SAVIGLIANO - “Oltre il biologico”, per un’agricoltura attenta all’ambiente e più produttiva

Il messaggio di Confagricoltura dal convegno alla Fiera della Meccanizzazione di Savigliano

Andrea Olivero
Il pubblico
Enrico Allasia
Enrico Allasia

17/03/2017 18:56

I metodi di produzione convenzionale, biologica, biodinamica e l’agricoltura integrata sono parti integranti dell’intero sistema agricolo; domani, forse, andranno a confluire in un’agricoltura unica, attenta all’ambiente. Ma qualunque sistema agricolo sarà adottato in futuro, tuttavia, oltre che più sostenibile dovrà essere anche altamente produttivo, considerate le esigenze su scala globale”. Così il presidente di Confagricoltura Cuneo, Enrico Allasia, ha spiegato il senso del convegno “Oltre il biologico” che si è svolto giovedì 16 marzo alla 36ª Fiera nazionale della Meccanizzazione di Savigliano.
Il pomeriggio si è aperto con un’analisi del momento favorevole che sta vivendo il settore biologico in Italia. Luigi Tozzi, dell’area Qualità e Sicurezza alimentare di Confagricoltura, ha messo in luce i numeri del settore che conta circa 60mila operatori in Italia, per una Superficie agricola utilizzata (Sau) a biologico che nel nostro Paese è del 12%, contro una media UE del 6,2%. In Piemonte a fine 2015 le aziende bio erano il 3% del totale, con 34.136 ettari coltivati (+9,63% sul 2014), per un totale di 2.308 operatori (+8,9% sul 2014). Paolo Parisini, presidente della FNP agricoltura biologica di Confagricoltura, invece, ha sottolineato come nel settore occorrano grandi professionalità e l’impegno da parte delle istituzioni a sviluppare la ricerca e a debellare una burocrazia sempre più opprimente.
Interessante, poi, il riscontro reale fornito dalle testimonianze di tre imprenditori che hanno intrapreso la strada del biologico. Il primo è stato Giorgio Bonacini de “Il Grifo” di Reggio Emilia, che dal 1997 alleva circa 400 suini con l’obiettivo di riunire tutte le singole fasi della complessa filiera biologica: dalla produzione di cereali biologici utilizzati per l’alimentazione dei suini, fino alla trasformazione e vendita delle carni, riuscendo a raggiungere quotazioni in media di 4,5 euro al chilo (peso vivo). A seguire, è intervenuto Paolo Brambilla, dell’omonima azienda, che da 15 anni alleva a Lodi 450 bovini da latte (75% di razza Frisona) e conduce 450 ettari destinati alla produzione di foraggi bio usati in azienda. Anche sul prezzo del latte alla stalla il riscontro del bio è evidente: si parla di 16/18 centesimi di euro in più al litro rispetto alla quotazione base. Infine è stata la volta di Alberto Cordero di Montezemolo dell’azienda agricola “Monfalletto” di La Morra, che a partire dal 2013 ha deciso di certificare la produzione di uva biologica, spinto anzitutto da una forte convinzione: il giovane imprenditore ha sottolineato, infatti, come il biologico vada fatto in modo serio e rigoroso, attendendo con pazienza risultati che spesso sono lenti da ottenere. 
Anche chi non opterà per il biologico dovrà comunque tenere conto dei cambiamenti in atto, come ha spiegato Paolo Lambertini di Syngenta, che ha chiarito come la chimica stia andando sempre più verso molecole sicure e responsabili nel gestire le resistenze, mentre la genetica sia impegnata nella predizione delle conseguenze del miglioramento genetico.
Il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio, poi, ha ricordato come il settore agricolo soffra purtroppo ancora di scarsa redditività e in questo scenario si giocano anche le sfide future della sostenibilità ambientale. Come fare? “Organizzando la filiera con una maggior presenza della parte agricola, aggregando l’offerta, aprendo alla trasformazione aziendale dei prodotti e comunicando meglio ciò che facciamo” ha sottolineato. 
A concludere i lavori il viceministro alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Andrea Olivero: “Il biologico è cresciuto in maniera tumultuosa, ma bisogna arrivare a uno sviluppo più ordinato, per fare fronte alla forte richiesta del mercato – ha detto –. Occorre investire su ricerca, innovazione e formazione degli operatori, oltre a migliorare il sistema di garanzie, con più controlli in campo e meno carta. Il biologico deve diventare l’emblema di una qualità e di una crescita generale dell’impresa, in armonia con il territorio su cui opera”.

c.s.

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