Il posto era noto con l’appellativo di “i sali”, perché per arrivarci bisognava fare un saliscendi sulle scale di una casa di ringhiera a Bra. Quel via vai ha dato fastidio a qualche residente e ha portato alle prime segnalazioni alla Polizia. Da lì gli appostamenti: c’era un appartamento con gli scuri perennemente chiusi, ma all’interno, di notte, filtrava la luce elettrica. E all’ora di cena qualcuno si affacciava per accogliere i corrieri dei servizi di delivery. Su e giù per le scale, anche loro, come i clienti che salivano, pagavano, prendevano il loro sacchetto di “bianca” e sparivano. I poliziotti hanno contato trecento passaggi in appena una settimana di appostamenti. Non stupisce che sia ingente anche il bottino dell’operazione “Up & Down” - su e giù, appunto - condotta dalla Squadra Mobile di Cuneo sotto la direzione della procura di Asti. Undici chili di cocaina sequestrati, otto dei quali erano proprio in quell’appartamento, suddivisi in panetti da un chilo con sopra impresso il logo “Gucci”. Quando gli agenti hanno fatto irruzione l’11 febbraio scorso, sfondando una porta blindata e rinforzata, hanno trovato 15mila euro in contanti e arrestato due cittadini albanesi, padre e figlio: il papà è un operaio, in regola col permesso di soggiorno, il figlio invece era irregolare. La fidanzata del ragazzo è stata a sua volta denunciata a piede libero come complice. Un quarto soggetto, identificato, era riuscito invece a fare un salto di quattro metri dalla finestra e a dileguarsi in direzione della ferrovia. Ma questo era solo l’inizio di un’indagine che ha portato in seguito all’arresto del “pesce grosso”: il fornitore, un albanese residente a Cuneo, già arrestato nel 2019 per fatti analoghi. “Aveva probabilmente allargato il suo giro d’affari” spiega l’ispettore superiore Mariella Faraco, che da responsabile pro tempore della Mobile ha avviato l’inchiesta. Il giorno del blitz gli agenti appostati lo avevano visto scendere da un’auto e prendere contatto con uno degli spacciatori sul posto, lasciandogli una borsa di plastica. Il “sorvegliato speciale”, identificato solo in un secondo tempo, si è rivelato essere un criminale molto scaltro: “Effettuava spostamenti repentini, era molto attento a non cadere in eventuali tranelli. In una stessa giornata riusciva a percorrere anche settecento, ottocento chilometri”. Quando il primo giugno è stato notato dirigersi verso l’hinterland milanese, in questura si è deciso di intervenire supponendo che si fosse mosso per fare “il carico”. L’intuizione si è rivelata corretta: fermato dalla Polstrada di Chivasso, è stato trovato con sei involucri di cocaina in macchina, per il peso complessivo di un chilo, nascosti all’interno dei sedili dell’auto. Impossibile accorgersene, da un controllo a occhio nudo. In una borsa portacomputer c’era invece mezzo chilo di marijuana, anch’essa di ottima qualità. Il tribunale di Ivrea aveva disposto solo la misura degli arresti domiciliari, ma la Polizia non ha smesso di sorvegliarlo. Si è scoperto così che il soggetto continuava ad avere contatti con altri criminali di spessore. Il 14 luglio scorso è intervenuta la misura dell’incarcerazione. Anche il più giovane dei due arrestati a Bra è tuttora in carcere, mentre per il padre è stato disposto l’obbligo di firma. “Abbiamo avuto a che fare con personaggi che non erano semplici spacciatori” sottolinea Faraco: “Si muovevano come veri e propri imprenditori per piazzare lo stupefacente, tramite i canali digitali. Ogni tanto giungeva agli acquirenti la comunicazione ‘è arrivata neve fresca’, per significare l’arrivo di un nuovo carico”. Gli spacciatori erano attivi su Snapchat, Telegram e Whatsapp. All’indagine ha preso parte il subentrante capo della Mobile, il commissario capo Francesco Pirondini, presente alla conferenza stampa odierna con il questore Rosanna Minucci, l’ispettore Marco Ajera dell’Antidroga e il procuratore capo di Asti Biagio Mazzeo: “Ringrazio la Squadra Mobile e la Questura - ha detto quest’ultimo - per l’impegno in questa indagine, protrattasi per molto tempo con numerose attività investigative tecniche e tradizionali”. In termini pratici, il sequestro di undici chili di sostanza pura ha tolto dal mercato un quantitativo stimato in oltre 55mila dosi, per un valore di circa quattro milioni di euro. Un duro colpo per lo spaccio nella zona, sebbene l’offerta non manchi mai. A questo riguardo si sottolinea che, nonostante la coincidenza temporale, nessun collegamento è emerso con l’omicidio di Erdi Varaku, commesso il 20 febbraio scorso nelle campagne di Pollenzo e legato ad analoghi movimenti nel mondo dello spaccio.