CUNEO - Accoltella l’amico a capodanno, dopo una lite per una banconota da dieci euro

Per i fatti di sangue in un’abitazione di Spinetta è stato condannato dal giudice un 32enne: “Ma ho chiamato l’ambulanza, perché volevo aiutarlo”

Andrea Cascioli 24/01/2024 16:55

Non era stato davvero un buon inizio d’anno quello di un 29enne residente a Peveragno, accoltellato da un amico dopo una lite banale. Motivo del contendere il possesso di una banconota da dieci euro, trovata in casa dell’aggressore: “Non ci siamo capiti” ammette il giovane che nella colluttazione aveva avuto la peggio.
 
S.L., classe 1991, è stato condannato dal giudice Giovanni Mocci a un anno di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale. Era a processo per i fatti accaduti il 1 gennaio di due anni fa nella sua abitazione di Spinetta. Lui stesso aveva invitato l’amico e la sua fidanzata a trascorrere insieme il pomeriggio, e così avevano fatto. “Abbiamo passato la giornata tra Netflix, videogiochi e qualche birra” ha raccontato l’imputato, sostenendo però che nessuno dei due avesse perso il controllo di sé: “Non eravamo così tanto ubriachi”. Di parere contrario la persona offesa: “Eravamo tutti e due ubriachi, a un certo momento io e la mia fidanzata volevamo andar via. Ho visto dieci euro sul tavolo e li ho presi, credevo fossero i soldi che avevo messo da parte per la benzina”.
 
Tanto sarebbe bastato per scatenare l’aggressione: “Lui ha preso un coltello che stava sulla scrivania, non so se avesse paura che io potessi aggredirlo. Mi ha colpito in otto punti sulla schiena. Per cercare di difendermi ho anche afferrato il coltello dalla parte della lama e mi sono tagliato”. La ragazza, allontanatasi dopo aver cercato di sedare la lite tra i due uomini, era tornata per soccorrere il suo fidanzato e aveva portato via anche il coltello. Il 29enne sanguinava in maniera copiosa, ma mentre la sua compagna lo stava portando in ospedale le aveva chiesto di tornare a casa di S.L.: “Sentivo che la situazione non era chiarita, perciò sono tornato indietro e gli ho citofonato: volevo sapere perché mi avesse colpito, ma lui non aveva aperto”.
 
Prima che arrivasse il 118, il giovane si era già accasciato a terra svenuto: sarebbe stato ricoverato in ospedale per alcuni giorni. L’imputato sostiene di aver chiamato lui stesso l’ambulanza: “Ho visto che perdeva sangue, ho pensato comunque ad aiutarlo perché era mio amico”. La versione dei fatti che ha offerto in aula è opposta a quella dell’accoltellato: il padrone di casa afferma di aver chiesto ai suoi ospiti di allontanarsi, in serata, perché i due fidanzati stavano litigando in maniera accesa. A quel punto l’amico si sarebbe scagliato contro di lui con violenza: “Ho preso un coltello per spaventarlo, quando lo ha visto è andato ancora più fuori di testa e ha iniziato a mordermi alla guancia. Mentre cercavo di liberarmi l’ho colpito senza volerlo a un fianco, mi sono accorto che sanguinava e ho buttato il coltello”. Il 32enne ammette di non sapere quanti colpi abbia sferrato: “Ci stavamo picchiando”.
 
Si è trattato comunque di “un vero e proprio accoltellamento”, a parere del pubblico ministero Anna Maria Clemente: “Erano entrambi ubriachi e la ferita è stata provocata dalla punta del coltello”. A carico dell’imputato, per il quale la Procura aveva chiesto la condanna a un anno e nove mesi di carcere, pesava anche una recidiva specifica e l’aggravante dei futili motivi. Il legale del 32enne ha sostenuto invece la tesi della legittima difesa: “Non si può negare vi sia stata una colluttazione, ma è certo che S.L. si è trovato in una situazione di estremo pericolo e non ha potuto agire diversamente” ha affermato l’avvocato Ilenia Re. Agli atti era stato prodotto anche il certificato medico che attestava le ferite alla guancia.

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