Nella tarda serata di giovedì 21 maggio Carlo Petrini si è spento presso la sua abitazione di Bra, all’età di 76 anni. A confermarlo è una nota di Slow Food, il movimento che aveva fondato quarant’anni fa, nel 1986. Da quell’evoluzione di Arci Gola avrebbero preso vita la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nel 2004. “Chi semina utopia, raccoglie realtà” è la frase che i collaboratori più stretti di “Carlin” ricordano: “Sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia”. Nato il 22 giugno del 1949 a Bra, mamma maestra e papà ferroviere, Petrini era stato impegnato nella prima gioventù nell’associazionismo cattolico, con la San Vincenzo, insieme ad alcuni amici - come Azio Citi - che lo avrebbero seguito più tardi nella grande avventura della Chiocciola. Da consigliere comunale del Pdup aveva animato la stagione del post-Sessantotto, contribuendo a fondare il circolo Leonardo Cocito e la storica Radio Bra Onde Rosse, una delle prime radio libere. Sul fronte gastronomico già nel 1977 aveva partecipato alla nascita del Gambero Rosso, come inserto del Manifesto, nell’epoca in cui promuoveva le prime edizioni del Cantè i’euv, una rassegna folkloristica ispirata all’antica usanza piemontese di andare di cascina in cascina, nel periodo quaresimale, a chiedere qualche uovo e un bicchiere di vino. Sono gli stessi anni in cui, con il Club Tenco, Petrini scopre e porta al successo da Arbore le mitiche Gemelle Nete. L’Arci Gola arriva nel decennio del “riflusso”, auspice una famosa polemica con il direttivo dell’Arci di Montalcino: reduci da un pranzo scadente nella locale Casa del Popolo, i futuri arcigolosi scrivono “noi pensiamo che sia ora di finirla con i compagni che si improvvisano cuochi e camerieri o perlomeno, se tali sono i loro intendimenti, debbono specializzarsi, a maggior ragione se chiedono un compenso”. I toscani non ci stanno e rispondono per le rime, invitando Petrini a un dibattito che ha luogo pochi mesi dopo. Tre anni più tardi la rete dei buongustai è pronta a costituirsi in associazione autonoma, staccandosi dall’Arci: il congresso fondativo si tiene alla tenuta di Fontanafredda, nelle Langhe, tra il 26 e il 27 luglio 1986. Quel nome inglese, “slow food”, comincerà a circolare in seguito, coniato secondo la leggenda dal papà del Gambero Rosso Stefano Bonilli insieme allo stesso Petrini. Il resto, come si dice in questi casi, è storia. Quella di un movimento che oggi conta oltre 100mila soci in circa 150 Paesi del mondo, organizzati in una rete di più di 1.500 condotte. Una realtà ampliatasi negli ultimi due decenni con Terra Madre e con la fondazione dell’ateneo di Pollenzo, ma anche con la diffusione delle Comunità Laudato Si’ che Petrini aveva promosso, a partire dal 2017, sulla scorta dell’omonima enciclica ambientalista di papa Francesco. La Chiocciola resta il più riuscito tra gli “elefanti di Carlin”, come gli amici definivano le idee ambiziose e folgoranti che l’eco-gastronomo sfornava a ripetizione. “Se uno l’è propi matt, vuol dir c’ l’è anche furb” aveva detto di lui Enzo Bianchi, visitando Pollenzo all’epoca in cui il campus ancora non esisteva. Anche quella scommessa gli avrebbe dato ragione.