Riceviamo e pubblichiamo. Negli ultimi mesi anche a Cuneo il dibattito pubblico è stato attraversato da un linguaggio sempre più insistente su “insicurezza” e “degrado”. Se da un lato è pienamente comprensibile che una comunità si interroghi sulla qualità della convivenza, dall'altro è necessario evitare che percezioni, episodi isolati o difficoltà reali ma circoscritte vengano trasformati in una narrazione permanente di emergenza. Quando la paura diventa la chiave dominante, la politica tende a produrre risposte simboliche e visibili, ma poco incisive. Per noi discutere seriamente di sicurezza significa invece partire dai dati. I numeri disponibili descrivono tutto meno che una città fuori controllo, come alcuni vorrebbero farci credere. Nel 2024 la Polizia Locale di Cuneo ha gestito 3.071 interventi complessivi attraverso la Centrale Operativa e ha identificato 839 persone. Sono stati emessi 21 ordini di allontanamento (Daspo urbano), con 2 denunce per violazione. Gli arresti sono stati 3 e le denunce a piede libero 35. I reati accertati direttamente restano numericamente molto contenuti: 4 furti e 2 rapine, 2 lesioni personali aggravate, 7 casi di resistenza a pubblico ufficiale e 6 di violenza o minaccia a pubblico ufficiale. Una parte significativa dell’attività riguarda la gestione di situazioni legate al consumo di alcol nello spazio pubblico: nel 2024 sono state emesse 149 sanzioni per consumo di alcol in aree pubbliche (complice l'ordinanza anti-alcol emessa dall'amministrazione comunale) e 95 per ubriachezza manifesta. Anche il monitoraggio sulla sicurezza urbana avviato dalla Prefettura di Cuneo conferma che non ci troviamo davanti a un’escalation criminale: nel capoluogo si registra anzi una consistente riduzione dei reati, con rapine dimezzate e furti in calo di circa il 28%. Questi dati invitano a mantenere uno sguardo equilibrato, distinguendo tra realtà e percezione. Anche sul piano della spesa pubblica è importante essere realisti. Il Comune di Cuneo sostiene una spesa di circa 32,06 euro pro capite per la gestione della Polizia Municipale e della sicurezza urbana, pari a circa 1,78 milioni di euro annui. Non si tratta di un investimento marginale. Questo dato dimostra che la città dispone già di un presidio strutturato e che il nodo non è l’assenza di controllo, ma la qualità e l’equilibrio delle strategie di intervento. In questo senso, il tema della sicurezza è inseparabile dalle trasformazioni in corso. La presenza crescente di locali vuoti, negozi di prossimità che chiudono e spazi sottoutilizzati non è solo una questione di decoro o di mancanza di attrattività commerciale, è il segnale di un indebolimento del tessuto profondo della città. La progressiva difficoltà del piccolo commercio cuneese, nonostante i proclami che sentiamo sempre più spesso, si scontra con le nuove e continue concessioni fatte dall'attuale amministrazione comunale alla grande distribuzione, che non tengono conto del fatto che senza redditi adeguati, lavoro stabile e servizi di sostegno i quartieri perdono vitalità, le saracinesche si abbassano e lo spazio pubblico si svuota. Dove diminuiscono le relazioni quotidiane e la presenza diffusa di attività, cresce inevitabilmente anche la percezione di insicurezza. Gli spazi vuoti non sono solo un problema urbanistico: sono il sintomo di un tessuto economico e sociale che si sta indebolendo. Aggiungiamo ancora un punto: in molti ormai evidenziano come la rappresentazione della città oggi insista sui pericoli che rappresenta per le donne, e come questo induca a considerare lo spazio urbano come pericoloso e sconsigliato al genere femminile. Nonostante la violenza di genere si espliciti perlopiù in ambito domestico e a opera di partner o familiari, per spazio urbano si intende lo spazio pubblico, in quanto la percezione del pericolo è inestricabilmente legata ai luoghi esterni. Nel mantenimento di questo pregiudizio nei confronti dello spazio pubblico si può riconoscere un doppio effetto: da un lato, è facilmente strumentalizzabile per la promozione e la messa in atto di politiche securitarie “in difesa” delle categorie considerate più vulnerabili (tra cui le donne); dall’altro, mantenere la percezione di pericolo collegata allo spazio pubblico contribuisce ad alimentare la divisione che vede lo spazio domestico consacrato al femminile e quello pubblico affidato al maschile. Sono logiche che dobbiamo e vogliamo scardinare. La recente proposta di Centro per Cuneo sulla possibile collocazione della sede della Polizia Locale nel palazzo della Stazione si inserisce in questo quadro. Noi vorremo sottolineare che la sicurezza non coincide con l’aumento delle divise o con la trasformazione di ogni spazio critico in un presidio di controllo. La sicurezza vera nasce dalla presenza, dalle relazioni, da spazi abitati, aperti, condivisi. Il palazzo della stazione potrebbe essere molto di più di un presidio istituzionale. Potrebbe diventare uno spazio vivo per associazioni, terzo settore, giovani, realtà culturali e sociali. Uno spazio libero da riempire di contenuti, progettualità e iniziative. Questa è sicurezza: una comunità che si riappropria dei propri luoghi, che li anima, che li rende accessibili e accoglienti. Rigenerazione urbana significa rimettere in circolo energie sociali, non limitarsi a spostare funzioni amministrative. Significa investire in politiche giovanili, cultura, welfare di comunità, economia sociale. Significa costruire opportunità. C’è un dato che non può essere ignorato: in quattro anni questo governo della città non è riuscito nemmeno a far riaprire il bar della stazione. Prima di immaginare grandi operazioni simboliche, sarebbe opportuno dimostrare di saper restituire alla città servizi essenziali e spazi di socialità di base. Cuneo non ha bisogno di retorica emergenziale né di scorciatoie comunicative. Ha bisogno di politiche urbane lucide, capaci di leggere i dati e di intervenire sulle fragilità senza trasformarle automaticamente in una questione di ordine pubblico. La sicurezza non coincide con il decoro né con l’inasprimento delle sanzioni: è una condizione collettiva che si costruisce garantendo diritti, lavoro, casa, servizi e spazi di socialità. È su questo terreno che si misura la qualità di una città e la credibilità delle sue politiche pubbliche. Cuneo per i Beni Comuni