CUNEO - Criminalità organizzata, il dossier di Libera: "In Piemonte almeno 900 affiliati solo della 'ndrangheta"

Il rapporto in vista della Giornata in ricordo delle vittime delle mafie: "Un pezzo di società civile per anni ne ha negato la presenza e ancora oggi le pone sempre e comunque lontane"

a.d. 16/03/2026 09:36

Se in Piemonte c’è la mafia, è perché il fenomeno è stato sottovalutato e perché non c’è stata volontà di dargli rilievo. Conveniva a tutti per ‘stare tranquilli’, eppure in questa regione ci sono state manifestazioni feroci della criminalità ‘ndranghetista, ancora prima che in altre zone del Nord Italia. Nonostante ciò, questo territorio si considerava immune”. È una citazione del Procuratore Capo di Torino, Giovanni Bombardieri, tratta da un convegno promosso a marzo del 2025 dal Consiglio regionale, ad aprire il rapporto “Non è altrove - Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte” pubblicato da Libera in vista della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si svolgerà il 21 marzo a Torino. Il dossier analizza la presenza e l’evoluzione delle organizzazioni mafiose nella nostra regione, raccogliendo ed elaborando i dati più significativi provenienti da fonti investigative e istituzionali, con l’obiettivo di offrire una fotografia aggiornata del fenomeno e contribuire alla costruzione di una maggiore consapevolezza pubblica. Lo studio è accompagnato anche da un podcast in quattro episodi, disponibile sulle principali piattaforme audio. “Un pezzo di società civile ha per anni negato la presenza delle mafie e ancora oggi le pone sempre e comunque lontane, nell’altro Comune, nell’altro quartiere, in un altro contesto. Eppure, le denunce, le inchieste, gli arresti, gli allarmi nelle relazioni antimafia nel tempo si sono moltiplicate. Anno dopo anno”, si legge nel dossier. Per la conoscenza e il contrasto alle mafie in Piemonte, necessariamente si deve partire da una data: 8 giugno 2011. All’alba scatta l’operazione Minotauro, che porta all’arresto di 142 presunti ‘ndranghetisti e complici, cambiando la percezione comune della presenza criminale nella regione. Da quella indagine e successivamente dalle udienze del processo sono emersi i legami tra alcuni esponenti della ‘ndrangheta e politici locali, alcuni dei quali sono stati condannati per le loro pesanti complicità. “È evidente che l’organizzazione ha cercato di infiltrare la politica e le istituzioni”, aveva detto l’allora procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, nel corso della sua requisitoria. Il maxiprocesso e le condanne seguite hanno modificato la consapevolezza pubblica del problema, ma anche, più tecnicamente, l’operato della magistratura. "Semplificando, possiamo dire che esiste un prima e un dopo l’operazione Minotauro”, si legge nel rapporto di Libera. Dopo Minotauro, in Piemonte si è registrato un effetto valanga che ha interessato senza eccezioni tutte le province. La fotografia criminale viene confermata da oltre 25 operazioni della magistratura portate a termine dal 2011. In Piemonte, in particolare, dopo la citata inchiesta Minotauro, le successive Albachiara, Barbarossa, così come le operazioni San Michele, Colpo di Coda, Carminius, Fenice, Big Bang 1 e 2, PlatinumDia, Echidna, Factotum, solo per citare le principali, hanno rivelato un radicamento strutturato delle organizzazioni criminali, capace di intrecciarsi con l’economia legale, il mondo politico e i circuiti imprenditoriali.   I numeri Il dossier di Libera offre poi una panoramica di dati che fotografano il radicamento delle organizzazioni criminali sul territorio. Tra questi, quelli relativi ai cosiddetti “reati spia”, considerati indicativi della presenza di fenomeni criminali più complessi: usura, estorsione, riciclaggio di denaro, delitti informatici, truffe e frodi informatiche. Il totale del 2024 in Piemonte è stato di 29.515, dato che la rende la seconda regione in Italia per numero di reati, preceduta solo dalla Lombardia (57.190) e seguita dal Veneto (27.743). Il maggior numero di reati spia nel 2024 è stato nella provincia di Torino, con 17.648 reati spia (60% del totale regionale). Segue, con grande distacco, la provincia di Cuneo, con 2.988 reati (10%): 78 estorsioni, 5 casi di riciclaggio, 2.651 truffe e frodi informatiche e 254 delitti informatici. Al terzo posto la provincia di Novara con il 9% dei reati spia, pari a 2.657. Il rapporto cita poi le interdittive antimafia, provvedimenti amministrativi con cui lo Stato interviene in via preventiva per impedire che imprese o attività economiche possano essere condizionate o controllate dalla criminalità organizzata. Nel 2025, secondo ultimo rapporto della Banca d’Italia, le segnalazioni sospette hanno raggiunto la cifra di 8.871, con un incremento del 10% rispetto 2024, quando erano 8.041. A livello provinciale, il maggior numero di segnalazioni riguarda la provincia di Torino con 4.855 segnalazioni, seguita dalla provincia di Cuneo con 968 e Alessandria con 841. In termini percentuali, l’incremento maggiore riguarda la provincia di Vercelli (+22%), seguita dalla provincia del Verbano- Cusio-Ossola. Secondo la Relazione 2024 della Direzione Investigativa Antimafia, la presenza della ‘ndrangheta è stata accertata in almeno 24 Comuni attraverso la costituzione di 16 locali di ‘ndrangheta e 30 ‘ndrine. Considerando che per comporre una locale di ‘ndrangheta necessitano almeno 49 affiliati, si può stimare per difetto la presenza nella regione di almeno 900 affiliati solo di ‘ndrangheta. Tra gli altri dati, quelli che riguardano truffe e frodi informatiche, che nel 2024 sono state 26.672. Il 60% di questi reati si concentra nella provincia di Torino, pari a 16.121 reati, seguita dalla provincia di Cuneo con 2.651 reati e dalla provincia di Novara con 2.363. Per quanto riguarda invece i delitti informatici, in Piemonte sono stati 1.837. La provincia di Torino registra il numero più elevato, con 939 reati, seguita da Cuneo (254) e Novara (149). In termini di riciclaggio finanziario, le segnalazioni vengono ricevute dall’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), un ufficio creato dallo stesso decreto del 2007 all’interno della Banca d’Italia, con sede a Roma. La UIF monitora le attività finanziarie illecite legate al riciclaggio e alla criminalità organizzata. Complessivamente, nel 2025, le segnalazioni hanno raggiunto quota 162.058, il livello più alto mai conseguito, con una crescita dell’11,5% rispetto all’anno precedente. In Piemonte, nel 2025, le segnalazioni sospette complessivamente hanno raggiunto la cifra di 8.871, con un incremento del 10% rispetto al 2024. Sotto il profilo della ripartizione provinciale, l’incremento maggiore riguarda la provincia di Vercelli (+22% rispetto al 2024), seguita dalla provincia di Verbania (+18%). In termini assoluti, il maggior numero di segnalazioni sospette si registra nella provincia di Torino, con 4.855 segnalazioni (erano 4.367 nel 2024). In provincia di Cuneo sono state 968, in aumento del 12% rispetto all’anno precedente.   I dati sullo spaccio Nel 2024, come riportato nell’ultima Relazione della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, sono state condotte dalle Forze di Polizia 1.447 operazioni-attività antidroga, con un incremento del 22,42% rispetto al 2023. Il Piemonte risulta la seconda regione del Nord Italia dopo la Lombardia, per numero di operazioni, che hanno portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria, a vario titolo, di 1.748 persone (+8,84% rispetto all’anno precedente), di cui ben 114 minori (terza regione in Italia, dopo Lazio e Lombardia), nonché al sequestro di 4.445,93 kg di sostanze stupefacenti (-37,71% rispetto al 2023). Complessivamente, la maggior parte delle operazioni antidroga nel 2024 ha riguardato la Città metropolitana di Torino, con 955 operazioni (+36,6% rispetto al 2023), seguita da Cuneo con 129 operazioni e da Alessandria con 103.   Il gioco d’azzardo l Piemonte si colloca stabilmente tra le regioni del Nord Italia con una forte esposizione al gioco d’azzardo, sia sul piano dei volumi economici sia su quello dei rischi di infiltrazione criminale e delle fragilità normative. I dati ufficiali del Ministero dell’Economia, rielaborati da Libera, restituiscono un quadro di forte criticità. Nel 2024 in Piemonte la raccolta complessiva dell’azzardo ha raggiunto 9 miliardi e 501 milioni di euro, collocando la regione tra le prime dieci in Italia per volume assoluto. In media, ogni piemontese (compresi i minorenni) ha giocato 2.235 euro. Nel dettaglio, 4 miliardi e 250 milioni provengono dal gioco fisico (slot, Vlt, scommesse in presenza) e 5 miliardi e 251 milioni dal gioco telematico, che risulta quindi prevalente rispetto a quello fisico. Questo dato conferma anche in Piemonte una tendenza ormai strutturale: la crescita dell’azzardo online, più opaco sotto il profilo dei controlli e meno tassato, con conseguenze rilevanti sia per l’erario sia per il contrasto al riciclaggio. Dal punto di vista investigativo, il Piemonte emerge come una delle regioni del Nord più interessate dalla presenza di clan mafiosi nel settore dell’azzardo. Secondo l’analisi delle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, tra il 2010 e il 2024 nove clan hanno operato in Piemonte nel comparto del gioco legale e illegale. Un dato che colloca la regione, insieme alla Liguria, in cima alla classifica del Nord Italia. QUI il dossier di Libera Piemonte.