VERDUNO - Gettò l’amico nel Tanaro, il tribunale condanna un 16enne per la morte di Abdou Ngom

Per il giovane, residente a Bra, una pena di sei anni. Era accusato di aver spinto il 13enne in acqua per una lite, la difesa parlava invece di gioco finito in tragedia

in foto: Abdou Ngom, il tredicenne annegato nel Tanaro

Andrea Cascioli 15/06/2026 19:45

Sei anni, quattro mesi e venti giorni di carcere: la pena inflitta dal tribunale per i minorenni di Torino a un imputato non ancora diciassettenne, residente a Bra, ammonta a quanto aveva richiesto il pubblico ministero Davide Fratta nella sua requisitoria. Gravissimo, il reato contestato: l’omicidio con dolo eventuale di un ragazzino di tredici anni, Abdou Ngom, il cui corpo venne inghiottito dalle acque del Tanaro che non lo hanno mai più restituito. A giudizio è finito un amico dell’adolescente di origini senegalesi, figlio di un operaio dell’Abet e studente di scuola media. Il ragazzo, classe 2009, era insieme ad Abdou e ad altri due amici minorenni la mattina del 22 aprile 2025: una giornata libera dalle lezioni, che i quattro volevano trascorrere alla “spiaggia dei cristalli” di Verduno. La prima nuotata di stagione nella primavera appena sbocciata. Il fiume però era gonfiato dalle piogge dei giorni precedenti e la corrente non aveva lasciato scampo al tredicenne: non sapeva nuotare, anche gli amici lo sapevano. Le indagini contro uno di loro sarebbero partite dalle chat fra i componenti del gruppo, dopo la disgrazia. L’ipotesi dell’accusa è che il quindicenne avesse litigato con l’amico per un debito da cinquanta euro e lo avesse scagliato in acqua per spaventarlo. La difesa, rappresentata dagli avvocati Pier Mario Morra e Giuseppe Vitello, parla invece di un gioco tra ragazzi sfociato in tragedia, senza volontà di far male. Sul punto gli avvocati preannunciano ricorso: “Non condividiamo le valutazioni sull’elemento soggettivo”. Increduli i conoscenti del giovane condannato, anche lui figlio di una famiglia di immigrati, arrivati dal Marocco: viene descritto come un bravo ragazzo, tesserato in una squadra di calcio locale, non un bullo vendicativo. Il giovane era finito in custodia presso una comunità dall’avvio delle indagini. In aula a Torino oggi era presente anche il padre di Abdou. La famiglia potrà eventualmente rivalersi in sede civile.