CEVA - Il medico cebano che aiuta gli afghani con le sue protesi: “Resto qui, nessun dubbio”

Il 69enne Alberto Cairo è delegato della Croce Rossa in Afghanistan dal 1989. Con il programma ortopedico ha curato 80mila persone, perlopiù amputati

a.c. 16/08/2021 20:11

 
“Il Comitato internazionale della Croce Rossa lavora principalmente in Paesi in guerra: sono perfettamente cosciente di dove mi trovo e dove avrei potuto trovarmi nel caso la situazione fosse peggiorata”: lo dice ai microfoni di Rainews 24, in collegamento da Kabul, il medico Alberto Cairo.
 
Nato a Ceva nel 1952, il fisioterapista è delegato del Comitato internazionale della Croce Rossa in Afghanistan dal 1989. Nel martoriato Paese centroasiatico era giunto subito dopo il ritiro sovietico ed è rimasto da allora per gestire il programma ortopedico del C.I.C.R., nato inizialmente per aiutare le vittime delle mine. In seguito è stato aperto a chiunque presenti un handicap motorio e dal nucleo iniziale di Kabul si è esteso agli attuali sette centri collocati anche nelle città di Mazar-i Sharif, Herat, Jalalabad, Gulbahar, Faizabad e Lashkar Gah. Nel 1997, sempre sotto la guida di Cairo, il progetto ortopedico ha incominciato a offrire un'assistenza completa ai suoi pazienti, i quali possono, nei suoi centri, ricevere anche un'istruzione e ottenere micro-prestiti. Attualmente, il centro di Kabul ha circa 250 impiegati locali (tutti disabili) ed è stato in grado di curare dal tempo della sua fondazione circa 80.000 pazienti, per lo più amputati. Questo centro inoltre provvede anche alla produzione in loco di sedie a rotelle, protesi e tutori.
 
Nel 2010 l’“angelo di Kabul” era stato candidato al Premio Nobel per la Pace, poi assegnato all’attivista cinese Liu Xiaobo. Autore di Storie da Kabul e Mosaico afgano, editi da Einaudi, cura una rubrica sul quotidiano La Repubblica.
 
“Non c’è stato nessun momento di dubbio: si lavora, si continua, si fa ciò che si può” assicura il dottor Cairo all’indomani della conquista della capitale da parte dei talebani, precisando: “Naturalmente ci si tutela, non si deve pensare che si prendano rischi sconsiderati. Siamo qui per aiutare le vittime e ce ne sono tante”.

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