Andrea Spinelli avrebbe potuto essere in carcere al momento della rapina alla gioielleria Roggero in cui lui e il complice Giuseppe Mazzarino persero la vita, colpiti dai proiettili sparati da Mario Roggero. Lo rivela uno scoop giornalistico de Il Foglio, che nel pezzo a firma di Ermes Antonucci parla di un’indagine, avviata due mesi prima, a carico del futuro rapinatore. Su Spinelli si indagava per un estorsione, con minacce e percosse. Nel febbraio 2021 il pregiudicato, già noto negli ambienti giudiziari per la sua attività di truffatore, sarebbe stato ingaggiato per estorcere denaro a un imprenditore: la vittima raccontò di essere stata convinta a incontrarlo in un’abitazione di Bra, dove sarebbe stata poi rinchiusa in un garage e colpita con schiaffi al volto. L’uomo aveva firmato alcune cambiali, come richiesto da Spinelli e da una terza persona, in pagamento di un presunto debito. Il giorno dopo aveva denunciato i fatti ai carabinieri di Alba. In casa del complice erano stati trovati cambiali e fatture a cui aveva fatto riferimento l’autore della denuncia e anche il bastone che Spinelli avrebbe usato per minacciarlo. Secondo la ricostruzione giornalistica, i carabinieri proposero misure cautelari nei confronti dei due indagati ma la procura di Asti - la stessa che ha inquisito Roggero dopo il duplice omicidio - non diede seguito al suggerimento. La vicenda denota, scrive il Foglio, “una certa indulgenza degli inquirenti nei confronti dei diffusi episodi di criminalità nel territorio”. Parole che il procuratore di Asti Biagio Mazzeo, stamattina a Cuneo per illustrare i risultati di una vasta operazione antidroga a Bra, contesta: “Ci sono leggi che limitano in modo drastico la possibilità di chiedere o disporre misure cautelari, la libertà prima del processo è la regola”. “Può darsi ci sia stato un errore di valutazione, - ammette - ma certo non si poteva prevedere che questo soggetto rapinasse una gioielleria dopo aver schiaffeggiato un imprenditore: se fosse stata una rapina, l’avrei trovato più logico”. In ogni caso, aggiunge il magistrato, “bisogna valutare anche se le denunce siano credibili e due mesi possono non bastare per ottenere la misura”. Mazzeo rileva sul punto una contraddizione: “Da un lato si vogliono misure drastiche e dall’altro si plaude al fatto che vengano ridotte sempre più le possibilità di richiedere misure cautelari. A noi servono indicazioni coerenti dalla politica, per sapere come regolarci”. Un cenno dal procuratore di Asti riguarda la “mediatizzazione” del caso Roggero: “C’è l’impressione che su questo ‘treno’ siano saltate troppe persone e che ora non si voglia lasciarlo, anche a prezzo di sostenere affermazioni contraddittorie”.