C’è chi lo saluta con un “ciao Babbo”, l’appellativo affettuoso con cui non solo i figli Paolo e Fabrizia ma anche tanti clienti e amici conoscevano Giancarlo Gentile. L’ottico, scomparso all’età di 80 anni dopo lunga malattia, per molto tempo è stato una presenza familiare per i cuneesi. Lo dimostrano i commenti che in queste ore affollano la toccante lettera d’addio affidata dai figli ai social: “Il babbo aveva sempre un sorriso per tutti e non è poco, unico del suo genere” si legge fra l’altro. C’è chi rievoca episodi divertenti, vecchi di decenni, e chi lo ricorda negli ultimi anni, piegato nel fisico da un ictus che lo aveva costretto alla sedia a rotelle, ma con l’animo leggero dei tempi migliori. Originario di Viterbo, si era trasferito ancora giovanissimo a Cuneo e aveva iniziato la sua carriera di maestro artigiano nell’Ottica Casati. Dopo l’avvio con un socio del negozio Chiara Immagine, in via 28 Aprile, nel 2001 si era spostato nella vicina via XX Settembre dando vita a Diecidecimi, l’attività che i figli gestiscono tuttora. Oltre a chi ne ha apprezzato le qualità sul lavoro, c’è chi lo ha conosciuto come fondatore della compagnia arcieri “Ar.Coni” e dei Tunnel Rats, pionieristico team di softair. Il lato goliardico della sua personalità si esprimeva in imprese come l’Urca, ovvero Unione Reduci Catarrosi Avvinazzati. “Quel gruppo incredibile che faceva impazzire il carnevale di Cuneo” ricordano i figli, menzionando anche la carica di “presidente onorario dei Pelati di Cuneo” e l’amore indissolubile con la moglie Gianna: “Con mamma hai avuto un legame che andava oltre la carne”. “Dalla tua infanzia complicata alla tua adolescenza segnata dall’immigrazione, hai sempre portato nel cuore Viterbo e la gratitudine per Cuneo” scrivono Paolo e Fabrizia, a funerali avvenuti: “La tua è stata una malattia lunga e dolorosa, soprattutto per una persona dalla natura così libera. Eppure, fino all'ultimo hai regalato sorrisi e bacetti a tutti. Era incredibile vederti riconoscere ogni volto. Sei stato un personaggio ecclettico, tutt’altro che privo di difetti. E comunque è sempre stato impossibile non perdonarti, perché sapevi benissimo come colmare le tue mancanze”. “Giancarlo è stato il mio compagno di viaggio nella permanenza in ospedale” ricorda un “collega di stanza” del periodo della degenza: “Silenzioso ma capace di esprimere emozioni difficilmente riassumibili con le parole come quel gesto di assenso e complicità con il viso, un movimento dal basso quasi a sottoscrivere un patto di amicizia e condivisione”.