CUNEO - Centomila euro spillati a una novantenne di Cuneo, il finto “imprenditore” va a processo per truffa

Dalla vendita di un terreno all’acquisto di una casa, il 69enne millantava investimenti favolosi: “Metti i soldi in una busta del pane, se mi fermano vado nei guai”

Andrea Cascioli 08/05/2026 16:40

Si presentava come un imprenditore facoltoso, un personaggio con amicizie in Regione, contratti con aziende edili, rapporti con vari avvocati e con un notaio molto conosciuto a Cuneo. “L’uomo dalle mille risorse e mille soluzioni” secondo la definizione, tristemente ironica, data dalla figlia della novantenne che lo ha poi denunciato per truffa. La realtà di Giorgio Rivoira, classe 1957, nato a Verzuolo e residente a Cuneo, sarebbe infatti ben diversa da quella che aveva presentato a suo tempo all’anziana “amica”, conosciuta nel corso di una cena. A cominciare dai precedenti penali, un lungo casellario che comprende una condanna, patteggiata, per circonvenzione d’incapace. Il pretesto per parlare d’affari con la signora era stata la vendita di un terreno incolto, ubicato in un comune del Monregalese: “Diceva che c’era un progetto per trasformare il terreno in casa di riposo, che avrei preso tanti soldi ma dovevo pagare ingegneri e geometri” racconta la proprietaria. Il factotum sarebbe entrato anche nei dettagli, parlando dell’impresa edile che doveva occuparsi dei lavori, della costruzione e ovviamente dei ricavi. Dopo l’“affare” era sfumato, ma erano subentrate altre possibilità: “Ha spiegato che alla Regione conosceva tutti e mi avrebbe fatto avere 750mila euro con il Pnrr”. Anche questo fantomatico progetto, però, non ha mai avuto un seguito. L’anziana, in lacrime, ha descritto in tribunale una serie di trucchi da commedia all’italiana, a metà tra il conte Mascetti di Amici miei e l’avvocato De Marchis di Febbre da cavallo. “Era talmente abile a truffarmi - sostiene - che mentre io facevo un caffè, lui fingeva di parlare al telefono con l’avvocato e con altri, ma dall’altra parte non c’era nessuno”. Tutto ciò dopo essersi raccomandato di consegnare le somme in contanti e di nascosto: “Mi diceva ‘mettili in una busta del pane, se mi fermano con i soldi vado nei guai’. Io mi vergognavo, avevo paura che quelli del condominio mi vedessero”. A scoprire che qualcosa non andava, nel rapporto tra sua madre e quell’affabile signore, sarebbe stata più tardi la figlia. “Quando ho controllato il conto - racconta - ho scoperto che la capienza del deposito amministrato, intorno ai 100mila euro, era stata completamente svuotata. A partire dall’inizio del 2020 c’erano prelievi di somme significative: ho calcolato che in un trimestre erano stati prelevati circa 45mila euro in contanti”. Somme enormi che a detta dell’imputato dovevano servire, fra l’altro, per “sistemare” una pratica relativa all’abitabilità di un alloggio a Torino: “Ho fatto notare che ci avevo già provato in questi anni, con professionisti e architetti. Ma non c’era verso: mia madre diceva che ‘Giorgio conosceva tutti in Regione’”. Ad insospettirla era stata anche la mail indicata da Rivoira per l’invio dei documenti: “Era quella di un ufficietto che si occupava di tutt’altro e che tra l’altro stava a pochi metri da casa di mia madre”. A una questione immobiliare, il presunto acquisto di un appartamento in Liguria, si collega un’ulteriore vicenda che ha portato alla denuncia. In quel caso, Rivoira avrebbe convinto l’anziana a pagare trentamila euro per riscattare un’ipoteca mai esistita, su un alloggio che non era nemmeno suo: “Mia mamma era convinta che lui fosse in buona fede e che ci fosse sempre una spiegazione per tutto”. Il prossimo 5 giugno si attende la sentenza del giudice.