CARAGLIO - Assolto l’ex operaio che accusò la Europoll di caporalato: era a processo per calunnia

Al centro la vicenda del “foglio bianco” fatto circolare tra i lavoratori della ditta di Caraglio, per difendere il titolare in quel momento agli arresti

Andrea Cascioli 19/05/2026 07:40

Ha ribaltato il verdetto del giudice di primo grado, assolvendo l’imputato con formula piena, la sentenza pronunciata lo scorso 7 maggio dalla prima sezione della Corte d’Appello, chiamata a esprimersi nei confronti di un ex operaio della Europoll accusato di calunnia. L’uomo, A.S., un 39enne ivoriano residente a Dronero, è colui che con la sua denuncia fece partire nel 2021 l’inchiesta per caporalato nei confronti di Roberto Costamagna, il titolare dell’azienda avicola caragliese, e di quattro coindagati. Tre di loro, compreso lo stesso Costamagna, hanno in seguito patteggiato condanne per intermediazione illecita e sfruttamento di manodopera. All’epoca dell’indagine, culminata nell’arresto per l’imprenditore e un suo caposquadra, A.S. non lavorava più in quello stabilimento da circa un anno. La sua denuncia ha riguardato anche un infortunio che aveva subito nel 2016, quando era addetto al taglio delle carni: in quell’occasione si era reciso un tendine mentre indossava un paio di guanti di plastica, anziché i guanti in ferro che l’azienda avrebbe dovuto fornirgli. Per i tre anni successivi, ha raccontato, aveva lavorato “in una situazione di sofferenza”, con una sola pausa di venti minuti al giorno e il divieto di interrompere il turno perfino per andare in bagno. La vicenda per cui è finito a sua volta a processo nasce dalla querela presentata nei suoi confronti dai due avvocati che avevano difeso Costamagna. I legali contestavano di essere stati individuati come gli artefici della “raccolta firme”, promossa tra gli operai della Europoll, in sostegno al titolare in quel momento incarcerato. In particolare tra i dipendenti sarebbe circolato un foglio bianco a cui era stato richiesto di apporre una firma per dimostrare la loro solidarietà. A.S. aveva affermato di aver appreso tale circostanza da un collega e connazionale, il quale però lo aveva smentito in aula. Il giudice Marco Toscano aveva quindi condannato l’imputato, incensurato, alla pena di due anni e quattro mesi di reclusione. Contro questa sentenza ha promosso appello l’avvocato Paolo Zaccone: “Si confondevano due piani. - spiega il difensore - La questione era la mancanza di consapevolezza della percezione reale dei fatti. A.S. non era più occupato nella ditta, questa vicenda gli è stata riferita da altri operai, in particolare un ex collega”. Sulle dichiarazioni di quest’ultimo, ritenute non genuine, si sono appuntati i rilievi del legale. Il testimone dapprima aveva negato perfino di aver parlato con A.S. dell’accaduto, venendo però smentito. Aveva inoltre fornito varie versioni, tra loro contrastanti, in merito alla persona o alle persone che avevano consegnato il “foglio bianco” da firmare: un fatto che avrebbe ingenerato la falsa convinzione, da parte dell’ex collega, che i legali di Europoll potessero aver promosso l’iniziativa. Nel revocare la sentenza del tribunale di Cuneo, i giudici di appello hanno cancellato anche il risarcimento, pari a cento euro, che era stato accordato in primo grado, insieme all’obbligo di saldare le spese legali della parte civile costituita.