Riceviamo e pubblichiamo.
All’amministrazione comunale di Peveragno e alla Pro Loco di Peveragno,
scrivo questa lettera come cittadina di Peveragno, un paese dove ci si conosce, dove le tradizioni hanno un valore profondo e dove ogni scelta pubblica assume anche un significato culturale per tutta la comunità. Credo sia utile riflettere sul senso di alcune manifestazioni organizzate ogni anno, in particolare la competizione “Miss Fragola”, con titoli come “Miss Sorriso”, “Miss Belle Gambe” e “Miss Eleganza”, organizzata dalla Pro Loco, promossa e sostenuta dall’amministrazione comunale e svolta in una piazza pubblica del nostro paese.
Non metto in discussione l’impegno di chi organizza questi eventi né la volontà di creare momenti di festa e aggregazione. So bene che dietro queste iniziative ci sono lavoro, entusiasmo e spirito di comunità. Tuttavia, nel 2026, non possiamo limitarci a chiederci se un evento “funziona” o se “attira gente”: dovremmo chiederci anche quale messaggio culturale trasmette, soprattutto quando è sostenuto da un’istituzione pubblica.
Concorsi che premiano caratteristiche fisiche pongono al centro l’aspetto esteriore come criterio di valore. Anche se presentati come momenti leggeri o folkloristici, il messaggio che passa è che il corpo di una ragazza è qualcosa da valutare, classificare e premiare. Storicamente alle donne è stato attribuito soprattutto un valore estetico, mentre agli uomini un valore legato a ciò che fanno o realizzano. È uno schema culturale che oggi, almeno a parole, cerchiamo di superare. Le scuole parlano di parità di genere e di autostima; le famiglie cercano di insegnare ai figli che il loro valore non dipende dall’aspetto fisico. E poi, nella piazza del paese, un evento sostenuto dal Comune ripropone proprio quel criterio.
In una comunità ogni evento pubblico ha anche una dimensione educativa, anche quando non è pensato esplicitamente come tale. Le bambine e le ragazze osservano cosa viene celebrato e premiato; i ragazzi interiorizzano quali criteri determinano il riconoscimento sociale. Se il messaggio pubblico più visibile è che una ragazza viene valorizzata per le sue gambe, il suo sorriso o la sua eleganza estetica, questo contribuisce a definire quali aspettative nutriamo verso le giovani donne.
In un’epoca in cui molte adolescenti vivono pressioni fortissime legate all’immagine e ai canoni estetici, vale la pena chiedersi se vogliamo contribuire ad alleggerire queste pressioni o rafforzarle.
Qualcuno potrebbe obiettare che esistono concorsi nazionali e internazionali e che quindi si tratti di una pratica diffusa e accettata. Ma il fatto che un fenomeno esista su larga scala non significa che ogni comunità debba necessariamente riproporlo o sostenerlo. Proprio perché siamo una realtà locale, abbiamo anche la libertà e la responsabilità di scegliere quali modelli culturali rafforzare.
Se l’obiettivo è valorizzare le ragazze del territorio, allora il riconoscimento potrebbe prescindere dal corpo e includere competenze, impegno, creatività e contributo alla comunità.
Perché non premiare il merito scolastico, il volontariato, i progetti imprenditoriali femminili, le capacità artistiche, sportive o musicali? Le tradizioni hanno senso quando evolvono insieme alla società. Restare ancorati a modelli che oggi risultano superati non significa difendere l’identità del paese, ma ignorare un cambiamento culturale che è già in atto.
Un’amministrazione comunale non è solo promotrice di feste: è un’istituzione che conferisce legittimità simbolica a ciò che sostiene. Quando il Comune sostiene un evento pubblico, sta anche dicendo che quell’evento rappresenta, almeno in parte, i valori della comunità. La domanda allora è semplice: vogliamo davvero che nel 2026 uno dei messaggi pubblici nella piazza del nostro paese sia la premiazione della “più belle gambe”?
Non è una questione di proibire, ma di scegliere quale cultura promuovere. Sono convinta che Peveragno abbia tutte le risorse umane e culturali per immaginare iniziative più inclusive, più moderne e più coerenti con i valori che diciamo di voler trasmettere alle nuove generazioni.
Mi auguro che questa riflessione possa essere accolta come un invito costruttivo a ripensare il futuro delle manifestazioni pubbliche del nostro paese.
Con rispetto e spirito di comunità.
Una cittadina di Peveragno