ORMEA - Sos per la pecora brigasca: l'ultimo pastore rischia di perdere i pascoli

L'allarme di Aldo Lo Manto, unico produttore della celebre toma (presidio Slow Food): "Senza queste terre, il gregge andrà al macello e la razza rischia l'estinzione"

Gregge di pecore brigasche

Alessandro Nidi 23/06/2026 12:50

Il futuro della pecora brigasca e di una delle tradizioni pastorali più antiche delle nostre montagne è appeso a un filo. L’allarme, lanciato dalla pagina di Slow Food Liguria, tocca da vicino anche il territorio cuneese, da sempre legato a doppio filo alla transumanza e alla gestione degli alpeggi nell'area di Viozene, frazione montana del Comune di Ormea. A lanciare il grido d’aiuto è Aldo Lo Manto, titolare dell'azienda "Il Boschetto", considerato l'ultimo grande allevatore di questa razza autoctona delle Alpi Liguri e l'unico produttore rimasto della Toma Brigasca, storico presidio Slow Food. A mettere a rischio l'intera attività è la revoca dell'assegnazione del pascolo situato tra Viozene e le alte terre del monte Saccarello. Il provvedimento, emesso dal Comune di Triora, ha assegnato il lotto a un'allevatrice di bovini applicando il criterio della residenza. Una decisione che di fatto priva il millenario gregge di Lo Manto della sua storica area di passaggio e nutrimento estivo, e che il pastore ha deciso di impugnare legalmente presentando un ricorso tramite gli avvocati Riccardo Lertora e Susanna Schivo. La testimonianza di Aldo Lo Manto Dietro la battaglia legale ci sono motivazioni tecniche e naturalistiche precise. Secondo quanto sostenuto dall'allevatore e supportato da una perizia specialistica, i terreni del monte Saccarello presentano pendenze elevate, rocce affioranti e una forte scarsità di punti d'acqua. Queste specifiche caratteristiche morfologiche rendono l'area ideale per il pascolo ovicaprino ma, al contrario, del tutto inadatta e impervia per il bestiame di grandi dimensioni come i bovini. La famiglia Lo Manto conduce i propri animali su queste vette da circa sessant'anni, portando avanti una tradizione che unisce la costa all'entroterra piemontese. Ogni anno il rito si ripete con la transumanza a piedi dalla stalla invernale di Albenga fino alle praterie d'alta quota del Saccarello, superando fatiche e dislivelli. Oggi il gregge conta circa un migliaio di capi, l'ultimo baluardo numericamente significativo per evitare la scomparsa definitiva della specie. Lo Manto non nasconde l'amarezza per una situazione che rischia di cancellare una vita di sacrifici in un settore dove il ricambio generazionale è ormai inesistente. Quello del pastore è un mestiere duro, senza feste né domeniche, che richiede una dedizione totale. La perdita di questi storici pascoli non significherebbe solo la chiusura di un'azienda, ma la fine di un simbolo biologico e culturale del territorio, con il rischio concreto che l'ultimo grande gregge di brigasche debba essere avviato al macello.