“La destra che governa il Piemonte ha scelto di contingentare i tempi di discussione sul bilancio regionale, impedendo un confronto serio e approfondito sugli emendamenti presentati. Una decisione grave, che ha limitato il ruolo del Consiglio e mortificato il lavoro di chi, come noi, ha provato a portare in aula i bisogni reali e le tante voci dei territori”. Lo dichiara Mauro Calderoni, consigliere regionale del Partito Democratico, commentando la discussione sul bilancio della Regione Piemonte. Dalle parti del grattacielo Piemonte, chiosa l’ex sindaco di Saluzzo, “c’era fretta di chiudere la pratica e a testimonianza che si sarebbe potuto fare di più e meglio arriva puntuale la relazione del collegio dei revisori che definisce il bilancio ‘tendenzialmente in equilibrio’. Insomma, per chi continuamente ci propina i mantra dell’eccellenza e del merito, non un granché”. “E così - aggiunge - ci ritroviamo un bilancio di galleggiamento con un piano delle alienazioni da raffinare, criticità sugli accantonamenti - a cominciare dalle quote per le province dei canoni sulle derivazioni idroelettriche - nessuna analisi sul disavanzo delle Asl e poca chiarezza sui 268 milioni di deficit della sanità. Tradotto in parole semplici, meno servizi, più disuguaglianze! Rsa in difficoltà, trasporto pubblico tagliato, zero risorse per giovani e territori. In compenso, aumentano le tasse, dal bollo auto, all’addizionale Irpef”. “C’è voluto tempo per prendere confidenza con il ruolo di consigliere regionale - prosegue Calderoni -, ma dopo il primo anno ho capito che si può essere voce di quel pezzo di Granda che voce non ha, grazie a un lavoro costante di ascolto e di confronto con amministratori locali, associazioni, imprese e famiglie. Un lavoro serio, che avevo tradotto in emendamenti puntuali, concreti e legati a situazioni molto specifiche della nostra provincia”. Gli emendamenti presentati riguardavano “ambiti fondamentali per la qualità della vita dei cittadini”: protezione civile e sicurezza del territorio, agricoltura e gestione delle risorse idriche, cultura e tradizioni locali, welfare, sanità e istruzione, oltre a lavoro, sviluppo economico, mobilità e politiche giovanili. “Avevo predisposto - spiega Calderoni - proposte su protezione civile, volontari Aib, consorzi di bonifica, sistemi irrigui, scuole dell’infanzia paritarie, rete trasfusionale, Pro loco, cori e bande musicali, carnevali storici, pubbliche assistenze, elisoccorso, distretti del commercio, crisi industriali, viabilità, trasporti e giovani, ma la maggioranza mi ha consentito di illustrarne meno di un terzo”. Ne è stato accolto solo uno, per altro dopo averlo dovuto trasformare in un ordine del giorno: “Senza impegni concreti dunque, ma solo come indirizzo del lavoro di giunta”. Riguarda l’autostrada A33 che è fondamentale per la mobilità in provincia di Cuneo e in particolare per il sistema viario nell’area Castagnito, Alba, Cherasco e Bra, dove svolge anche funzioni di tangenziale urbana contribuendo a decongestionare strade ordinarie come la Ss 231 e la Sp 7. “Per questo ho proposto al Consiglio regionale di attivarsi per rendere gratuita questa tratta o di prevedere almeno un regime tariffario agevolato, come già avviene per la A55 Torino-Pinerolo” spiega l’esponente democratico: “L’introduzione del pedaggio rischierebbe infatti di vanificare questi benefici, aumentando traffico, rischi per la sicurezza e impatto ambientale”. Tra i temi che “non hanno trovato lo spazio necessario di approfondimento” figurano invece il potenziamento della rete trasfusionale piemontese, il rafforzamento dei consorzi di bonifica e dei sistemi irrigui, il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie, alle Pro Loco, ai cori e alle bande musicali e ai carnevali storici: “Interventi che parlano di servizi essenziali, comunità locali e identità territoriali”. “È un peccato non aver ricevuto né attenzione né ascolto - conclude Calderoni - perché queste proposte raccontano un’idea di Piemonte che investe nei servizi pubblici, nell’educazione, nella cultura, nell’agricoltura e nella coesione sociale. Un Piemonte che non si limita a gestire l’esistente, ma che sceglie di rafforzare ciò che tiene insieme la nostra regione. Continuerò a portare avanti queste istanze, dentro e fuori dall’aula, perché le voci della Granda non possono essere messe a tacere”.