È arrivata alle porte del palazzo della Provincia la battaglia contro la realizzazione del biodigestore di Ruata Eandi a Saluzzo. Il Comitato che si oppone al progetto ha organizzato un presidio stamattina, venerdì 20 febbraio, durante il quale è proseguita la raccolta firme promossa per dire “no” all’impianto proposto dalla società Aky Biomethane di Genova. Proprio in Provincia si svolge la Conferenza dei Servizi, al termine della quale si deciderà sull’autorizzazione o sullo stop al progetto. A gennaio l’azienda aveva chiesto una proroga di 60 giorni per presentare controdeduzioni e modifiche in base alle osservazioni emerse (precedentemente era già stata concessa un’estensione di tre mesi): la scadenza è ora fissata al 9 marzo. La mobilitazione di stamattina arriva a pochi giorni dagli incontri che il Comitato ha avuto con il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, con l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni e con il presidente della Provincia Luca Robaldo. Durante il presidio i rappresentanti del Comitato hanno ribadito le rimostranze già presentate nei mesi scorsi. L’impianto proposto tratterebbe circa 82 mila tonnellate all’anno di reflui zootecnici e sottoprodotti agricoli per produrre biometano (con potenziale aumento fino a 120 mila tonnellate). Le strutture principali saranno cinque digestori cilindrici da 7 metri di altezza e 26 metri di diametro, tre vasche di stoccaggio del digestato liquido dal diametro di circa 30 metri, alte circa 8 metri, oltre a trincee per silos lunghe 120 metri, aree di stoccaggio per il digestato solido, impianti per purificare il biogas e sistemi di “strippaggio” dell’azoto. Un progetto - sostiene il Comitato - sovradimensionato rispetto alla produzione del territorio, con un pesante impatto paesaggistico su un’area a forte vocazione frutticola, alle porte delle terre del Monviso (e in un sito che dista poche centinaia di metri dalla frazione di Ruata Eandi e circa due chilometri dal centro di Saluzzo). Il Comitato denuncia poi rischi ambientali, a partire dalle emissioni odorigene e da quelli per le acque sotterranee, in una zona con falde poco profonde, come riportato dagli studi geologici commissionati dal Comune. Un altro punto contestato è quello legato all’aumento del traffico su una rete locale ritenuta inadeguata, con mezzi che potrebbero arrivare anche da lontano: è infatti stimato che meno del 25% dei materiali arrivi dall’area del saluzzese (con conseguenti limitati benefici economici per le aziende locali). La voce del Comitato Tutte le criticità elencate sono state illustrate durante il presidio dai referenti del Comitato. “La strada che porta al sito passa all’interno di una piccola frazione, è in pessime condizioni e d’estate c’è un intenso traffico di trattori. - ha detto Daniela Gazzera - Gran parte dei prodotti arriverà da fuori zona, perchè tanti agricoltori del saluzzese sono già dotati di loro piccoli biodigestori. Inoltre servirà del mais, circa 20 mila tonnellate all’anno, per avere un prodotto valido: l’azienda sostiene che verrà trovato nell’arco di 10 km, ma questa è una zona a vocazione frutticola”. L’area che dovrebbe ospitare il biodigestore, di proprietà di un privato, attualmente ospita un meleto: “Si andrebbe ad estirparlo. Questa è una zona di frutteti, un impianto del genere non c’entra niente, non c’è il materiale per alimentarlo”, hanno detto Bruno Franco e Alberto Mattio. Dai referenti del Comitato, dopo gli incontri istituzionali delle scorse settimane, anche un appello alla politica: “Siamo stati ascoltati e abbiamo esposto le nostre ragioni, sappiamo che c’è la volontà di analizzare bene le criticità dell’impianto. Vorremo però che la politica andasse ad esporsi ed esprimersi contro questa tipologia di impianti, come ha fatto recentemente il presidente Robaldo, per esempio, riguardo agli impianti fotovoltaici a terra”. Il sostegno del Comune Presente al presidio anche il sindaco di Saluzzo, che con l’amministrazione è fermamente schierato contro la realizzazione dell’impianto: “Le preoccupazioni del Comitato e di chi abita nella frazione sono le nostre. Siamo favorevoli all’innovazione, ma solo se è sostenibile. A Saluzzo ci sono già sette impianti a biogas e due di biometano in costruzione, tutti di aziende locali, che servono il territorio locale. Qui invece parliamo di una multinazionale, la gran parte dei prodotti arriverà da fuori. Ci sarà un viavai di veicoli in entrata e in uscita, su strade che non sono adeguate e che da tempo chiediamo di migliorare”. Condivide le istanze anche l’ex sindaco, oggi consigliere regionale del Partito Democratico, Mauro Calderoni, presente anch’egli di fronte alla Provincia: “Il Pnrr ha degli obiettivi da raggiungere, ma non è stato dettagliato a livello territoriale. Non c’è un sistema di criteri che valuti la compatibilità di questi impianti con l’economia reale del territorio. Quello in questione è totalmente sovradimensionato rispetto alla capacità residua di liquami che non sono già trattati. Non basterebbe tutta la produzione saluzzese di mais per alimentarlo. Gli obiettivi sono condivisibili, la realizzazione pratica è totalmente scollegata dalla realtà locale”.