BUSCA - Compravano auto con finanziamenti intestati a persone ignare di tutto: a processo per truffa in concorso

Le vittime sono dipendenti Asl e infermieri, che si sono visti recapitare pagamenti arretrati da migliaia di euro. Gli acquisti avvenivano in una concessionaria buschese

a.c. 02/12/2020 19:48

 
Il meccanismo era ben oliato e per qualche mese, nel corso del 2018, ha consentito ai “soliti ignoti” di acquistare e rivendere auto a costo zero. O per meglio dire, scaricando i costi su persone del tutto ignare di quanto stava accadendo, almeno finché non si sono visti recapitare avvisi di pagamento da migliaia di euro.
 
Per questa vicenda sono ora a processo quattro persone, tra cui il concessionario buschese presso il quale sono state comprate con documenti poi risultati falsi tutte le automobili. I truffatori presentavano documenti d’identità, buste paga e patenti corrispondenti a quelli di soggetti esistenti per ottenere dalla Deutsche Bank i finanziamenti all’acquisto. Un aspetto singolare riguarda il fatto che tutte le vittime del raggiro sono dipendenti dell'Asl o infermieri.
 
I primi cinque di loro hanno già raccontato la propria disavventura ai giudici: “Nel maggio del 2018 mi è arrivata per posta una missiva della banca che mi sollecitava a pagare 1900 euro per un finanziamento da 30mila euro sottoscritto a mio nome” racconta un cuneese. L’automobile, una Golf, risultava essere stata acquistata a fine dicembre 2017 e rivenduta una quindicina di giorni dopo: “Sono andato dal concessionario per chiarire la mia posizione e mi sono stati mostrati i documenti: i dati della patente e della tessera sanitaria riportati non erano i miei. In seguito ho scoperto che almeno altre quattro persone coinvolte erano dipendenti dell’Asl CN1”.
 
Un suo collega è venuto a scoprire l’inganno, perpetrato con le stesse modalità, quando i suoi genitori hanno ricevuto una telefonata da un funzionario di Deutsche Bank: “Sosteneva che fosse stato aperto a mio nome un finanziamento per l’acquisto di unauto ma non ne sapevo nulla. Il concessionario si è giustificato dicendo di essere stato raggirato a sua volta: gli avevano consegnato anche una busta paga emessa però da un’azienda privata per la quale non ho mai lavorato”. Identico copione per un’infermiera con partita Iva residente a Peveragno, un’altra che in quel periodo lavorava in Francia e un ex infermiere in pensione di Ceva. Tutti affermano di essersi visti recapitare solleciti di pagamento a seguito di contratti mai sottoscritti.
 
L’udienza è stata rinviata al prossimo 16 aprile per ascoltare altri sei testimoni del pubblico ministero.

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