NUCETTO - Alpitel all'asta, la fine di un simbolo industriale della val Tanaro

Dal cuore delle telecomunicazioni italiane al fallimento: il sito di Nucetto cerca un nuovo futuro mentre i lavoratori attendono gli ultimi pagamenti

Alessandro Nidi 21/03/2026 07:55

Nelle stanze dell’Alpitel di Nucetto, non lontano da Ceva, si progettavano infrastrutture tecnologiche avanzate per tutta Italia: reti di telefonia e connessioni internet veloce che hanno contribuito a modernizzare il Paese. Oggi quegli stessi spazi – uffici, magazzini e perfino i campi da tennis aziendali – sono destinati all’asta, con una base di un milione e duecentomila euro. A raccontarlo è un servizio di TGR Piemonte, che documenta la fine di una delle realtà industriali più significative del territorio. Il fallimento dell’azienda segna la conclusione di una lunga parabola industriale. Nelle prossime settimane, gli ex dipendenti inizieranno a ricevere quanto ancora spetta loro dopo l’avvio della procedura fallimentare, entrata nel vivo nell’agosto dello scorso anno. “Stiamo per raggiungere l’obiettivo di riavere i soldi, che sono una parte importante – spiega Davide Mollo della Fiom Cgil nel servizio TGR Piemonte –, ma resta una riflessione industriale: qui viene a mancare un presidio che ha segnato il territorio per tanti anni”. La storia di Alpitel affonda le radici nel 1950, quando l’imprenditore Giovanni Bellino diede vita a un progetto pionieristico capace di trasformare Nucetto, piccolo centro della val Tanaro oggi con circa 400 abitanti, in un punto di riferimento per il settore delle telecomunicazioni. Per decenni, l’azienda ha rappresentato non solo un polo produttivo, ma anche un motore sociale ed economico per l’intera valle. Nel periodo di massimo sviluppo, Alpitel contava 150 dipendenti nella sede principale e fino a 800 tra Italia e Brasile. Tuttavia, come molte aziende del settore, ha dovuto affrontare negli ultimi anni una crescente pressione competitiva e la necessità di contenere i costi. Il passaggio, sette anni fa, al gruppo calabrese Psc non si è rivelato sufficiente per riuscire a invertire la rotta: debiti ed esuberi hanno progressivamente eroso la solidità dell’impresa. L’asta fissata per il 5 maggio 2026 rappresenta l’epilogo di questa vicenda. Fino ad allora, i dettagli restano riservati, come conferma chi segue la procedura. Nonostante ciò, il destino dello stabilimento è ormai segnato, simbolo di una trasformazione più ampia che riguarda l’intero comparto industriale. Nel frattempo, la val Tanaro prova, con fatica, a reinventarsi. Senza una rete ferroviaria e con collegamenti affidati principalmente alla statale, il turismo non riesce ancora a compensare la perdita di un polo produttivo così rilevante. La fine di Alpitel non è solo la chiusura di un’azienda, ma la perdita di un’identità industriale costruita in oltre settant’anni di storia.