Doveva essere una procedura di routine: la notifica di un provvedimento di inasprimento della misura cautelare. Tuttavia, l’operazione ha preso una piega del tutto inaspettata. I fatti risalgono al 9 settembre 2022, quando gli agenti di Polizia si sono presentati presso il reparto di Psichiatria dell’ospedale Carle, a Confreria, per consegnare l’atto. Nonostante l’apparente calma iniziale, V.B. era scattato all’improvviso aggredendo uno dei pubblici ufficiali presenti. L’uomo aveva sferrato due calci al petto dell'agente, causandogli lesioni giudicate guaribili in otto giorni. L’aggredito ha chiarito in aula la dinamica dell’evento: “Avevo seguito il suo iter alla sezione misure cautelari della divisione anticrimine e lo conoscevo di persona. Lui si trovava ai domiciliari ma per problemi sorti con i miei colleghi, durante i controlli, il tribunale di sorveglianza aveva inasprito la pena. Io ero lì per la notifica”. I poliziotti si erano presentati anche in borghese, una pratica obbligatoria in queste situazioni: “Quando sono entrato nella sua stanzetta stava fumando tranquillamente e l’ho salutato per nome. Lui è partito con due calci in petto. In pronto soccorso mi comunicarono otto giorni di prognosi per trauma toracico, diventati poi una decina per dolori intercostali”. La vicenda si è trascinata fino a venerdì: in quella mattinata si è tenuta la discussione in aula dei reati di lesioni e resistenza contestati. La richiesta del pm Dentis è stata una condanna a un anno e sei mesi: “Se le lesioni sono state pacificamente provate dal referto del pronto soccorso, non altrettanto si può dire del reato di resistenza a pubblico ufficiale, dal momento che l’agente era in borghese e non aveva neanche fatto in tempo a qualificarsi prima di essere aggredito”. La difesa, sostenuta dall’avvocato Francesco Lopez, ha ribattuto sottolineando la mancata consapevolezza di V.B: l’imputato infatti non sarebbe stato a conoscenza del ruolo ricoperto dalla parte offesa e di conseguenza la qualifica di quest’ultimo. Questo aspetto, secondo la strategia difensiva, faceva decadere l’ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale, ma anche l’aggravante specifica per il reato di lesioni. Se viene meno tale circostanza il reato di lesioni è derubricato a fattispecie semplice, per la quale la legge prevede la procedibilità solo dietro querela di parte. Ma l’agente non ha mai sporto una querela formale e questo ha giocato ulteriormente a favore della difesa. La strategia difensiva ha convinto il giudice Marco Toscano, che ha decretato così l’assoluzione dell’imputato per la resistenza oltre al non dover procedere per le lesioni.