BRA - La serata agli aperitivi in consolle e poi lo stupro dei calciatori: ecco le accuse che scuotono Bra

Fausto Perseu, Alessio Rosa e Christ Jesus Mawete, tra i protagonisti della cavalcata in C, hanno chiesto il rito abbreviato: secondo i difensori, un video li scagiona

Andrea Cascioli 10/04/2026 20:10

Si parla di una festa incominciata in un bar e conclusa con una violenza sessuale di gruppo nelle carte dell’inchiesta della procura di Asti che vede accusati tre ex calciatori del Bra. Fausto Perseu, mediano di 23 anni, romano, oggi nella rosa del Giulianova, Alessio Rosa, attaccante 22enne di Tivoli (Roma), in forza al Ligorna e Christ Jesus Mawete, centrocampista ventenne di Mondovì, il quale ora milita nel Livorno dopo essere cresciuto nelle giovanili giallorosse. Le difese dei tre, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Gianluca De Bonis, Alessandro Buccieri e Andrea Rosso, hanno formalizzato le richieste di rito abbreviato e respingono ogni addebito. Il Bra dal canto suo prende le distanze, esprimendo “assoluto stupore” per la notizia e proclamando la propria estraneità “da ogni condotta e da episodi riferiti alla sfera privata delle persone coinvolte che, se accertati, meritano la più ferma condanna”. La società aveva festeggiato un mese e mezzo prima dei fatti, in aprile, la storica cavalcata verso la Serie C dei ragazzi di Nisticò, conclusa con tre giornate di anticipo. Il presunto stupro sarebbe avvenuto a fine maggio, il 30: un venerdì, la seconda delle serate dell’“aperitivo in consolle” a Bra. La ragazza conosceva uno dei componenti della squadra, non coinvolto nell’inchiesta. Avvicinata da Perseu in un bar di via Cavour, avrebbe accettato l’invito a casa sua e l’incontro sessuale. Nell’alloggio che il centrocampista condivideva con altri compagni di squadra, però, sarebbe stata raggiunta da Rosa e Mawete e obbligata ad un rapporto di gruppo. L’avviso di conclusione delle indagini, condotte dal pm Davide Greco, menziona il fatto che i tre uomini l’avrebbero costretta a ripetuti rapporti sessuali, anche non protetti (solo uno di loro indossava il preservativo), con ciò “abusando delle condizioni di inferiorità psichica e fisica” della ventenne. A dare l’allarme era stata un’amica che, non avendo sue notizie, aveva avvisato altri calciatori e minacciato di chiamare i carabinieri. A carico del solo Rosa pesa anche l’accusa di revenge porn, per aver inviato video e foto dell’accaduto su una chat di gruppo della squadra, denominata “We are Champs”. A detta dei legali, a smentire le accuse sarebbe in realtà proprio uno dei video: “Spero che tu non vada a dire che ti ho costretta a salire” si sente dire da uno dei calciatori. “Non dico nulla” risponde lei, che il giorno dopo sporgerà denuncia. In fase di indagine, la giovane è finita in ospedale più volte per aver tentato il suicidio e ha interrotto gli studi per alcuni mesi. In attesa che si chiariscano i contorni di un episodio che ha scosso il calcio italiano, il Livorno, attuale squadra di Mawete, informa che “seguirà gli sviluppi della vicenda riservandosi di adottare i provvedimenti più opportuni”, mentre il Giulianova di Perseu fa sapere di avere avviato “un confronto interno con il calciatore al fine di valutare soprattutto il suo attuale stato psicologico e personale”