VINADIO - Crac Terme di Vinadio, a processo per concorso in bancarotta quattro imprenditori liguri

Nel 2011 l’amministratore del Grand Hotel aveva acquisito un albergo in Riviera: le passività accumulate e i ‘magheggi’ avrebbero accelerato il tracollo in valle Stura

a.c. 28/09/2020 19:31

 
C’è un legame indissolubile tra il crac del Grand Hotel Terme di Vinadio e la crisi dello storico Hotel Villa Adele di Celle Ligure (Sv) all’inizio del decennio appena trascorso. Il trait d’union è l’uomo che per un breve periodo gestì entrambe le strutture, l’imprenditore L.D.: al vertice dello stabilimento termale come amministratore della D&D fino al fallimento nel 2014, L.D. aveva tentato fortuna in Riviera acquisendo tramite la società Dema srl la gestione del complesso cellese.
 
L’idea era quella di “dirottare” nella località ligure i clienti che durante l’alta stagione affollavano le Terme. Una sinergia che secondo lo stesso L.D. avrebbe anche funzionato, per qualche tempo, prima che le difficoltà economiche si facessero insormontabili sia in valle Stura che nel Savonese. La vicenda si è chiusa nel peggiore dei modi con strascichi giudiziari che hanno riguardato anche il sindaco di Vinadio Angelo Giverso, processato e assolto con formula piena.
 
Ora però la Procura di Cuneo vuole vederci chiaro sulla catena di passaggi da una “scatola cinese” all’altra che avrebbe accelerato il tracollo della Dema e - di conseguenza - quello della D&D. Tutto inizia nel marzo 2011, quando la neocostituita Dema rileva al prezzo di 713mila euro la gestione dell’Hotel Villa Adele. Il contratto è stipulato con la Lpe di M.R., imprenditore varazzino, noto nella zona come proprietario di un autosalone ad Arenzano e di un altro albergo. Poco più di due anni dopo, però, è la stessa Dema a concedere Villa Adele a un’altra società, la Rode srl intestata alla savonese P.D.M., compagna del precedente gestore M.R.. Il canone di affitto aziendale in questo caso è irrisorio, appena 15mila euro all’anno: per rientrare della spesa, a queste condizioni, alla Dema sarebbero occorsi 48 anni. Un dubbio affare per la società “gemella” della vinadiese D&D, al punto che la Cassa di Risparmio di Savigliano che vantava un credito di 620mila euro con la Dema aveva deciso di chiudere i rubinetti.
 
Sulle ragioni che l’hanno spinto ad accettare la proposta, l’ex gestore dell’hotel delle Terme ha deposto in aula nel processo per concorso in bancarotta fraudolenta a carico del 60enne M.R., della 44enne P.D.M. e di altri due imputati a loro ricollegati da rapporti di parentela e affari. L’idea sarebbe stata quella di tamponare le perdite in vista di una cessione che non avverrà mai, perché nel frattempo era arrivata l’ingiunzione di sfratto: “Le Terme di Vinadio erano in difficoltà, avevo cercato di vendere Villa Adele ma non c’ero riuscito. Allora avevo chiesto a M.R. di gestire l’albergo per il tempo necessario a trovare un compratore”. Il contratto di affitto stipulato con la Rode prevedeva una formula di 9+9 anni ma, assicura L.D., si sarebbe trattato di un mero pro forma: “L’accordo era che l’hotel mi sarebbe stato restituito quando avessi trovato un acquirente. Ma tra noi non c’era niente di scritto, solo un’intesa sulla parola”.
 
La Rode (società con un capitale sociale di appena 20mila euro) in realtà non aveva mai pagato il canone d’affitto aziendale e nel luglio 2014 il tribunale di Savona gli aveva ingiunto di lasciare l’immobile. Dopo l’esecuzione dello sfratto, avvenuta in novembre, l’hotel sarebbe comunque rientrato nella disponibilità della stessa “cordata” attraverso la Ludox srl di L.D.M., fratello dell’amministratrice della Rode. Nel 2017, a seguito di un’inchiesta della Guardia di Finanza, l’autorità giudiziaria aveva poi disposto il sequestro di beni per due milioni di euro intestati a M.R. e alla compagna anche attraverso alcuni prestanome.
 
In processo in corso a Cuneo è stato rinviato al 28 ottobre per l’esame degli imputati e di alcuni testi di parte civile e difese.

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