SALUZZO - Saluzzo, "Adotta uno scrittore" resta fuori dal carcere, il Comune: "Rammarico e preoccupazione"

La presa di posizione dell'amministrazione dopo le nuove disposizioni del Dap: "La funzione rieducativa ha bisogno di occasioni di confronto con la società civile e con il mondo esterno"

27/03/2026 12:48

Riceviamo e pubblichiamo.

L’amministrazione comunale della Citta di Saluzzo esprime profondo rammarico e preoccupazione in merito alla mancata autorizzazione da parte del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria all’incontro tra studenti del Liceo “Soleri-Bertoni” e gli studenti ristretti previsto come appuntamento conclusivo del progetto “Adotta uno Scrittore” che da 15 anni si svolge presso la Casa di Reclusione di Saluzzo. Il progetto, che collega questa iniziativa al Salone Internazionale del Libro di Torino, rappresenta per la nostra comunità un’esperienza educativa e culturale di straordinario valore. Nel corso del tempo ha coinvolto generazioni di studenti e numerosi detenuti in percorsi di educazione civica, educazione alla legalità, lettura, confronto e riflessione. Un’esperienza di partecipazione e di condivisione all’interno dell’istituto penitenziario consolidata e riconosciuta, e che ha dimostrato negli anni la propria solidità organizzativa e il proprio valore formativo. La presenza della Casa di Reclusione è parte integrante della storia e della vita della nostra città. Saluzzo ha costruito nel tempo una relazione responsabile e consapevole con il proprio istituto penitenziario, anche per mezzo del suo Garante, riconoscendo l’importanza delle attività e dei percorsi educativi come strumenti fondamentali per il reinserimento sociale delle persone detenute. In questo contesto, l’impegno della scuola, delle associazioni e del mondo culturale ha contribuito a creare un modello di collaborazione tra istituzione penitenziaria e territorio che rappresenta un patrimonio prezioso per tutta la comunità.  A seguito dell’emanazione della circolare 21 ottobre 2025, tuttavia, l’autorizzazione per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo da svolgere in istituiti di alta sicurezza è in capo adesso alla Direzione generale, con estromissione nel percorso decisionale della Direzione del carcere, soggetto investito sino a poco tempo del compito di vagliare ed autorizzare le attività interne in forza della conoscenza della sua popolazione ristretta e dei percorsi rieducativi attivi.      Se l’obiettivo diventa quello di vietare l’ingresso in carcere a soggetti esterni, evitare ogni forma di incontro, contaminazione e condivisione di progetti ed esperienze di formazione, l’esito è penalizzante sotto tutti gli aspetti. È evidente infatti che le attività in carcere si alimentano del contatto con le esperienze e i soggetti esterni, dello scambio con la comunità, ma questo divieto insieme rappresenta una frustrazione incomprensibile anche per gli studenti del Liceo che nelle strutturate occasioni di incontro e confronto con i loro omologhi ristretti hanno trovato un momento di educazione civica concreta, che può avere anche una significativa funzione preventiva rispetto a fenomeni di devianza e criminalità giovanile, e tratto insegnamenti e spunti di riflessione critica per abbattere i pregiudizi ed esercitare una cittadinanza attiva e consapevole.  Le attività culturali, scolastiche, artistiche accademiche e di formazione professionale che negli anni hanno caratterizzato il carcere di Saluzzo, tra cui l’attività teatrale promossa da Voci Erranti Onlus e il lavoro dei volontari di Liberi Dentro OdV, insieme alla formazione scolastica e universitaria presente all’interno dell’istituto, hanno dimostrato quanto la conoscenza, lo studio, l’educazione e il dialogo possano contribuire in modo concreto alla crescita personale, alla responsabilizzazione delle persone detenute e al loro reinserimento sociale.  Interrompere iniziative come quella in oggetto rischia di indebolire proprio quelle esperienze che consentono di dare attuazione al principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve sempre tendere alla rieducazione della persona condannata. La funzione rieducativa non può infatti realizzarsi esclusivamente nell’ambiente dell’istituto, ma ha bisogno anche di occasioni di confronto con la società civile e con il mondo esterno. Nel corso di questi quindici anni, inoltre, non solo non si sono mai verificati problemi legati alla sicurezza nello svolgimento delle attività che hanno coinvolto studenti e detenuti presso la Casa di Reclusione di Saluzzo, ma al contrario, è emerso con chiarezza il valore di tali iniziative in termini di inclusione, responsabilità, progettualità. Mentre scriviamo apprendiamo di ulteriori restrizioni: un gruppo di lettura di persone adulte in collaborazione con una biblioteca esterna, il coro degli studenti, un incontro con il giornalista Matteo Caccia di Radio 24, un corso di formazione teatrale in carcere per operatori esterni. Attività e laboratori già organizzati che non potranno essere realizzati, disperdendo irrimediabilmente energie, valore, impegno di tanti operatori e detenuti. Per queste ragioni, a nome della comunità saluzzese, desideriamo richiamare l’attenzione sull’ importanza e l’urgenza di preservare e valorizzare percorsi ed iniziative consolidate come quella di “Adotta uno Scrittore” e di non disperdere un patrimonio sociale, educativo e culturale costruito nel corso di molti anni e riconosciuto ben oltre i confini della nostra città. L’amministrazione comunale della Città di Saluzzo

c.s.