Un gatto trafitto da un dardo, presumibilmente scagliato da una balestra, destinato a morire tra atroci sofferenze. A segnalare l’increscioso caso è “La Casa di Romeo”, associazione che si occupa di gatti randagi e che insieme al Comune di Cherasco crea colonie protette per sterilizzarli e dare loro una casa. Il macabro ritrovamento è avvenuto domenica mattina, in frazione San Giovanni: una delle volontarie dell’associazione si stava recando in una delle colonie, quando si è imbattuta nel gatto, come detto trapassato da un dardo, ma ancora vivo. Vani i tentativi di soccorso, con l’animale che, impaurito e in preda al dolore, si è trascinato via dirigendosi verso il giardino di una casa. “Ha cercato di passare attraverso la cancellata, come magari aveva fatto tante altre volte, ma il dardo gli impediva il passaggio”, si legge nella ricostruzione sulla pagina Facebook dell’associazione: “Da quanto tempo era in quelle condizioni? I vicini dicono che i loro cani in giardino avessero abbaiato tutta la notte ed è probabile che qualcuno abbia mirato a lui col favore delle tenebre, sicuro di non essere visto”. Il gatto ha poi barcollato verso i campi e si è infilato in un canale, facendo perdere le sue tracce e andando incontro a un triste e inevitabile destino. “Una tale crudeltà - dicono dall’associazione - non trova giustificazione nemmeno nel fastidio che alcune persone manifestano per la presenza (peraltro minima) di gatti randagi nel piccolo borgo. Il gatto è un randagio anziano, accudito da una signora che a casa sua gli aveva allestito un riparo e gli forniva del cibo. I gatti randagi non vengono da Marte, sono ex gatti domestici che sono stati abbandonati e si trovano a vivere una vita tutt’altro che idilliaca come molti pensano. Oppure vengono da colonie che si originano da gatti domestici non sterilizzati che si riproducono all’infinito e si disperdono nel territorio. Quindi la loro esistenza è una responsabilità tutta umana”. I fatti sono stati denunciati ai Carabinieri, inoltre sono state allertate le guardie zoofile, i Carabinieri Forestali, il Sindaco e la Polizia Municipale. L’associazione si rivolge però agli abitanti della frazione, località con poche decine di case: “Nessuno tra voi ha mai visto, sospettato, sentito dire qualcosa? Vi va bene che ci sia tra voi chi pensa di risolvere un non problema con la violenza? Una persona che vi saluta che si mostra gentile e poi è capace di questo e di chissà cos’altro?”. Il dardo è stato sparato nelle vicinanze della chiesa e si sospetta che non si tratti del primo episodio di questo genere: “Dall’anno scorso ad oggi sono spariti diversi gatti in quella zona e tra le dieci colonie fondate in Cherasco nell’ultimo anno, è l’unica in cui questo avviene”. “Non è la prima volta che vedo usare la violenza contro chi non si può difendere per eliminare un animale che infastidisce con la sua presenza. - spiega una referente de La Casa di Romeo - Solo oggi una ‘gentile’ signora di Cherasco mi ha detto che se non le avessi portato via oggi stesso un gatto che frequenta il suo cortile ci avrebbe pensato lei facendolo sparire. Un altro soggetto, tempo fa, ha chiesto aiuto all’associazione perché dei gatti gli entravano in giardino, e una volta che gli abbiamo spiegato come si devono fare le recinzioni per non farli entrare, ha pensato di non seguire il nostro consiglio e fissare delle strisce di aculei d’acciaio sopra la cancellata. Risultato? I gatti ovviamente entrano lo stesso nel suo giardino, arrampicandosi sul piccolo cancello in cui gli aculei non potevano essere fissati, ma rischiano di ferirsi seriamente, ma forse alla fine è proprio questo che si vuole ottenere pensando che un animale possa imparare la lezione”. “Se tutti questi sforzi - concludono dall’associazione - fossero diretti alla vera e unica soluzione del problema che è la sterilizzazione, il randagismo sarebbe scomparso da molto tempo. Noi volontari usiamo i nostri soldi, il nostro tempo, per aiutare: si parte dai gatti e poi ci ritroviamo a tendere una mano anche a persone che come i gatti rientrano tra gli ultimi e che nessuno guarda. Il volontariato è una fortissima esperienza umana, un’osmosi tra esseri che si vedono. Questo ci spinge sempre ad andare avanti, anche con le lacrime agli occhi, come in questi giorni. Non possiamo pensare che il male possa vincere sempre, proprio non possiamo”.