Ha parlato per poco più di due ore Elia Del Grande, il “killer dei fornai” evaso dalla casa lavoro di Alba, davanti al gip Marcello Buffa nel carcere dei Miogni di Varese. Qui il cinquantenne è detenuto da mercoledì scorso. Da quando, cioè, i carabinieri della compagnia di Gallarate hanno posto fine alla sua fuga iniziata il giorno di Pasqua, la seconda in sei mesi. In sede di convalida dell’arresto per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni e del fermo, arrivato alcune ore più tardi, per rapina aggravata, Del Grande si è difeso dalle accuse: “Ha fornito la sua versione dei fatti dichiarandosi estraneo alla rapina ma ammettendo il furto dell’auto” ha spiegato il suo legale, l’avvocato Cristina Bono, interpellata dall’Ansa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Del Grande ha aggredito la settantenne proprietaria del mezzo mentre puliva la tomba del marito, ferendola in modo serio. L’obiettivo era sottrarle le chiavi di una Cinquecento parcheggiata nella zona del cimitero di Lentate, nel Varesotto. La vittima dell’aggressione è stata ricoverata all’ospedale di Circolo di Varese in codice giallo. Del Grande, che nel 1998 sterminò la famiglia uccidendo padre, madre e fratello nella loro abitazione di Cadrezzate (Varese), ha detto di aver trovato le chiavi inserite nel quadro della macchina e di averne approfittato. Ha aggiunto di non sapere cosa sia accaduto alla donna che ha negato di aver aggredito. Il legale ha sottolineato che al cimitero non ci sono telecamere di videosorveglianza e ha riferito di aver trovato il proprio assistito tumefatto a un occhio: “Lamenta inoltre dei dolori alle costole. Vedremo in seguito di indagare l’origine del livido e dei dolori”. Su come da Alba abbia raggiunto, ancora una volta, il Varesotto, diretto come sempre a Cadrezzate dove è domiciliato e dove è nato e cresciuto, nulla è stato detto. “Semplicemente sono fatti che nulla hanno a che vedere con le misure in convalida” aggiunge la legale. Del Grande ha dato la sua versione dei fatti anche sulla resistenza - ha investito un carabiniere durante una manovra con l’auto nel tentativo di riuscire a scappare -, ridimensionando l’accaduto. Da lui nessuna dichiarazione di pentimento. Il pm ha chiesto la misura della custodia cautelare in carcere, il gip si è riservato. Dopo aver scontato venticinque anni in carcere, l’uomo era stato posto in libertà vigilata prima a Castelfranco Emilia e poi, dopo la prima fuga, in casa lavoro ad Alba. Pochi giorni prima dell’evasione di Pasqua gli era stata notificata la proroga della misura di sicurezza per un altro anno.