CUNEO - Animalisti in lite per una pagina Facebook, a processo un collaboratore di Striscia

Antonio Colonna, protagonista di varie inchieste tv con Edoardo Stoppa, è accusato dagli ex sodali dell’Eital di aver ‘usurpato’ lo spazio dell’associazione sul social

a.c. 07/10/2020 17:25

 
Ruota intorno alla presunta ‘usurpazione’ di una pagina Facebook il processo che oppone l’attivista ed ex guardia zoofila Antonio Colonna all’associazione che lui stesso aveva fondato nel 2012, l’Eital, prima di esserne estromesso a maggio 2017.
 
Il 45enne Colonna, torinese di origine ma in passato residente a Fossano, è un nome noto dell’animalismo: da una sua incursione, nel 2011, partì l’inchiesta sullo scandalo di Green Hill, l’allevamento bresciano di beagle destinati alla vivisezione la cui chiusura portò al divieto di allevare cani per la sperimentazione in Italia. In passato è stato collaboratore di due parlamentari impegnati nella difesa dei diritti animali, la forzista Michela Brambilla prima e il grillino Paolo Bernini poi. Ma è anche conosciuto dal pubblico di Striscia la Notizia essendo comparso in più occasioni a fianco dell’inviato Edoardo Stoppa. Insieme ad altre sei persone aveva promosso nel 2012 la costituzione dell’Eital (‘Ente Italiano Tutela Animali e Lupo’, oggi ‘Ente Italiano Tutela Animali e Legalità’), per conto del quale gestiva la pagina Facebook.
 
Cinque anni dopo, per decisione della presidente Stefania Cesareo e del direttivo, Colonna era stato espulso dall’organizzazione. Lo spazio ufficiale dell’associazione sul social di Mark Zuckerberg è rimasto però nelle sue mani, mutando nome prima in ‘Colonna Antonio fondatore Eital’, poi in ‘Le inchieste di Antonio Colonna’ e infine nell’attuale ‘Le inchieste di Stop Animal Crimes Italia’. Una decisione che non è andata giù ai suoi ex sodali, costretti a ricostruire da zero la loro presenza social (la pagina originale ha accumulato nel frattempo oltre 14mila seguaci) e intenzionati a riavere indietro l'oggetto virtuale della discordia.
 
A carico dell’imputato il pubblico ministero Luigi Dentis ha chiesto la condanna a tre mesi di reclusione per il reato di accesso abusivo a un sistema informatico. Per la Procura il fatto che Colonna fosse in possesso delle credenziali della pagina è irrilevante, dal momento che non avrebbe comunque avuto titolo per modificarne l’intestazione: “Nemmeno se fosse ancora stato presidente in carica dell’Eital avrebbe avuto diritto di tenere questa condotta. La pagina è funzionale alle attività dell’associazione, non del singolo membro”. Va tenuto conto inoltre, ha aggiunto il rappresentante dell’accusa, “dell’importanza che i social media rivestono ormai da anni nella comunicazione istituzionale, sostituendo quasi integralmente la pubblicistica e fornendo notizie in tempo reale anche alla stampa”. Sulla stessa linea argomentativa si è posto il patrono di parte civile e attuale direttore nazionale dell’Eital, avvocato Pietro Ghinassi, quantificando un risarcimento danni di 5mila euro: “Lo stesso Colonna, pur palesando la propria concezione privatistica, ha precisato che quella pagina veniva utilizzata per le finalità dell’Eital. Chiunque vi acceda trova tuttora i post recanti il logo della onlus, con tanto di Iban riferito all’associazione. Le quasi quindicimila persone che la seguono devono sapere perché, per quattro anni, l’associazione non ha potuto rispondere a richieste di affido di animali e segnalazioni che erano pervenute attraverso quello spazio”.
 
L’avvocato difensore Paola Rubeo, per contro, ha definito quella presentata da Stefania Cesareo “una denuncia frutto di vendetta amorosa e omissioni”. La pagina sarebbe stata infatti registrata da Colonna prima ancora della fondazione dell’Eital e concessa in seguito all’associazione in una sorta di “comodato d’uso”: “È lui del resto ad aver promosso il progetto associativo e registrato con il cellulare e l’indirizzo mail personali quella pagina. La Cesareo ha posto in essere la sua vendetta solo dopo la fine della loro relazione”.
 
In un diverso procedimento davanti al tribunale di Cuneo, lo scorso gennaio, Colonna era stato assolto con formula piena dall’accusa di possesso di distintivi contraffatti. A suo carico pendono tuttora altre inchieste, tra cui una avviata dalla Procura di Nocera Inferiore per i reati di associazione a delinquere, estorsione, violenza privata, truffa, appropriazione indebita e calunnia. Insieme a lui sono stati destinatari di avvisi di garanzia la stessa Stefania Cesareo e altre tre persone. Secondo gli inquirenti, muovendosi per conto di associazioni come la Leidaa di Michela Vittoria Brambilla e l’Eital gli attivisti avrebbero inventato o aggravato i reati che denunciavano a carico degli allevatori per ottenere l’affidamento giudiziario degli animali (soprattutto cani) e rivenderli a terzi, dietro all’apparente corresponsione di libere offerte.
 
Il prossimo 28 ottobre è attesa la sentenza nel processo in corso a Cuneo.

Notizie interessanti:

Vedi altro