SALUZZO - "Se la motivazione di chi appicca il fuoco è la bonifica del sottosuolo, il calcolo è sbagliato"

Emergenza incendi boschivi, su Facebook il commento dell'ex sindaco di Saluzzo e volontario AIB Paolo Allemano. Con una riflessione sul PNRR: "Non è bello lo spettacolo che va in scena"

Redazione 10/02/2022 13:54

Chi gioca col fuoco dovrebbe considerare i rischi per l’ambiente e per gli uomini, i costi per la collettività (noi siamo volontari ma l’elicottero non vola gratis), i danni economici, la spinta verso l’ulteriore abbandono delle aree interne. Un dramma”. Lo ha scritto in un lungo post pubblicato su Facebook Paolo Allemano, ex sindaco di Saluzzo e volontario AIB nella squadra di Rifreddo. Numerosi gli incendi boschivi registrati nelle ultime settimane: la Regione ha dichiarato lo scorso 16 gennaio lo stato di massima pericolosità, tutt’ora in vigora a causa della perdurante siccità. Gli ultimi casi hanno interessato le alture di Villar San Costanzo, Sampeyre, Sanfront, ma nei giorni precedenti anche Cervasca e altre località dell’area pedemontana intorno a Cuneo erano state interessate dai roghi.
 
Scrive Allemano: “Se la motivazione di chi appicca il fuoco è la bonifica del sottosuolo per favorire la crescita dell’erba per i pascoli, non potendosi tirare in ballo la speculazione edilizia su pendii dove si cammina a stento a quattro gambe, il calcolo è sbagliato: se il bosco non è governato dall’uomo ed è in stato di abbandono l’incendio ha esiti incontrollabili. Si ricorre a un rimedio peggiore del male. Da decenni ci diciamo che il patrimonio boschivo è una risorsa vitale per le aree montane. Chi ha amministrato piccoli comuni di valle come il sottoscritto (sindaco di Rifreddo dal 1995 al 2004, ndr) sa che esistono censimenti del patrimonio boschivo e piani forestali accurati. Due ostacoli si oppongono allo sfruttamento intelligente dei boschi: il frazionamento catastale (tante piccole proprietà che impediscono di raggiungere una massa critica) e il costo del recupero del legname, che richiede infrastrutture e macchinari costosi. Problemi seri ma superabili con l’associazionismo fondiario (esiste una legge ad hoc varata nella scorsa legislatura regionale) e con un uso intelligente del denaro pubblico”.
 
Poi Allemano pone un interrogativo, con una riflessione sul PNRR: “Ora mi chiedo: possibile che con la montagna di soldi che sta arrivando con il PNRR non si possa affrontare questo aspetto dell’economia montana? Si deve continuare a sentire parlare di borghi montani in termini romantici, come terre che attendono archistar e speculatori immobiliari per un rilancio? Come se fossero regge sabaude necessitanti di un restyling? Non è bello lo spettacolo che va in scena sui fondi del PNRR: sindaci in balia di speculatori, nell’impossibilità di progettare per carenza di uffici tecnici, in competizione tra loro sulla scia di bandi che rilanciano il municipalismo invece di spingere a lavorare insieme. Anche i Comuni hanno delle responsabilità perché troppe volte hanno privilegiato la loro identità sull’associazionismo o si sono affidai a una parvenza di impegno sovracomunale, preoccupandosi di avere sempre a disposizione delle porte girevoli atte a garantire l’uscita dalle forme associative al minimo screzio. Se il PNNR sarà per i piccoli comuni una lotteria avremo perso l’ennesima occasione, forse l’ultima, per fare politiche serie di area vasta che rendano possibile, sicura e virtuosa la vita in montagna”.

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