone montane saranno sicuramente interessate da flussi turistici importanti. “Se nei giorni prima non pioverà potrebbero esserci aree che andranno incontro a una grande sofferenza, in particolare le piccole borgate che hanno acquedotti di poca capacità”.
   
In questi casi, come è avvenuto negli anni passati, l’unica soluzione per portare l’acqua è tramite le autobotti. Nel 2022, Acda ha effettuato da luglio alla fine dell’anno 420 viaggi con l’autobotte. “Eravamo allo stremo. Ma l’anno scorso è andata meglio, abbiamo fatto poco più di 100 viaggi in tutto il 2023. Il miglioramento è stato reso possibile perché alla fine è piovuto e abbiamo eseguito alcuni interventi ampliando e connettendo la rete di Cuneo ad altre zone come Costigliole Saluzzo, Beguda e la bassa valle Maira”. Gli interventi di connessione rivestono un ruolo importante, ma non sono attuabili in tutti i luoghi.  
 
Nonostante la richiesta dello stato di calamità, la situazione non è ancora critica ovunque. “Nelle basse valli e in pianura le sorgenti che alimentano l’area di Cuneo non danno ancora segni di sofferenza se si analizza la quantità di acqua. È ovvio che se continua la siccità ci saranno però difficoltà anche in pianura”. L’anno scorso, ad esempio, nella zona di Centallo, Tarantasca e Morozzo i pozzi avevano iniziato a manifestare segnali di sofferenza perché, con la scarsità di piogge nel tempo, le falde si inaridiscono. 
 
Lo stato di emergenza però potrebbe essere utile per ricevere alcuni finanziamenti. In primo luogo, dice Quaranta, “bisognerebbe intervenire recuperando i bacini di bassa valle. Ce ne sono alcuni dismessi che potrebbero essere usati come bacini per l’agricoltura e come riserva per la potabilità”. In secondo luogo, un problema diffuso in tutta la penisola, e che incide profondamente sulla quantità di acqua, riguarda le perdite delle tubature. Secondo i dati Istat, in media il 42% del volume di acqua totale della rete viene perso a causa della scarsa efficienza di tubature ormai datate. Ogni giorno in Italia si perdono 3,5 miliardi di metri cubi su un totale di 8,2 miliardi. “La nostra è una rete enorme, pari a seimila chilometri, un dato molto elevato se paragonato agli appena duemila di Milano – spiega Quaranta –. Non riusciremo mai con le nostre forze finanziarie a intervenire per limitare le perdite, si tratta di interventi di milioni e milioni di euro”.
                    
La siccità è il risultato del cambiamento climatico. È difficile trovare soluzioni immediate che mostrino fin da subito i loro frutti. “Non si può agire solo a livello regionale o comunale. Le scelte di cambiamento devono essere fatte a livello globale, solo che spesso faticano a essere attuate”. Non bastano due giorni o una settimana di pioggia per porre fine all’emergenza e far rientrare gli allarmi. “Grazie ai sensori che abbiamo nelle sorgenti maggiori possiamo monitorare la situazione. Al momento tutte sono in difficoltà. La speranza è che il 2024 sia come il 2023, anno in cui, quando eravamo sul punto della disperazione, ha iniziato a piovere molto”.
 
Lo sguardo però non deve essere solo al presente, ma anche al futuro. “In questa zona dove non ci sono più i ghiacciai, in cui i nevai permanenti sono al limite, è certo che se non si interverrà un domani mancherà l’alimentazione”. 
 

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